gioved' 14 aprile 2005 - a cura di Gianluca Marcucci
UN
DERBY DA VERGOGNA
Ancora una volta il calcio italiano diviene famoso per episodi vergognosi
Doveva
essere la serata del grande calcio europeo, la rivincita dell’Inter, la
promozione del calcio italiano in tutto il mondo; invece è stata l’ennesima
figuraccia. Uno spettacolo indegno di una città civile come Milano. Di una
nazione educata come l’Italia. E di una società seria come l’Inter. Nessuna
amarezza dei tifosi nerazzurri, inferociti per un gol di Cambiasso al 26’
della ripresa annullato dall’arbitro Merk, può giustificare il lancio dei
fumogeni, uno dei quali ha colpito il portiere del Milan Dida (che non è
rientrato in campo), e il tiro a segno con le bottigliette di plastica. Proprio
il giorno dopo l’avvertimento del ministro dell’Interno Pisanu che, dopo gli
incidenti avvenuti sui campi di calcio domenica scorsa, ha minacciato la
chiusura degli stadi turbolenti.
Sono
stati gli stessi incivili spettatori (definirli tifosi mi sembra un complimento)
che domenica scorsa hanno applaudito ininterrottamente in piedi il Santo Padre;
gli stessi che cantano gioiosamente per incitare la loro squadra.
È
certo, però, che la lunga sospensione del gioco e la pesante squalifica che
subirà l’Inter hanno rovinato una serata di calcio televisto da tutto il
mondo con i riflessi che si possono immaginare. Cosa penseranno i dirigenti
dell’Uefa che dovranno decidere a chi assegnare i campionati europei, chiesti
dall’Italia per il 2012? Quanti punti ha perso il nostro Paese tra la scorsa
giornata di campionato e il derby di ieri sera? Tanti, tantissimi, troppi.
Non è questo il calcio che vogliamo, non è questo lo spettacolo a cui vogliamo
assistere. Non possiamo accettare che decine di persone introducano negli stadi
fumogeni, aste, oggetti contundenti di vario tipo.
La
partita, a questo punto, passa in secondo piano. Gli irriducibili tifosi
nerazzurri speravano in una clamorosa rimonta. Ma i miracoli, si sa, non fanno
parte della quotidianità terrena. Sperare è giusto, logico, esatto; esagerare
non lo è. La presenza di Adriano, reduce da un grave infortunio, alimentava le
speranze di un ribaltamento dello 0-2 dell’andata. Ma il Milan è dotato di
uomini di gran classe, capaci di difendere e di sfruttare le scarse occasioni
che si presentano sotto rete. Detto questo non ho capito Mancini. Non mi è
chiaro perché ha deciso di schierare solo Adriano, più che convalescente, di
non far giocare sin dall’inizio Martins... (ma queste sono considerazioni che
esulano da ciò che è successo sugli spalti).
I
discorsi tecnici non contano. Male ha fatto l’allenatore nerazzurro a inveire
contro l’arbitro dando anche a lui la colpa per la reazione dei tifosi.
Atteggiamenti del genere alimentano la violenza. Non è questo il comportamento
che deve tenere in campo un uomo come Mancini. E non è neanche giustificabile
l’azione di Cordoba, che ha applaudito con inspiegabile ironia l’arbitro
Merk quando ha sospeso definitivamente la partita. Mi è piaciuto, invece,
l’atteggiamento di Ancelotti che ha invitato i suoi giocatori a frenare
l’esultanza per il successo ottenuto. E sono d’accordo con Moratti e
Tronchetti Provera, che al primo lancio di oggetti in campo, hanno abbandonato
lo stadio (e non mi meraviglierei se decidessero di abbandonare il calcio)… Lo
squallido spettacolo a cui abbiamo assistito ci amareggia, nuoce al calcio. Il
tentativo di riprendere il gioco, subito abortito per il rinnovato lancio di
fumogeni e bottigliette, è svanito. E la partita non poteva che finire lì.
Questa vergognosa serata lascerà traccia. A Milano, in Italia e nel resto del
mondo. A questo punto le parole non bastano più. Dirigenti, giocatori,
allenatori e uomini delle istituzioni devono rendersi conto che il calcio
rischia il peggio. Il più bello spettacolo del mondo, senza interventi
drastici, da domani potremmo vederlo solo in tv. E con gli spalti vuoti.
Sky,
Mediaset Premium e La 7 Carta più sarebbero d’accordo. Ma allora il calcio
non sarebbe più calcio. Non si potrà più sentire l’odore dell’erbetta, i
cori degli ultrà, l’incitamento dello speaker, il calore dei tifosi (quelli
veri). Di tutto questo se ne
rendono conto i teppisti che hanno inscenato l’indegna gazzarra? Ne dubito.