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22 giugno 2004 - La Redazione Dal sito Retinopera.it riceviamo e pubblichiamo Forum
sul voto dei cattolici ELEZIONI/
1 / I VALORI NON BASTA
PROCLAMARLI Spesso
mi vengono in mente i versetti di San Paolo nella prima lettere ai
Corinzi: <<Fratelli non comportatevi da bambini nei giudizi; siate
come bambini quanto a malizia, ma uomini maturi quanto a giudizi>>.
Che significano queste considerazioni? Sono prossime elezioni molto
importanti, e penso alle parole del Santo Padre: non possiamo
accontentarci della pur doverosa predicazione dei valori. Dobbiamo
trasferire i valori nella storia e nelle istituzioni, dove si trovano
gli aspetti più sovversivi e conturbanti delle aggressioni contro la
vita e della guerra dei potenti contro i deboli. Allora, chi votare? Un
candidato santo con buone intenzioni, ma con alle spalle un partito
lontano da valori forti e chiari, oppure un candidato normale che si
muove in un partito che fa di quei valori il proprio programma e il
proprio simbolo? Che il Signore ci illumini in modo che possiamo
scegliere consapevoli che ciò può essere determinante. Bruno
Baccani ELEZIONI
/2/ CRISTIANI, DEMOCRAZIA E
LIBERA SCELTA Caro
Direttore, prendo
spunto da una lettera apparsa su <<Avvenire>>, il 30 maggio
in margine al tema di un’assemblea promossa da <<Agire
politicamanerte>>. Si legge: qualità della democrazia e
ispirazione cristiana della politica; domanda di laicità, attingendo al
patrimonio di idee e di uomini del cattolicesimo democratico, che
abbiamo accolto ancora come cultura della mediazione più che della
presenza; metodo per una politica ispirata cristianamente e perciò
autenticamente laica, insofferente di un cristianesimo passivo ma non
rimesso alle tentazioni clericali, capace di dare fondamento religioso
all’autonomia politica dei credenti. Espressioni intellettuali,
difficili per la gente comune. La mia domanda, forse semplicistica, e
però pertinente in questo momento elettorale, e soprattutto è posta
per capire: tanti discorsi significano forse che il cattolico può anche
essere “non democratico”? O chi la pensa diversamente non è da
riferirsi democratico? Non capisco e forse tanti come me non riesco a
capire. Penso che un vero cattolico, un vero cristiano, non può che
essere democratico, rispettoso delle idee dell’altro, fratello, amico
ecc. faccio un esempio personale. Sono da tempo iscritto all’Acli,
associazione democratica, non collaterale politicamente ma che, in
occasioni elettorali, pare dare appoggi diretti. Ancora non capisco. Gli
iscritti non dovrebbero essere liberi di scegliere autonomamente e
democraticamente persone presenti in altri partiti di aspirazione
cristiana? Anche se da qualcuno ritenuti piccoli o minori. Le mie sono
solo richieste di8 chiarimenti, interrogativi che persone semplici si
pongono soprattutto in questo frangente di elezioni europee dove i
valori cristiani (vita, famiglia, educazione, ecc. devono essere più
importanti della finanza e dell’economia, euro in testa. Mario
Colombo ELEZIONI
/3/ LA PARROCCHIA <<PUNGOLI>> I POLITICI Caro
Direttore, mi
ha colpito la lettera di un parroco, pubblicata venerdì 28 maggio
scorso, a proposito delle elezioni che <<lambiscono>> la
parrocchia. Molto umilmente vorrei rivolgere a quel parroco una domanda.
Perché giocare la partita in difesa? Quasi sempre si finisce col
perdere. La politica, alla luce della dottrina sociale della Chiesa, fa
parte a pieno titolo dell’attività pastorale della parrocchia e
quindi è preferibile giocare all’attacco: è la parrocchia che va a
cercare i politici (e non viceversa) e li pungola ad agire per il bene
comune e nel contempo lancia <<messaggi elettorali>> ai
cristiani perché votino da veri cittadini cattolici. Carlo
Tomaselli ELEZIONI
4 VALORI
CRISTIANI, COME ILLUMINARE GLI ELETTORI? Caro
Direttore, ho
letto la Dichiarazione dei vescovi sulla <<Opportunità di
concretizzare i nostri valori>> nella prossima elezione del
Parlamento europeo. Vi si trova un elenco di valori essenziali e tanto
cari al sentire cristiano. È l’interpretazione autentica della vita,
presentata dai nostri pastori. Ma qui c’è una domanda urgente da
porre. Come realizzare concretamente il desiderio dei vescovi di
<<informare accuratamente i fedeli sui candidati e sui programmi
dei partiti politici, per fare una scelta secondo gli insegnamenti della
Chiesa?>> Ufficialmente noi sacerdoti siamo fuori della
competizione politica. Infatti solo i partiti scelgono i candidati e i
loro programmi. E i valori cristiani chi li difende? A chi va rivolta la
richiesta di fare una scelta oculata? Nemmeno noi sacerdoti siamo in
grado di illuminare i fedeli, perché lo sparpagliamento dei deputati
cristiani ha creato una situazione di caos. Per difendere la civiltà
cristiana non basta la parola puntuale e preoccupata della gerarchia. Il
pensiero tradizionale della Chiesa ci insegna che <<quando la
politica tocca l’altare, deve impegnarci personalmente>>. Siamo
forse tornati indietro, ai giorni in cui la parola “politica” ha
chiuso la bocca al nostro apostolato? È vero che la mentalità moderna
ha sancito la sconfitta di certe ideologie, ma ora sta navigando verso
un radicalismo ateo. Si pensi alle parole dell’arcivescovo di Perugia,
che a Collevalenza ha biasimato la Regione Umbria per il “primato
italiano” di avere stracciato il matrimonio! Credo che vada presa
urgentemente la decisione di demandare a una struttura di laici
cristiani l’arduo e onorevole compito di illuminare i votanti. Don
Luigi Lojali
ELEZIONI
5 CATTOLICI
DIVISI, GIOVANE DISORIENTATO AL VOTO sono
un giovane di 23 anni, studente della facoltà di Economia di Bologna e,
nel tempo libero, assiduo “sbirciatore” del sito dell’Avvenire. Le
scrivo per esprimere il mio grande timore nell’esercitare il diritto
al voto: sono preoccupato sia come membro della società civile sia come
cattolico che vuole vedere rappresentati i valori antropologici del
cristianesimo all’interno delle istituzioni civili, nella fattispecie
al Parlamento europeo (in quello italiano ho rinunciato a sperare!).
Tanti mi considerano esagerato, ma non le sembra che non esista un vero
partito che ci rappresenti? Oppure possiamo accontentarci dei tanti
partiti che si considerano di “ispirazione cattolica”? Proprio noi
che predichiamo l’unione siamo i primi a dividerci! Se ci fosse San
Paolo, chissà cosa direbbe! Ad essere sincero, poi, non condivido la
“favola” che ora ci viene da più parti proposta: <<Voi
cattolici potete votare chiunque>>. Non metto in discussione la
libertà della persona, ma almeno ci venga richiesto di essere coerenti.
Non mi prenda come un integralista e cerchi di estrapolare da queste
poche righe ciò che con il cuore voglio comunicarle. Giacomo
Biagiotti
ELEZIONI
6 Elezioni,
chiesa in campo: si torni alla politica BRINDISI
– Occupazione, salute dei cittadini e difesa dell’ambiente,
partecipazione democratica. La chiesa brindisina, per bocca del vicario
urbano, don Adriano
Maglietta, parroco della Cattedrale, dice la sua sulle prossime elezioni
amministrative e su come dovrebbe essere il futuro della città. Un
documento di due pagine che parte dall’analisi della vicenda
giudiziaria che ha decapitato l’amministrazione e portato ad elezioni
anticipate dopo solo due anni. Il rapporto tra morale e politica, per
don Adriano non è sufficientemente considerato dai politici e da chi
dovrebbe invece porlo al centro delle proprie azioni. <<Sembra
di assistere – dice il sacerdote – ad una specie di accomodamento
diffuso>>. Don Adriano invita quindi ad un ritorno alla
politica:<<Non si può aspettare passivamente – prosegue – che
passi l’onda giudiziaria nell’attesa inerte di tempi migliorio>>.
Toni decisi anche quando si affrontano i temi ambientali. Il
parroco parla di segnali allarmanti e di indagini scientifiche sugli
impianti a rischio da affrontare senza ulteriori indugi. <<Ad
aggravare la situazione della salute pubblica – dice don Adriano –
è il sovraffollamento dell’ospedale Perrino che costituisce ormai una
delle pagine più nere umilianti
della dignità della vita dei cittadini>>. Sullo sviluppo della
città, infine, il sacerdote invita a recuperare le vocazioni proprie
del territorio, ignorate negli ultimi cinquant’anni a vantaggio della
logica industriale. Tra queste cita il porto, le bellezze
paesaggistiche, l’agricoltura, la gastronomia, l’arte e la storia.
<<Lo sviluppo di Brindisi – conclude – va ripensato>>. F.
M .
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