Anno VI N° Speciale di CONTROVOCI: "NonSoloVoci" settembre 2003  

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E’ IL MOMENTO DELL’ADDIO

Don M.Arcangelo Martina

 Don Arcangelo dà l’ultimo saluto da Parroco alla Comunità del SS. Rosario in Veglie

 

SONO STATO IN MEZZO A VOI ANNUNCIATORE E TESTIMONE UMILE

Non ero annunciatore della Parola. Il Signore mi prese e mi disse: vai, annuncia la Parola al mio popolo (cfr Am 7, 14-15). Arrivai con un buon bagaglio di studi e di esperienze pastorali, ma non ho mai dimenticato le mie origini umili: i miei genitori, ora anziani sofferenti, erano semplici contadini. Mio padre è nato e cresciuto in povere casupole di campagna ricevute a tempo in colonìa con pezzi di terreno da coltivare e da giovane sposo per parecchi anni è stato bracciante agricolo in Francia. Si chiama Francesco e in pratica è stato un “francescano” in tutti i sensi. La mia famiglia è sempre vissuta in condizioni modeste.

Ho avuto perciò sempre immediata simpatia e feeling con la tanta buona e laboriosa gente del nostro Salento, ove sono le mie profonde radici.

Il Signore, quasi dieci anni fa, mediante la volontà del Vescovo, mi ha mandato in mezzo a voi. “Io non ho opposto resistenza” (Is 50,5).

he cosa ho cercato di fare? Mi sono inserito in continuità con il vissuto della comunità, nel rispetto delle sue tradizioni e delle sue peculiarità. Ma anche in discontinuità; adoperandomi per spingere in essa ancora di più il vento nuovo del Concilio Vaticano II.

In questo tempo ho annunciato la Parola con franchezza (cfr Ef 6,20) a tutti, senza preferenze (cfr At 10,34). Ho faticato instancabilmente per il Regno di Dio, mi sono sforzato di testimoniarlo in mezzo a voi venendo nelle vostre case, nelle vostre piazze, nelle vostre strade, in tutti i vostri ambienti.

 Ho respirato tutta l’aria che c’è in questa città; mi sono calato totalmente in tutta la sua realtà, secondo la logica dell’incarnazione e dell’esperienza del Maestro, Gesù Cristo. Avrei voluto dare la mia stessa vita per voi, perché molto presto mi siete diventati cari (cfr 1 Ts 2,8).

 

HO PROMOSSO UNA CHIESA TUTTA MINISTERIALE E MISSIONARIA.

Ho profuso le mie migliori energie per favorire tutti i carismi, le vocazioni, i ministeri, gli uffici all’interno di una vera comunità-comunione, secondo uno spirito missionario, espresso con un continuo andare verso tutti gli ambienti e le persone del territorio. Così, insieme, abbiamo davvero reso la parrocchia, come dice il Concilio Vaticano II, Chiesa visibile stabilita su tutta la terra (cfr SC 42).

Le punte di diamante della nostra missione sono state: la formazione permanente degli operatori ecclesiali; la catechesi degli adulti e delle famiglie; la pastorale dei ragazzi e dei giovani, anche mediante le associazioni e le strutture sportive e ricreative create apposta; le attività culturali, massmediali e sociali realizzate in dialogo col territorio, le istituzioni, le associazioni … e tutta la città; la pastorale degli ammalati, dei sofferenti e degli anziani.

 

REALIZZAZIONI RESTAURI E AMMODERNAMENTI DELLE STRUTTURE PARROCCHIALI

Se è vero, come è vero, - e prima ho citato la Sacrosanctum Concilium, 42 – che la parrocchia è la Chiesa sacramento visibile di salvezza, era decisivo rigenerarla anche sul piano delle sue strutture.

E così questi anni sono stati un continuo cantiere di opere, restauri, ammodernamenti… dando importanza anche ai tanti aspetti piccoli e semplici. L’inventario delle cose realizzate, nonostante lo stile telegrafico, è risultato di molte pagine. Come pure si sono risolti gli straordinari problemi e pendenze legati alle strutture. In questi ultimi giorni ho rivissuto il cammino percorso insieme e mi sono detto: tutto ciò per me rappresenta il concreto linguaggio dell’amore per la Chiesa e per la gente e segno-incentivo di speranza per le nuove e le vecchie generazioni. Insomma è stato bello in questi quasi dieci anni crescere insieme e condividere tante stupende e gioiose esperienze e realizzazioni. Quanti lieti e speciali ricordi fissati per sempre in me e in voi! Deo Gratias!

Ora, è il momento dell’addio, lascio tutto! “Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del Signore” (Gb 1,21). Ancora una volta Dio, mediante il mandato del Vescovo, mi invia in un altro luogo ove si trova il suo popolo. E’ un’occasione prelibata per applicare su me stesso, in modo forte e diretto, - e per questa opportunità ringrazio l’Arcivescovo - quel famoso passo evangelico, diventato per me come un motto: “Quando avrete fatto tutto dite: Siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,10).

 

VI RINGRAZIO, VI SALUTO E VI CHIEDO SCUSA

In questi ultimi mesi in molti e in vari modi, come non mai, mi avete confidato e avete comunicato apertamente che il mio ministero è stato determinante per il vostro cammino spirituale ed ecclesiale e che siete dispiaciuti e tristi che me ne vada… Spesso avete pianto e avete provato profondo smarrimento e dolore per me, che non sono degno di tanto. Ma comprendo e condivido questi sentimenti, vi ringrazio immensamente per l’affetto e la solidarietà fraterna che mi dimostrate. Così come anche per il ricordo costante nella preghiera e nel vivere quotidiano. Vi saluto e vi abbraccio ad uno ad uno.

Permettetemi anche un saluto e un abbraccio speciale a tutti coloro che sono stati operai pronti e generosi ad ogni ora.

            Un saluto e un grazie particolare all’Arcivescovo per la stima e la fiducia nell’affidarmi il ministero di parroco; ai confratelli presbiteri, ai religiosi e religiose; alle parrocchie sorelle; alle autorità civili e militari; alle associazioni, movimenti, gruppi, circoli e organizzazioni.

Un abbraccio personale ai confratelli parroci di Veglie in questi anni comuni: don Salvatore Innocente, don Piero Tundo e don Amelio De Filippis, con i quali ho sperimentato il confronto fraterno, la convivialità e la cooperazione pastorale.

Un pensiero di preghiera e di comunione davvero singolare per coloro, sacerdoti, religiosi e laici, che non ci sono più: con tutti c’è stato un sincero rapporto di fraternità e di simpatia. Con alcuni anche una naturale affinità e forte amicizia. Dopo la loro morte anch’io, come i loro cari, mi sento più solo.

Vi chiedo scusa se in qualche circostanza vi ho arrecato qualche disagio o offesa. Il Signore sa che mai ne ho avuto la diretta intenzione. Se qualche volta ho sbagliato è stato solo per amore. Dice l’Amen, il Testimone fedele e verace, nell’Apocalisse: io tutti quelli che amo li rimprovero e li tratto duramente (cfr Ap 3,19). Ma, per merito della continua dolce presenza dello Spirito Santo, nei nostri rapporti è abbondata la gioia, l’armonia, la cordialità e la stima. Insieme ci siamo impegnati ad essere sacramento della misericordia e della tenerezza di Dio.

 

PER ME E’ IL SALUTO D’ ADDIO PER DON FERNANDO E’ IL SALUTO DI BENVENUTO

Io sto per iniziare il mio nuovo mandato di Parroco presso la Parrocchia dei Santi Pancrazio e Francesco (Chiesa Madre) in San Pancrazio Salentino, questo dunque è il mio saluto d’addio.

A Don Fernando Paladini, bravissimo e generoso sacerdote, ricco anche degli undici anni di esperienza missionaria in Africa, novello Pastore di questa Comunità del SS. Rosario il mio sincero e fraterno benvenuto e l’augurio di buon lavoro.

Infine, permettetemi, per l’ultima volta di esortarvi ad amare con tutto il cuore il nuovo Parroco, a vincere il rischio di pregiudizi e confronti e a dare smisuratamente alla Comunità e al Regno di Dio il meglio di voi, secondo la vocazione ricevuta, in perfetta fedeltà a Cristo. Così sia. Amen. Ancora Deo Gratias!

 

                                         Vostro

                      Don M. Arcangelo Martina