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22 giugno 2004  -  La Redazione

 R e t i n o p e r a

San Pancrazio Salentino (Br)

www.retinoperasalento.it

 

ALESSANO (LE) - Domenica 9 maggio ‘04

WE  HAVE  A  DREAM

Sogno d’un mondo di pace

Seconda Giornata di riflessione su Don Tonino Bello

Carissimo Don Gigi Ciardo (Parroco di Alessano),

a nome di Retinopera Salento e mio personale La ringrazio infinitamente per averci dato nuovamente la possibilità di approfondire il “sogno”  di Don Tonino Bello.

La nostra comunità di formazione intende, con umiltà, provare a promuovere reti e relazioni nella consapevolezza che nella rete degli uomini, ogni nodo svolge un ruolo unico, indispensabile per la costruzione della città dell’uomo.

Non vogliamo essere o fare i salvatori del mondo ma vogliamo sensibilizzare tutta la gente quanta più è possibile, a partire principalmente da noi e dalle nostre famiglie, per recuperare il bene comune.

Un bene comune che si raggiunge osservando i comandamenti e avvalendosi del criterio dell’incarnazione “il metodo adottato da Dio per comunicare con il mondo” (Don Tonino Bello).

Aprirsi alla mondialità significa educarsi alla convivialità delle differenze. E nel viaggio della vita è indispensabile essere provvisti di una bussola: il Vangelo.

La nostra comunità di studio, con il suo progetto “dalla rete alla città dell’uomo” cerca di rilanciare l’attenzione anche sulla politica come dimensione culturale e formativa. Il ruolo della politica è prendersi cura degli altri ed il motto  “I CARE” (mi sta a cuore) riassumeva un  modo di essere dei cittadini e dei governanti, espresso efficacemente dalla formula “io per gli altri e gli altri dentro di me.” (Don Milani)

Desideravamo attraverso la rete e gli incontri di caminetto  ricostruire i piccoli luoghi di partecipazione e di formazione in cui sia possibile tornare a confrontarsi tra cattolici e laici sui grandi valori e sui grandi temi della società di oggi e ….. ci stiamo riuscendo.

Le indicazioni per il continuo del nostro cammino sono state e sono: il documento “prendiamo il largo”, gli atti dei seminari di retinopera (occasione di riflessione e confronto), gli incontri di caminetto come esperienza di democrazia dal basso, il metodo pedagogico “vedere-giudicare-agire”, ma soprattutto Don Tonino.

Devo ammettere che ho incontrato delle difficoltà nel preparare un discorso su Don Tonino.

Ringraziare i presenti può risultare facile, ma parlare di un uomo così grande e tanto presente ancora  tra noi è un compito per me improprio.

Tra le varie letture che ho fatto su di lui una in particolare mi è stata d’aiuto, il suo particolare autografo(acronimo) dedicato ad un giovane cresimando Mauro.

Partire dall’attribuire ad ogni lettera del nome un attributo o un pensiero è la cosa più semplice e più vera che si possa fare.

Molti di noi (me compresa) lo abbiamo fatto nell’età dell’innocenza con i nomi comuni e propri a noi cari Mamma, Papà ,Maestra e di dolci amicizie. Da questo sono voluta partire dal suo nome. Con umiltà e amicizia l’ho chiamato semplicemente TONINO.

1.     TESTIMONE DI SPERANZA

2.     OPERATORE DI (per) PACE

3.     NAVIGATORE DI MARI IN TEMPESTA

4.     INCITAZIONE UMANA ALLA SPERANZA

5.     NONNO DI GIOVANI E ADULTE VITE

6.     ORGANIZZATORE DELLA SPERANZA DEGLI ULTIMI

Punto 1. Uomo testimone di speranza quindi testimone di Dio. Tutti noi viviamo nella speranza di un mondo migliore ma soprattutto di un mondo di pace. Nel momento in cui viviamo c’è solo speranza ma la vera pace sembra irraggiungibile. Stiamo vivendo in un mondo di guerre e di certo tutto questo va a discapito degli ultimi, poveri economicamente e poveri nell’animo di chi non spera di chi non fa niente per aiutare il prossimo.

Dovremo prendere esempio da un uomo che ha vissuto nella speranza di migliorare le cose e ha tentato e, in parte realizzato, ciò che credeva il vero obiettivo della vita, che dovrebbe essere quello di ognuno di noi: Don Tonino chiamava la sfida della speranza.

Ormai questa speranza viene definita un solo sogno!  Sogno di tanti giovani come me e di tanta gente che anche la nasconde.

Come scrisse don Tonino nella lettera a “Giuseppe l’ebreo” NON SPARARE SUI SOGNATORI.

Oggi come da sempre avviene questo “ci sparano”.

Ci sparano dall’alto facendoci precludere alcune importanti strade per la realizzazione di una vita sociale e morale più ricca, proponendoci stereotipi lontani da quello che realmente serve a noi come uomini sia cattolici che laici.

 Ci sparano i faraoni di oggi rendendo difficile la partecipazione politica nei nostri territori. Ma purtroppo ci sparano anche dal basso, quando costantemente ci troviamo accanto a nostri amici e cari che non hanno più la speranza.

 Abbiamo fatto un sogno e non c’è nessuno che lo interpreti!”.

 Facciamo tanti sogni e pochi li interpretano come faceva Don Tonino. 

Punto 2.  Operatore di pace. Il Vescovo che amava la Chiesa del Grembiule.  Per tutto il suo cammino ha operato solo per la pace “innamorato della pace  e della gioia” come ci ricorda il dott. Giancarlo Piccinni.

Lui lo chiama pastore di pace, della gioia, pastore mite, giovane, povero.

“In tanti modi ha operato per la pace con le azioni – afferma il dott. Piccinni- ha combattuto con e per i tossico dipendenti, gli immigrati, gli operai sul baratro per la disoccupazione. Spesso non riusciva a dormire preso dai problemi che aveva un suo “fratello”. La pace per Don Tonino “era l’insonnia perché la gente stesse bene”.

La pace è portare gli uni il peso degli altri.”

Punto 3.  Navigatore di mari in tempesta. Certamente nessun mare per ognuno di noi è calmo sono tutti in tempesta ma lo diventa sempre più se ci spingiamo oltre il recinto della nostra “casa”, come ha sempre fatto lui. Con il suo modo di condurre la vita, portando il peso di altri e andando contro a istituzioni e politici che in alcune occasioni lo hanno ritenuto scomodo (pietre di scarto). Ebbe molte difficoltà a farsi capire dal clero. Non ebbe invece difficoltà con i giovani.

Punto 4. Incitazione umana alla speranza. La sua vita è stata un’incitazione alla speranza e quest’incitazione è stata maggiormente sentita dai giovani. Giorni prima di morire lasciò un messaggio ai ragazzi augurando loro di vivere nella speranza nella pace nella gioia. Persona positiva ricordava che non si va verso la catastrofe ma verso momenti splendidi della storia e questo grazie alla speranza di tutti dei giovani e del “grembiule da tanti indossato.

Punto 5. Nonno di giovani ed adulte vite. Quest’incitazione la sento anch’io nel mio piccolo nel mio quotidiano, l’ho sempre sentita nei caldi ambienti che ho sempre frequentato sin da piccola, nell’oratorio ma anche e soprattutto nella mia famiglia. Ma anche se questa speranza c’era ed è presente in me ed è sempre stata incoraggiata non riusciva a trovare un effettivo sfogo restando in solitudine. Unendomi agli amici di retinopera in questo anno ho visto con grande soddisfazione, che altra gente come me ha nel cuore la stessa speranza. Qui ho conosciuto Don Tonino.

 Ho visto che tra le indicazioni principali per il precorso di retinopera c’è lui. I suoi scritti belli e pieni d’incitazioni non mi erano nuovi, anzi …c’è per me tanta familiarità che mi ha fatto credere ancora di più in questo gruppo di persone che andavo a conoscere in modo diverso. Quindi affettuosamente lo definisco un “Nonno di giovani ed adulte vite.”

Punto 6. “Organizzatore della speranza degli ultimi perché si è reso interprete dei loro sogni.”Ecco il perché di noi qui oggi! In lui, attraverso i suoi scritti e le testimonianze di chi lo conosceva, abbiamo trovato l’interprete dei nostri sogni. Siamo partiti lo scorso anno con la speranza e l’augurio di iniziare un nuovo percorso formativo con il motto “I have a dream” e quest’anno ci ripresentiamo qui comunicandovi con estrema gioia che non solo siamo riusciti a percorrerlo con la massima tranquillità e il massimo interesse, ma siamo sempre più convinti di continuare il nostro percorso, confidando in un altro anno i nostri sogni, con il nuovo motto “We have a dream”. Non più I ma We perché oggi a distanza di un anno siamo di più, siamo tanti, ma mai troppi. “Stiamo spalancando la finestra del futuro, progettando insieme, osando insieme, sacrificando insieme. Da soli non si cammina più. Da soli non stiamo camminando più.

Anna Dora Manni

9/5/2004

“Occorre spalancare la finestra del futuro progettando insieme, osando insieme, sacrificando insieme. Da soli non si cammina più”

(Don Tonino Bello)