La nostra salute nelle mani di chi?

 

 

Negli ultimi mesi si è parlato spesso di “malasanità”, in riferimento alle indagini con cui si tenta di far luce su quello straordinario giro di soldi, regali e viaggi che coinvolge la classe medica e le case farmaceutiche.

A qualche settimana fa risale la notizia dell’arresto di due informatori medico-scientifici, accusati di aver pagato compensi in denaro, in viaggi e regali costosi ai medici accondiscendenti che, con le loro prescrizioni mediche, hanno supportato la vendita di determinati farmaci. La ditta farmaceutica per conto della quale lavoravano, si dichiara estranea ai fatti, che sarebbero così frutto dell’iniziativa privata dei due collaboratori.

La vicenda, però, mi lascia un po’ perplessa e i fatti mi inducono a pensare che i due informatori sanitari stiano facendo da capro espiatorio, come avviene, purtroppo spesso, nelle aziende, dove i maggiori responsabili pensano di uscirne indenni e puliti addossando tutte le colpe ai propri dipendenti e collaboratori.

Se proviamo ad analizzare la vicenda da un punto di vista prettamente aziendale, ci sarebbe da pensare che non vi è nulla di male nel fatto che un’azienda, nel tentativo di vincere la concorrenza, di promuovere i propri prodotti o aumentare i propri fatturati, utilizzi dei sistemi “incentivanti” o “premianti” come manovre di politica aziendale. Basti pensare alle industrie alimentari che per vendere, ad esempio, le loro merendine ed acquisire più quote di mercato, abbinano, al consumo delle stesse, concorsi a premi, raccolta punti e quant’altro possa invogliare a venderne o acquistarne di più.

Il problema, però, sta nel fatto che vendere farmaci non è come vendere merendine: la parola farmaco è indiscutibilmente legata alla parola salute.

E allora mi chiedo quale risvolto abbia questa medaglia. Se da un lato abbiamo le case farmaceutiche che vogliono aumentare i loro utili e i collaboratori che vogliono aumentare le loro provvigioni, è pur vero che dall’altro abbiamo i medici che, in questa catena di distribuzione, che parte dalla ditta produttrice e finisce al consumatore finale, cioè il paziente, rappresentano un anello, se vogliamo, della vendita. Ognuno di noi spera che la loro “prescrizione-vendita” del farmaco sia influenzata solo dalla consapevolezza di ciò che è bene e strettamente necessario per ogni paziente e non da eventuali promesse di compensi o premi.

Ciò che mi sento di affermare con sicurezza è che il nostro portafoglio sicuramente risente già di questi “sistemi incentivanti”, perché, spesso, per curare i nostri malanni, ci vengono prescritti farmaci a pagamento, quando potremmo tranquillamente utilizzarne degli altri in convenzione, contenenti gli stessi principi e le stesse molecole..

Auguriamoci che, insieme al nostro portafoglio, non me debba risentire, ancora una volta, la nostra salute.

 

Daniela Della Bona