ssendo
particolarmente fortunata, anni indietro ebbi il privilegio di assistere ad una
assemblea straordinaria, indetta per la contesa - fra parroco e comitato
esecutivo - di un bel prosciutto crudo
di Parma, messo in palio nella lotteria e spettante, secondo il primo sorteggio, al Signor Parroco, che come tanti
altri cittadini, aveva acquistato un
biglietto.
Sarebbe
spettato al parroco, il bel prosciutto, "sarebbe", ma per repentino rimescolamento delle carte
e dei numeri, finì, "per giustizia", in mani laiche! Sì, perché cosa avrebbe mai detto la gente se quel bel
prosciutto avesse preso la via della canonica? Che c’era stata truffa, inganno,
manipolazione! Un intero prosciutto al parroco: non sia mai! E mai
fu.
Una serata
intera tutti riuniti a discutere sul
fatto, vergognosi di mostrare a me, cittadina, l’esistenza di paesane, umane debolezze, mentre il parroco, che sui
cittadini aveva le idee più chiare, noncurante della mia presenza, continuava a reclamare il premio in quanto
il biglietto, andava precisando, era
stato acquistato per conto di un parente.
E io? Non
potei che elargire sorrisi a destra e a sinistra, fino a farmi dolere le ganasce e, alla fine, portarmi con gli altri al bancone del bar e,
finalmente, aprire bocca per ordinare da bere.
Fu allora che
sortii il mio "Che sete! Era
troppo salato quel prosciutto!” Frase che, dal bar, passò alla storia!
dania