MESCIU NNINU “LU FIRRARU”

 

All’apparenza scontroso e diffidente, “Mesciu Nninu” sembra non comprendere le ragioni della nostra intervista. Eppure non è facile trovare nelle vicinanze un “ferracavalli” che conserva così gelosamente i propri attrezzi di lavoro e si reca con una puntualità e un rigore da diligente lavoratore subordinato (e neppure!) nella propria bottega.

Poche le risposte che ci ha concesso, peraltro senza scendere nei particolari della sua attività, forse perché i ricordi e la nostalgia del passato lo hanno un po’ bloccato. O forse perché di tempo n’è passato molto.

Mesciu Nninu, fin da bambino, si recava nella bottega di famiglia, allora ubicata in Piazza Umberto I, e attratto dai gesti ripetuti con consuetudine dal padre, che aveva appreso il mestiere dai propri genitori, ha iniziato dapprima col forgiare piccoli attrezzi, fino a diventare sempre più esperto.

La sua abilità manuale era richiesta, oltre che dai vegliesi, da tutti gli agricoltori della provincia che facevano riferimento a lui non solo per ferrare i cavalli, ma anche per la fornitura di zappe e utensili vari.

Durante la nostra visita alla sua attuale bottega, siamo stati attratti dalla “forgia”(utilizzata per scaldare il ferro da battere successivamente con martello ed incudine), collocata al centro della stanza, e dallo “scanetto” secolare (utensile usato per ferrare i cavalli, appartenuto ai suoi avi, custodito gelosamente ed esibitoci con particolare riguardo).

A 50 anni circa di distanza, alla “scisa ca ti la Chiesa Ranne porta a Santu Itu”, lo si trova ancora nella sua bottega, ove vi si reca quotidianamente pur non svolgendo più nessuna attività, ma per tutti resta comunque mesciu Nninu De Vitis, lu firrarru!

 

Sabrina Lezzi e Simone Gennachi