(meno chronos , più kairos)
“Se qualcuno perde dell’oro o dell’argento, potrà ritrovarlo, ma se perde un’occasione, non potrà ritrovarla”. Così diceva un monaco anonimo, facendo eco al “Carpe diem” dei latini.
Ci hanno sempre insegnato a correre per non perdere l’attimo fuggente, ma nessuno si è mai preoccupato di insegnarci a capire qual è l’occasione giusta, qual è l’opportunità da cogliere al volo e quale l’illusione da smascherare, da lasciar cadere. Fin da piccoli ci han detto di darci dentro, di fare in fretta il nostro dovere, di non aspettare, di non rimandare a domani quello che si può fare oggi. A chi non stato detto mai: “il tempo vola via!”? E noi a correre a più non posso, fino a diventare dei veri e propri centometristi!
Il tempo: questo sovrano che domina la nostra vita! Il tempo: una linea orizzontale continua che si snoda in centimetri e metri fatti di gioie, soddisfazioni, piaceri, rimpianti, ricordi grigi o rosei.
Il tempo: anni, giorni, ore, minuti, secondi… il tempo che riusciamo a scandire, a contare, ma quasi mai a dominare!
“Quanto tempo è ancora” cantava Biagio
Antonacci. E molti a chiedersi: ma quanto tempo è ancora? Qual è il significato
del prima e del dopo? Genericamente diciamo: “il tempo”, e per noi è già tutto.
Un prodotto standard, troppo semplice, superficiale! Parliamo vagamente di
ieri, oggi, domani, illudendoci di capire, di afferrarne il senso.
Ma la qualità del tempo? Con quale
criterio possiamo definirla? I greci lo facevano egregiamente con Chronos e
Kairos.
Chronos: l’orologio, il calendario, il
despota, il tiranno che ci tiene schiavi.
Chronos, il tempo che divora tutte le cose che egli stesso ha creato,
(dal mito di Cronos, figlio di Urano e di Gea, che per paura di essere spodestato
dai suoi figli, non potendoli uccidere, perché dei e perciò immortali, li
divorava appena nati).
Kairos: un giovanetto con le ali ai
piedi e talvolta agli omeri, con un ciuffo di capelli sulla fronte e la nuca
quasi rasa. Kairos: la personificazione del momento opportuno; il tempo per
ogni cosa, il tempo giusto.
Se ci chiediamo “che ora è?”,
risponde il nostro orologio-Chronos
indicandoci un’ora qualunque; se invece ci domandiamo “che avviene?”, è
Kairos che ci soccorre,
svelandoci il prima e il dopo, il senso e l’importanza dell’ora che volge, e ci aiuta a scoprire se è il tempo giusto.
Gli eventi che attraversano i giorni della nostra vita possono restare Chronos, cioè semplici fatti di un passato che non ritorna (l’occasione colta o persa) oppure diventare Kairos, cioè “vissuto” , “storia”, e assumere un valore che va al di là dell’occasionalità.
Occorre guardare la realtà che ci
circonda, abbandonarsi alla lentezza del vivere: questo può aiutarci, non solo
a capire, ma anche a decidere che cosa faremo noi del tempo e cosa lasceremo
che il tempo faccia in noi.
Occorre dare senso al tempo; avere la
capacità di provarci fino in fondo, il coraggio di vivere tutta una serie di
sensazioni e poi di fermarsi a
riflettere. Ecco che Chronos diventa
Kairos, quel tempo che non si lascia travolgere, il tempo che non si subisce,
il tempo di chi si accorge di chi gli sta intorno; quello che permette di
capire chi si è realmente e dove si vuole andare; d'individuare i sogni e i valori che si vogliono
difendere.
Bisogna liberarsi dalla schiavitù del
tiranno Chronos, per ritrovare la libertà di scegliere, di dar peso alle realtà
che lo meritano. E imparare ad afferrare
Kairos, il Tempo che ha sapore, che porta da qualche parte.
Non più schiavi del tempo, quindi, non più centometristi velocissimi e
sempre più delusi, ma ottimi tempisti, capaci di approfittare del tempo per
riscattarlo, per liberarlo dalla nostra ansia di correre solo perché le
occasioni volano via.
Ecco allora che gli anni, i giorni, le
ore, i minuti, i secondi avranno un senso, un significato, una direzione!