Bastano tre parole?

Ciao Don! Bastano tre parole? Prendiamo spunto dal titolo di un tuo articolo, pubblicato, proprio su questo giornale, nel novembre 2001, per chiederci se bastano pochi righi per descriverti a chi non ha avuto la fortuna di lavorare con te, per manifestarti la riconoscenza per tutto quello che hai fatto per la nostra comunità, per spiegare a te e agli altri lo stato d'animo con cui abbiamo accolto la notizia del tuo trasferimento.
No Don, non bastano tre parole! Non basta un articolo, non basterebbe un intero giornale. Tutto sembrerebbe alquanto riduttivo, anche perché ognuno di noi ti ha apprezzato e stimato in modo diverso e ognuno di noi conserverà di te un ricordo suo, personale.
Sei arrivato qui a Veglie nel novembre del 1993. In nove anni hai contribuito a rinnovare sia materialmente che umanamente la nostra comunità parrocchiale. Oggi, ogni cosa e ogni persona è legata in qualche modo a te. 
Sei stato per nove anni non solo il nostro parroco e la nostra guida spirituale, ma un papà, un fratello, un amico, un maestro che ha insegnato a molti di noi un diverso modo di camminare e vivere la fede (Esperienza non esistenza, ci hai sempre detto!). Quanta fatica hai fatto, però, per essere capito! Il tuo carattere forte e schietto, espresso sempre in gesti e discorsi per nulla diplomatici, ha fatto sì che tu fossi discusso e amato nello stesso tempo. Ma chi di noi non ha amato e non ama le omelie delle tue celebrazioni domenicali? Chi di noi non ha imparato qualcosa da te? Chi di noi non porterà in sé la gioia di averti conosciuto e di aver collaborato con te? Chi di noi dimenticherà la tua precisione, la minuziosità nel descrivere il lavoro fatto (fortunato il tuo successore!), quella perfezione esteriore che rivela probabilmente quella tua interiore? Chi di noi potrà mai sottovalutare il tuo essere stato, per tutti noi, una presenza costante, in ogni circostanza della vita comunitaria, della giornata lavorativa, della vita di preghiera?
Ci verrebbe voglia di continuare negli elogi, ma come detto, dovremmo scriverne troppi, a rischio di disturbare l'umiltà e il "pudore" con cui hai sempre comunicato le conquiste del tuo operato. E allora forse ci vien voglia di fermarci, proprio per rispettare questo tuo modo di essere ma…
…noi di Controvoci, uniti da un intrinseco amore per i giovani, non possiamo farlo senza ricordare, tra i regali preziosi che ci lasci in eredità, costruiti sempre grazie all'impegno e alla ostinazione nel raggiungere gli obiettivi che ti stavano a cuore, il campo di pallavolo e l'associazione sportiva di calcio Don Giovanni Bosco. Solo questi due esempi per sottolineare l'attenzione, l'appoggio e l'incoraggiamento che hai sempre riposto in ogni iniziativa che riguardasse i giovani. (E non solo…). I rimproveri più somiglianti ad una raccomandazione e la pronta presenza, dovunque occorresse, ti hanno reso familiare anche tra di loro. Noi, invece, non dimenticheremo che, grazie a te, quei ragazzi hanno uno spazio dove trascorrere il loro tempo libero. 
E ora Don tu vai via, perché il nostro Vescovo ha applicato in forma rigorosa la norma, diffusasi come linea pastorale, della rotazione decennale dei parroci delle diocesi.
A noi, però, questo avvicendamento procura tante perplessità e tante domande. Perché rompere degli equilibri? Perché non capire che si rischia di interrompere un percorso? Perché sottovalutare lo smarrimento di tutti noi fedeli? Perché ignorare la reazione e la sofferenza che proveranno alcuni disabili nel perdere il loro Don? Sarà difficile, se non impossibile, far comprendere proprio a loro che tu Don vieni trasferito per una norma! Vani, forse, saranno i tentativi di spiegazione e molto probabilmente si sentiranno abbandonati. Ma non solo loro, noi tutti ci sentiamo già orfani! E perché? Perché una norma è più importante di tutto quello che è stato costruito! Una norma! Come tutte le norme, cieca, sorda, insensibile, senza ricordi, senza emozioni, ottusa nei suoi giudizi, unilaterale nei suoi ragionamenti.
Lo sanno tutti che i cambiamenti bruschi, repentini creano sempre disorientamento e allora ci chiediamo come mai i Vescovi, così sensibili ai bisogni esistenziali, psicologici, spirituali, così vicini alle esigenze tutte dei fedeli possano applicare una norma così drasticamente.
Un vescovo, interrogato sulla sua ratio, ha sostenuto che "cambiare fa bene, perché obbliga a ricominciare daccapo, a non ripetere lo standard pastorale, perché il sacerdote ha la possibilità di ridiventare discepolo e di stare all'ascolto". Perché la comunità ha la possibilità di ripensare ad un nuovo modello di vivere.
Noi dovremmo ripensare ad un nuovo modello di vivere la fede? Se il Nostro Vescovo fosse venuto a chiederci cosa pensiamo di quello attuale, Gli avremmo detto che con te avevamo intrapreso un percorso e che con te volevamo continuarlo.
Ma noi siamo solo una comunità di fedeli che deve rispettare le gerarchie e che non ha diritto di essere ascoltata in una decisione così importante, come quella dell'avvicendamento di un parroco?!…
E' ovvio che questo nostro sfogo non è un atto di ribellione o di protesta. Crediamo nelle gerarchie e le rispettiamo ma, pur essendo consapevoli che non avremmo cambiato la decisione del nostro Vescovo, ci sarebbe piaciuto essere interpellati e ascoltati, almeno nelle veci del Consiglio Pastorale. E' altrettanto ovvio che il nostro stato d'animo, le nostre riflessioni non vogliono "alzare muri" nei confronti del nuovo parroco, come qualcuno ha detto. D'altronde non si possono avere pregiudizi nei confronti di qualcuno che non si conosce, di qualcuno del quale non solo non conosciamo il modo di pensare ma neppure il nome.
Non ti preoccupare Don! Non alzeremo barricate e non faremo manifestazioni di protesta. Ci hai chiesto di accettare con serenità la decisione e di collaborare tutti, affinchè il tuo successore possa facilmente inserirsi. Lo faremo! Non solo perché ci hai chiesto tu di farlo, ma anche perché crediamo fermamente in ciò che ci hai sempre insegnato: l'importanza della collaborazione e del dialogo costruttivo. 
Grazie Don! Anche se da settembre non sarai più il nostro Don in parrocchia, sarai sempre "il Don" nei nostri ricordi!

La redazione