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Il presidente del Consiglio non deve illudersi che la Chiesa
taccia. La Chiesa non rinfaccia nulla a nessuno, per carità
cristiana, ma è evidente che i vescovi hanno una precisa
morale da difendere». Così comincia l’intervista a monsignor
Ghidelli, vescovo di Lanciano e Ortona, noto biblista,
apparsa domenica 21 giugno sul Corriere della Sera, a
proposito delle vicende che hanno investito una delle più
alte cariche istituzionali del Paese.
Il suo disagio e quello di altri vescovi hanno fatto eco
all’editoriale di Avvenire, in cui si chiedeva al presidente
del Consiglio «un chiarimento sufficiente a sgomberare il
terreno dagli interrogativi più pressanti, che non vengono
solo dagli avversari politici ma anche da una parte di
opinione pubblica non pregiudizialmente avversa al premier».
Il vescovo di Mazara del Vallo, monsignor Mogavero, ha
aggiunto: «Tra il livello pubblico, di governo, e quello
privato e inviolabile, di coscienza, c’è un terzo piano:
quello dell’immagine. I comportamenti di chi governa possono
determinare maggiore credibilità oppure una
delegittimazione, parziale o totale. Certi comportamenti
possono incrinare la fiducia fino a una delegittimazione di
fatto».
Chi ha l’onore e l’onere di servire il Paese (senza
servirsene), per di più con una larga maggioranza, quale mai
si era vista nella storia della Repubblica, è doveroso che
si dedichi a questo importante compito senza "distrazioni",
che un capo di Governo non può permettersi. L’alta
responsabilità comporta restrizioni di movimenti e
comportamenti adeguati alla carica, per servire a tempo
pieno il Paese e dedicarsi totalmente al "bene comune" dei
cittadini.
A maggior ragione oggi, che il Paese è alle prese con una
delle più gravi crisi economiche (ma anche morali) che abbia
mai affrontato, con moltissime famiglie sulla soglia della
povertà, lavoratori senza più occupazione e giovani precari
a vita, senza futuro e speranza. Che esempio si dà alle
giovani generazioni con comportamenti "gaudenti e
libertini", o se inculchiamo loro i valori del successo, dei
soldi, del potere: traguardi da raggiungere a ogni costo,
anche tramite scorciatoie e strade poco limpide?
Oggi il Paese più che di polveroni e distrazioni, necessita
di maggiore sobrietà, coerenza e rispetto delle regole. E,
soprattutto, chiarezza. Non solo a parole, ma concretamente,
con i fatti. A poco servono imbarazzanti e deboli difese
d’ufficio dei vari "corifei", "caudatari" o "maschere
salmodianti" (come li ha definiti qualcuno), che ci
propinano a ogni ora ritornelli e moduli stantii, a difesa
dell’indifendibile. O nel tentativo "autolesionista" di
minimizzare tutto, spostando la mira su altri bersagli.
Ancora peggio, poi, quando "la pezza è più grande dello
sbrego" come si dice, e si definisce il presidente del
Consiglio «l’utilizzatore finale» di un giro di prestazioni
a pagamento, e si considerano le donne "merce", di cui «si
potrebbe averne quantitativi gratis». Naturalmente.
Non basta la legittimazione del voto popolare o la pretesa
del "buon governo" per giustificare qualsiasi comportamento,
perché con Dio non è possibile stabilire un "lodo", tanto
meno chiedergli l’"immunità morale". La morale è uguale per
tutti: più alta è la responsabilità, più si ha il dovere del
buon esempio. E della coerenza, che è ancora una virtù, e dà
credibilità alle persone e alle loro azioni.
Sull’operato del presidente del Consiglio oggi fanno
riflettere certi silenzi "pesanti", anche all’interno della
stessa maggioranza. La Chiesa, però, non può abdicare alla
sua missione e ignorare l’emergenza morale nella vita
pubblica del Paese. Nessuno pensi di allettarla con promesse
o ricattarla con minacce perché non intervenga e taccia. I
cristiani (come dismostrano le lettere dei nostri lettori)
sono frastornati e amareggiati da questo clima di
decadimento morale dell’Italia, attendono dalla Chiesa una
valutazione etica meno "disincantata". Non si può far finta
che non stia succedendo nulla, o ignorare il disagio di
fasce sempre più ampie della popolazione, e dei cristiani in
particolare.
Il problema dell’esempio personale è inscindibile per
chiunque accetta una carica pubblica. In altre nazioni, se i
politici vengono meno alle regole (anche minime) o hanno
comportamenti discutibili, sono costretti alle dimissioni.
Perché tanta diversità in Italia? L’autorità senza
esemplarità di comportamenti non ha alcuna autorevolezza e
forza morale. È pura ipocrisia o convenienza di interessi
privati. Chi esercita il potere, anche con un ampio consenso
di popolo, non può pretendere una "zona franca" dall’etica.
Né pensare di barattare la morale con promesse di leggi
favorevoli alla Chiesa: è il classico "piatto di
lenticchie", da respingere al mittente.
Parlando di De Gasperi, grande statista trentino, Benedetto
XVI l’ha indicato come modello di moralità per i governanti:
«Il ricordo della sua esperienza di governo e della sua
testimonianza cristiana siano di incoraggiamento e stimolo
per coloro che reggono le sorti dell’Italia, specialmente
per quanti si ispirano al Vangelo». «De Gasperi», ha
aggiunto il Papa, «è stato autonomo e responsabile nelle sue
scelte politiche, senza servirsi della Chiesa per fini
politici e senza mai scendere a compromessi con la sua retta
coscienza».
In una nota pubblicata dal Sir (Servizio informazione
religiosa, cioè l’agenzia di notizie dei vescovi) del 26
maggio scorso, Riccardo Moro afferma che le vicende
personali del premier offrono «un contributo sgradevole al
sereno sviluppo dei rapporti democratici». E al premier che
assicura di "chiarire in futuro" i dubbi sollevati dalla
stampa nazionale ed estera, chiede: «Ma se nulla di quanto è
ignoto è riprovevole, perché rinviare? Se non vi è nulla da
nascondere, alimentare i misteri rinviando spiegazioni,
rivela una considerazione della stampa e dell’opinione
pubblica particolarmente irriguardosa». E aggiunge: «La
libera stampa indipendente è uno dei fondamenti della
democrazia per il controllo sull’azione del Governo e per
veicolare informazione e dialogo democratico tra i
cittadini, non un disturbo nell’azione democratica».
Di fronte all’Italia che arranca, di fronte al polverone
mediatico sulle vicende del premier, i problemi reali del
Paese (famiglia, lavoro, immigrati, riforme...) sono passati
in secondo ordine. C’è da augurarsi, quanto prima, che da
una "politica da camera da letto" si passi alla vera
politica delle "camere del Parlamento", restituite alla loro
dignità e funzioni. Prima che la fiducia dei cittadini verso
le istituzioni prenda una via senza ritorno. A tutto c’è un
limite. Quel limite di decenza è stato superato. Qualcuno ne
tragga le debite conseguenze.
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