22 marzo 2004 - a cura di Gianluca Marcucci
SE
I TIFOSI DECIDONO LA SORTE DI UNA PARTITA…
…PRENDENDO
DI MIRA LE FORZE DELL’ORDINE!
Il
derby numero 154 si interrompe al 3' e finisce al 28' della ripresa.
All'Olimpico si sparge la voce che negli incidenti che hanno accompagnato il
prepartita e tutto lo svolgimento della gara fino alla sospensione, sarebbe
morto un bambino travolto da un auto della polizia. A nulla sono valsi i
ripetuti appelli della Questura che ha più volte negato, anche attraverso
l'altoparlante, che l'episodio si sia verificato davvero. Nulla lasciava pensare
che la situazione sarebbe degenerata fino a questo punto. Prima della gara, come
purtroppo è abitudine in questi frangenti, si erano sviluppati incidenti tra
forze dell'ordine e tifosi delle due sponde. Le solite incredibili scene di
guerriglia urbana: botte, lacrimogeni, caroselli delle auto e così via.
Poi la partita ha inizio e tutto sembra rientrare nella normalità. Rosetti
fischia la fine del primo tempo addirittura con due minuti di anticipo. Al
ritorno delle squadre in campo, sugli spalti delle due curve, la Nord laziale,
la Sud romanista, un fremito percorre le tifoserie, gli striscioni spariscono e
dal settore biancoceleste parte il coro "assassini" all'indirizzo
delle forze dell'ordine. Piovono petardi e razzi in campo, Rosetti sospende la
gara. Inizia un lungo conciliabolo fra direttore di gara, giocatori e dirigenti.
Alcuni tifosi giallorossi, chissà come, riescono a entrare in campo, parlano
con Totti e Cassano, il labiale fa capire che la richiesta della curva è di
sospendere la gara. Sembra che ci sia anche una minaccia: "Se non
sospendete noi facciamo qualcosa...". Minuti che sembrano secoli, lo
smarrimento passa da uno sguardo all'altro. Nessuno sa cosa fare, quale
decisione prendere.
Un funzionario della questura si avvicina all'arbitro. Lo speaker dello stadio
prova a calmare gli animi: "In merito alle voci che si sono diffuse, cioè
che un bambino sarebbe morto perché travolto da un'auto della polizia, la
Questura comunica che la notizia è assolutamente infondata". Sembra che si
ricominci, ma l'atmosfera è quella di un funerale. Altre voci si rincorrono: i
giocatori della Lazio vogliono proseguire, quelli della Roma no. Chissà se è
vero. La faccia di Totti va dalla perplessità alla paura. Cassano si lascia
scappare: "Così non si può giocare". Capello si avvicina a Rosetti e
gli fa un cenno, come dire: "Andiamo via". L'arbitro esita, qualcuno
gli porta un telefonino, schermandosi le labbra, il direttore di gara parla
fitto con qualcuno. Più tardi si scoprirà che era il presidente di Lega,
Galliani, che prendeva la decisione di far sospendere definitivamente la
partita. Minuto 28' Rosetti si infila il fischietto in bocca e decreta che la
gara è definitivamente sospesa. Fuori l'inferno continua.
Durissime le dichiarazioni della Questura di Roma: "È tutta colpa delle
tifoserie più violente che hanno voluto far sospendere questa partita. Hanno
fatto girare una voce pretestuosa che ci fosse stato un bambino morto. È una
notizia destituita di ogni fondamento e che le tifoserie più violente hanno
usato per far sospendere questa partita. I giocatori non si sentivano sereni per
continuare a giocare e l'arbitro ha deciso di fermare la partita. Alcune
centinaia e migliaia di tifosi hanno attaccato le forze dell'ordine in ogni
settore dello stadio".
La gara era stata, quindi sospesa definitivamente, ma fuori l’Olimpico, stava
per iniziare una notte d’inferno: incendi, scontri tra polizia e tifosi,
manganellate, scoppi, spari…
La gara era sullo 0-0, due pali nei primi 45': Fiore al 40' e Totti al 45'.
Lo
sport, ancora una volta, ha subito uno shoch forte ed evitabile, e forse l’ha
subito anche da gente che sabato o giovedì, manifestava in piazza contro gli
atti terroristici e a favore della pace.
Riflettiamoci,
il calcio così non è più un gioco, sta diventando qualcosa di più
pericoloso.
Gianluca Marcucci