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Chi sono i consiglieri che sostengono l’attuale maggioranza
a Veglie e in quali liste sono stati eletti?
Il Consiglio Comunale come è composto?
La minoranza chi la rappresenta?
Di quanti membri è composta la Giunta e chi sono?
La probabile legittimità formale garantita dalla macchina
burocratica autorizza a governare?
Il Governo di un paese può stare in piedi senza un popolo?
Sono alcune delle tante domande che un cittadino vegliese si
pone, senza ottenere risposta.
I candidati vegliesi, che in campagna elettorale, nelle
dieci delle 23 liste della competizione provinciale,
garantivano il loro impegno per il bene della nostra
comunità, sono ritornati alle loro occupazioni di sempre e
non sembrano interessati alle sorti della gestione del
Paese.
I due maggiori schieramenti vegliesi compattati per
necessità elettoralistiche sono ritornati a dividersi nel
loro interno.
Pertanto, rimane in piedi un sindaco che non si sa a quale
schieramento appartenga (in campagna elettorale è stato il
grande assente) e da chi è sostenuto, visto che il
centrosinistra si è ricompattato all’opposizione.
Vi è poi un gruppo di persone che attraverso un complicato
congegno surrettizio, attivato dall’ingegneria procedurale,
in seguito alle dimissioni della maggioranza dei consiglieri
comunali, è approdato in consiglio comunale a sostegno di
un’assemblea elettiva che di fatto si è autosciolta. Alcune
di queste persone sostengono “Fai con i suoi giapponesi”,
altre si oppongono.
Ironia della sorte a sostenerlo sono quelli che dovrebbero
opporsi, in quanto eletti nella lista di opposizione e ad
opporsi sono quelli che dovrebbero sostenerlo, sia perché
candidati nella stessa lista, sia perché militanti nello
stesso Partito Democratico.
La vicenda è alquanto complicata, ma i responsabili di
partito, compresa la giovane segretaria dei Democratici, non
informano i cittadini, non condannano i comportamenti
politici di queste persone che passano da uno schieramento
all’altro, non attivano confronti pubblici per denunciare il
basso livello di moralità politica, non creano sensibilità
civica in grado di isolare quanti si mettono fuori dal
confronto democratico.
D’altro canto nessun neogovernativo è sfiorato dal rischio
del ridicolo e un posto, per dieci mesi, di consigliere
comunale diventa ambito quanto quello della partecipazione
al Grande Fratello.
In mezzo a questa surreale e grottesca storia di paese
arriva improvvisamente la ciliegina sulla torta. I vegliesi
ricevono l’avviso di pagamento suppletivo, a partire dal
2006, per la tassa dei rifiuti.
Alla protesta della gente non si fa attendere la classica
risposta di sempre: “ Fai e i suoi giapponesi non sapevano”.
La storia si ripete puntualmente.
E tutto diventa una tragica farsa ai danni del Paese.
Ma qualcuno con 120 mila euro di compensi annui se la ride.
Veglie 30/06/09 Giovanni Caputo
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