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  Un patto contro la povertà di Stefania Casaluce

 

"Nella lotta contro la povertà, il maggior problema è che se ne parla poco". Questa frase è stata pronunziata dal dott. Biagio Bossone, direttore esecutivo della Banca Mondiale per Italia, Portogallo, Grecia, Malta, Timor Est, Albania, e San Marino, durante la conferenza “Un patto contro la povertà” tenutasi giorno 1 aprile 2005 presso il Centro Congressi Ecotekne.

Nel sentire questa affermazione più che sorpresa, mi sono sentita atterrita e quasi ferita. Da qualche anno sento molto vicino a me questo problema e, per questo, mi tengo il più possibile informata sulle numerose iniziative e proposte che vengono rivolte in tal senso; ciò nonostante quello che il dott. Biagio Bossone ci ha comunicato mi è sembrato, per taluni aspetti, rivelatore di un’altra realtà che ignoravo e che, soprattutto, sfata quelle che sono alcune prese di posizione ormai allargate alla demagogia di molti.

La “mission” della Banca Mondiale è collaborare alla eliminazione della povertà e allo sviluppo dei Paesi non sviluppati. Il dott. Bossone, persona pacata e preparata, ha espresso con sincerità le sue perplessità e il suo rammarico riguardo alla critica situazione nella quale ci troviamo. In particolare si è lamentato dell’indifferenza dei media di fronte alle iniziative avanzate per cercare di raggiungere, entro il 2015, gli  obiettivi per il MILLENIUM DEVELOPMENT GOALS: (1) dimezzare le proporzioni di individui che vivono in povertà estrema rispetto al 1990; (2) raggiungere l’istruzione primaria universale; (3) promuovere l’eguaglianza tra sessi e il ruolo delle donne; (4) ridurre di 2/3 la mortalità degli under 5; (5) assicurare la sostenibilità ambientale.

Peculiarità di questi obiettivi è il fatto che siano “MISURABILI”, tant’è che ad oggi possiamo affermare che l’unico obiettivo con il quale siamo in linea con i tempi previsti è il primo; purtroppo per ciò che concerne gli altri  siamo in forte ritardo. C’è tuttavia ottimismo, nel senso che se si ha la volontà, si può ancora recuperare il tempo perduto.

La delusione e il rammarico del dott. Bossone si evidenzia maggiormente quando ci racconta le difficoltà che ha riscontrato e continua a riscontrare nel dialogo con i rappresentanti politici e con i mass- media: durante questi primi mesi dell’anno 2005, anno denominato per lo sviluppo, a Napoli si è tenuto il primo incontro tra i Parlamentari dei Paesi donatori (vale a dire i paesi più ricchi), riunitisi per dialogare su una politica di aiuti per i Paesi più poveri, incontro che è stato taciuto completamente dai Media, che hanno navigato nell’indifferenza più assoluta e infinita. Il dott. Bossone ha pensato di rivolgersi al governo italiano, al quale ha presentato la sua disponibilità a parlare direttamente in Parlamento, di ciò che lui rappresenta e contribuisce a fare quotidianamente all’interno della Banca Mondiale, ogni tre mesi. A tale disponibilità ha avuto come risposta uguale disponibilità, tuttavia non ha mai ricevuto un invito ufficiale. Ha pensato, poi, di rivolgersi a noti esponenti di sinistra, generalmente sempre in prima fila durante le manifestazioni aventi al centro questo tema e specie durante i cortei No-global, sempre pronti a fomentare i giovani, spesso non con una piena e esaustiva conoscenza dei temi per i quali vanno a protestare, contro eventuali proposte o iniziative istituzionali rivolte alla risoluzione di questi problemi; la risposta di queste persone è stata un cortese “no, grazie, non ci interessa”. In poche parole un’altra porta sbattuta in faccia.

Sono questi i motivi che hanno spinto il dott. Biagio Bossone a lasciare la sua famiglia e la sua residenza di Washington e percorrere l’Italia e gli altri Paesi di cui è rappresentante in lungo e in largo, organizzando una serie di conferenze con i giovani di tutte le Università.

I dati sui quali ci ha chiesto di porre l’attenzione sono a dir poco sconcertanti ed impressionanti.

Il 46% della popolazione mondiale vive con meno di 2$ al giorno, mentre ogni mucca riceve 2.5$ al giorno di sussidi in Europa e, in Giappone, 7.5 $ al giorno. 4 miliardi di persone non hanno mai utilizzato il telefono e questo dato sta a significare che 4 miliardi di persone non possono appropriarsi della “Trasparenza” attraverso l’utilizzo della tecnologia.

Allarmante è stata l’affermazione “ Mai come oggi il Mondo è stato capace di creare ricchezza, mai come oggi è stata mal distribuita”.

Eccetto Cina e India, la situazione di quei Paesi che vivono in condizione di estrema povertà, non sono migliorate, sono rimaste stazionarie.

Un po’ più rassicurante quel dato secondo il quale, il numero di chi vive con solo un dollaro al giorno è stato dimezzato.

Ma cosa impedisce ai Paesi più ricchi di intervenire con maggiore efficacia su questi temi? Anche qui la risposta è gravosamente disarmante: in primis, la corruzione, poi seguono politiche economiche poco adeguate, una politica sul debito dei Paesi poveri ancora non del tutto sostanziale ed una non ancora attuata riforma della politica sugli aiuti.

I termini del patto sottoscritto dai 186 Paesi membri della Banca Mondiale aventi come scadenza il 2015, molto probabilmente non saranno rispettati e di conseguenza potremmo, a ragione, definire il 2015 un anno fallimentare. A quel punto ad aver fallito saremo in 6 miliardi!

A chi addebitare la colpa di tale situazione? Solo ai Paesi ricchi tra i quali, forse è il caso di ricordare, c’è anche l’Italia? Ed ecco il colpo di scena: non solo a loro.

Sul finire della conferenza, il dott. Bossone ha voluto sfatare un altro gioco politico demagogico, ha affermato la falsità del gran dire che si fa sul fatto che i Paesi poveri non sono rappresentati all’interno delle istituzioni internazionali, non avendo in questo modo voce in capitolo. La triste situazione di quella gente è più intricata e allarmante di quanto si possa credere. I Paesi poveri hanno dei rappresentanti, purtroppo è chi li rappresenta che non va a fare gli interessi di quelle popolazioni. E’ persino strano a dirsi, in questi giorni agitati da un clima politico incandescente, ma sono proprio gli Stati Uniti che, accusati forse a ragione o forse a torto, di essere i padroni del mondo, hanno fatto sì che venissero prese decisioni che andavano proprio incontro alle esigenze di quelle popolazioni che vivono in condizioni di estrema povertà, per mezzo del direttore esecutivo della Banca mondiale, che ha agito supportato da importanti associazioni extragovernative, tramite l’esercizio del 16% del voto nelle votazioni in Consiglio (a titolo informativo il dott. Bossone ha poco meno del 4%, mentre l’Europa, qualora si unisse, il 30%). Bisogna forse dire grazie anche agli USA se le politiche economiche dei Paesi in via di sviluppo che oggi contano 5miliardi di popolazione su 6, sono generalmente migliorate. Per nostra sfortuna, questi piccoli passi in avanti sono passi da formica se paragonabili a quanto ancora c’è da fare. Il ruolo decisivo spetta a tutti noi e alla nostra capacità comunicativa e partecipativa. Se noi per primi ci disinteressiamo di questi problemi nuotando nel superfluo, non possiamo e non dobbiamo pretendere dopo che le istituzioni si muovano nel senso opposto alla nostra indifferenza. È facile puntare il dito contro chi ci governa e poi spendere 18 miliardi di $ in spese per il trucco, 17 miliardi di $ in cibo per animali domestici, 15 miliardi di $ in profumi, 14 miliardi di $ in crociere e 11 miliardi di $ in gelati…quando occorrono 12 miliardi di $ per le cure mediche delle donne in stato di gravidanza, 19 miliardi di $ per eliminare fame e malnutrizione, 5 miliardi di $ per l’alfabetizzazione in tutto il mondo, 10 miliardi di $ per garantire acqua potabile a tutti, 1.3 miliardi di $ per vaccinare tutti i bambini del mondo

Questo è il dramma dei poveri e il superfluo dei ricchi. Questo è ciò che il dott. Biagio Bossone ci ha presentato. Ora l’invito è di attivarci e comunicarlo anche ad altri. Buon lavoro a tutti!