Famiglia: la maggioranza che non appare

L'ultimo rapporto sulle famiglie in Italia, recentemente pubblicato dal C.I.S.F., dimostra che in Italia solo una persona su dieci vive al di fuori di una famiglia, e che meno di due persone su cento sono quelle che hanno relazioni di convivenza senza vincoli. 
Allora è chiaro: la trasformazione della società verso nuove aggregazioni sociali a danno delle famiglie fondate sul matrimonio è un grande bluff.
La realtà è ben diversa, la famiglia fondata sul matrimonio è una realtà che riguarda il 90% degli italiani, è quella realtà grandemente positiva che garantisce il futuro della società, che si cura dei cittadini non autosufficienti, che produce e che consuma, che funge da ammortizzatore sociale per i disoccupati o per chi perde il lavoro, che si organizza per rispondere ai bisogni di chi è affetto da gravi patologie, che si impegna in un'infinità di attività sociali, culturali e del tempo libero.
Il problema piuttosto riguarda la mancanza di visibilità delle famiglie, e la mancanza di consapevolezza delle famiglie stesse di essere tanto necessarie ed importanti per l'intera società.
Non ci si spiegherebbe altrimenti la mancanza di politiche familiari eque, e neppure i continui attacchi che la famiglia subisce e la scarsissima rilevanza a livello politico e sociale.
Chi parla in termini positivi della famiglia e chiede equità nei suoi confronti viene quasi sempre tacciato di essere retrogrado. Ma se si giudica obiettivamente la situazione attuale è impossibile non rendersi conto che in Italia ad essere discriminata è la famiglia. È importante sottolineare che se questo avviene è anche per responsabilità delle forze politiche che si sono succedute in questi ultimi quarant'anni, che non hanno provveduto alla realizzazione dei dettami della Costituzione (si ricordino gli art. 29, 30 e 31). Ma non sono solamente partiti e governi ad avere responsabilità, in quanto alle scelte delle politiche sociali ed economiche concorrono pesantemente anche altre forze sociali, come i sindacati, le associazioni imprenditoriali e i sistemi di comunicazione sociale.
Infine non meno importante è la responsabilità delle famiglie stesse che non hanno saputo organizzarsi per poter influire positivamente sulle scelte politiche. Così avviene che le politiche sociali vengono decise ed attuate secondo criteri assistenziali, secondo modalità che non tengono conto delle peculiari caratteristiche delle famiglie. 
In realtà lo stato e il mercato decidono e realizzano le politiche sociali che sono indirizzate principalmente ai singoli individui e quindi al singolo componente della famiglia, come appartenente ad una singola categoria. Ne consegue che c'è l'intervento per l'anziano, per il minore, per il portatore di handicap, per il lavoratore dipendente ecc. Queste azioni prescindono dal fatto però che l'individuo verso cui le politiche sociali sono dirette è parte di una famiglia, dove mantiene le proprie relazioni vitali. E così queste azioni possono facilmente essere poco efficaci o addirittura dannose nei confronti dell'obiettivo che si erano prefisse, oppure realizzano una ricaduta scarsamente significativa nei confronti della famiglia. O spesso non conforme alle reali necessità delle famiglie stesse. C'è quindi, come si vede, una responsabilità condivisa nella mancata realizzazione di un sistema che sia in grado di promuovere e sostenere quella che da più parti viene definita cellula fondamentale della società.
Santino Mazzotta