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Non c’è giorno che non venga scandito da un assalto umano
disumanizzato, perpetrato nei riguardi delle donne, nei confronti di
un bambino, di una giovanissima.
Il branco è nell’ombra, predisposto a un’opera demolitrice, a
violare la realtà dell’altro, sconvolgendone l’equilibrio e
compromettendone il benessere, un’azione infame nel più profondo del
termine, dove non c’è lessico che tenga per definirne il
raccapriccio.
Ciò che deve scuotere le coscienze è l’infamia che non consente
giustificazioni, né ansia da contagio, ma promuove una linea
comportamentale priva di black-out ideologici: infatti con le
ideologie stendiamo ipocrisie e false aspettative, non cogliamo le
urgenze né le insopprimibili necessità-priorità, a riconferma che
donne, bambini e anziani non si toccano, non si debbono toccare, non
bisogna permettere che ciò accada.
Il branco si fa beffe della bellezza, della fragilità, entra a gamba
tesa dove l’innocenza e la stessa femminilità regalano al mondo il
piacere dell’esistenza, e all’esistenza il miracolo del futuro che
nasce e cresce, perché custodisce il segreto dell’amore più grande.
Sociologi, pedagogisti, psicologi, preoccupati per le dimensioni
crescenti di questo fenomeno, nella torsione in cui costringe
l’attualità, che somiglia sempre più a un’apnea soffocante, tant’è
che ognuno esplicita ragioni diverse per spiegarne l’exploit.
Si coglie il male, lo si traveste di bugie, lo si affascina con il
dolore dell’altro, per colmare i propri vuoti e le proprie assenze,
che diventano patologie.
Non c’è ritocco al corredo del codice genetico umano, una
eventualità del genere non è possibile nel breve passo che
intercorre tra una generazione e l’altra, allora come è possibile
che a ogni pagina appare la notizia di uno stupro, di una violenza
da poco commessa, ciò non solo nelle strade, nei vicoli ciechi,
nelle campagne buie, ma nelle famiglie, dove dovrebbe prevalere il
principio dell’amore, dei vincoli affettivi, nella continuità del
vivere insieme. Eppure proprio all’interno del nucleo famigliare,
vicino al focolare passa sotto silenzio questa pratica infame,
proprio lì, ognuno assume il ruolo parossistico di teatrante, recita
la parte di chi nega, di chi non vede, di chi occulta e passa avanti
agli abusi che non hanno fine.
In questa ferita c’è l’esperienza intera del dolore, dell’amore
frustrato, un modello che si tramanda senza che alcuno intervenga a
porre un freno, eppure come ha detto qualcuno “ i ragazzi violenti
del futuro sono ora dei bambini “, proprio quelli afferrati come
oggetti e spogliati di ogni emozione.
Occorre ritrovare un senso comune non più rinviabile, non sono più
sufficienti le notizie, il bombardamento mediatico, forse è arrivata
l’ora di un ripensamento culturale che sia sinonimo di
coinvolgimento, nel discuterne e rifletterne insieme, non solo per
preservare le menti giovani dalla violenza che non risparmia alcuno,
ma per coltivare in chi cresce un senso critico sano e attento ai
valori della vita, quella di tutti, soprattutto delle donne, dei
bambini, degli anziani, CHE NON SI DEBBONO TOCCARE MAI.
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