A ciascuno il proprio eroe

Il Time, la prestigiosa rivista americana, ha pubblicato nei giorni scorsi, la classifica dei 36 eroi dell'anno, ovvero di quei personaggi del Vecchio Continente che si sono distinti per il coraggio professionale e per l'impegno umanitario. 
Ho trascorso un intero pomeriggio a chiedermi quali qualità debba possedere un uomo per diventare un eroe. Eroe…. Ho cercato il significato del termine sul vocabolario e vi ho letto che l'eroe è un uomo di eccezionale valore, un uomo che spinge la propria temerarietà fino al sacrificio di se stesso per amore di un ideale patriottico. Ma tale significato mi sembra fin troppo condizionato dalla mitologia greca: sembrerebbe quasi che "eroe" possa essere solo chi combatte e cade per la patria.
E così mi sono posta nuove domande: che cosa significa essere un uomo di eccezionale valore? Cos'è la temerarietà che spinge un uomo fino al sacrificio di se stesso? Mi sono chiesta, infine, con quali parametri e quale misura si possa giudicare il grado di eroismo.
E poi ancora: Gli eroi sono solo quelli che ci ha consegnato la storia, oppure sono rintracciabili anche fra quelle persone che, pur essendo state di eccezionale valore e pur avendo, sfiorate dal destino, "spinto la propria temerarietà fino al sacrificio di se stesse per amore di un ideale", non sono mai salite agli onori della gloria; non sono mai state insignite d'importanti onorificenze; non hanno mai trovato posto nei libri, perché sono morte dimenticate?
Perché, se è vero che a giudicare è la storia, è altrettanto vero che sono sempre esistite persone semplici, comuni, capaci di sfidare i pericoli e di rischiare la loro vita per il bene e per la salvezza degli altri. E altre, che hanno contribuito a far grande la storia dell'umanità, con le loro "piccole", ma eroiche, azioni quotidiane.
Eroi, eroi sconosciuti, questi, ma ancora più grandi, perché hanno scelto di vivere nel silenzio e nell'anonimato; perché hanno considerato le loro imprese non eccezionali, non straordinarie, ma semplicemente umane.
Su di loro nessun storiografo si curerà di indagare ma, se lo facesse, potrebbe scoprire che, pur sfuggendo alle cronache o alla storia ufficiale, perché avvenute nel silenzio o nella solitudine di un luogo o di un'anima, anche le "piccole" azioni possono essere state delle imprese eroiche . 
Nel gran movimento dei nostri giorni, in quella corsa che tutto contiene ma tutto travolge, in quel labirinto che non si sofferma sulle parti che lo compongono e non può concedersi soste, dovendosi modificare e rinnovare continuamente, i miei eroi preferiti sono proprio quelli di cui nessuno ha mai parlato e nessuno parlerà mai.
I miei eroi sono coloro che pur correndo il rischio di essere puniti, isolati, scherniti, decidono di rompere le fila, di esporsi alla disapprovazione, al biasimo di una maggioranza che non condivide il loro modo di essere.
I miei eroi sono coloro che decidono di non tollerare il rilassamento morale, il compromesso, la vigliaccheria, la tendenza a distogliere lo sguardo da ciò che turba.
I miei eroi sono coloro che mai si adatteranno a ciò che non è loro concesso di modificare.
I miei eroi sono coloro che vivono e agiscono in nome dei propri principi morali e lo fanno, non pensando di essere solo loro nel giusto o per pacificare la propria coscienza, né per la convinzione di dover, a tutti i costi, raggiungere il loro scopo, ma per resistere e per rovesciare i valori materiali ed edonistici di una società sulla via dello smarrimento e della perdita della dignità umana. Lo fanno per quel bisogno di ritrovarsi, di aprirsi, di ricercare "l'altro", al fine di riscoprire e diffondere i valori della solidarietà e dell'attenzione al bisognoso. Lo fanno per dare voce a chi non sa esprimersi, a chi non ha visibilità sociale, a chi soffre nel sommerso.
I miei eroi non hanno bisogno di proclami, di riconoscimenti, di pagine su un libro di storia. I miei eroi nessuno li celebrerà, sono uomini comuni. I miei eroi sono tutti gli uomini di buona volontà!

Sabrina Lezzi