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La situazione che si sta verificando in provincia di Lecce ed in
modo particolare nel basso Salento non può e non deve lasciarci
tranquilli. Sono convinto che la Puglia non è la Campania, siamo in
una regione ed in territori molto diversi da quelli campani, ma c’è
Napoli ed il Governo ci ha messo la faccia ed è intervenuto
attivamente ed energicamente. Napoli è Napoli ed ha una rilevanza
mondiale.
Il Salento è più distante da Roma ed il Governo, almeno quello
centrale, qui non ci mette la faccia che invece mettiamo noi
salentini, così come ci rimettiamo anche negli sforzi che abbiamo
fatto per lanciare un territorio tra i più visitati ed apprezzati in
Italia in questi ultimi anni. Potrebbe anche essere questo un motivo
di disattenzione e di penalizzazione per la nostra provincia.
Chi ricorda la mucillagine della fine degli anni '80, che aveva
invaso l’Adriatico centro-settentrionale ed alcuni giornali
parlavano addirittura di mucillagine lungo le coste settentrionali
pugliesi, in particolare nel mare del Gargano con i suoi
meravigliosi luoghi ed un mare limpidissimo, un incantato territorio
che dava fastidio, perché stava attraendo il turismo tedesco e
d’oltralpe, da sempre appannaggio delle coste romagnole e
marchigiane.
Stiamo lavorando con grande entusiasmo ed attenzione intorno ad un
progetto che spontaneamente ha preso il titolo di “Tesoretto del
Salento”, con la partecipazione attiva dei mass media pugliesi ed in
particolare leccesi. La gente che ci sta seguendo ci invita a non
fermarci e ci fornisce suggerimenti sui quali ampliare il dibattito.
Al Tesoretto che c’è, per i bellissimi territori, il mare limpido,
invitante ed invidiato, i beni culturali di grandissimo interesse, i
centri storici dei nostri piccoli paesi (che con Lecce ed il suo
barocco attraggono sempre di più i turisti), si associa il rapporto
umano che coinvolge ed affeziona quanti visitano i centri storici
dei nostri paesi ed incontrano gli abitanti, la bellezza dei nostri
ulivi secolari, monumenti viventi dell’agricoltura e del paesaggio
salentino.
Se andranno in onda le immagini di un Salento pieno d’immondizia, di
discariche a cielo aperto, come accade qualche mese fa per Napoli e
la Campania, potremo dire addio ai nostri sogni di crescita
turistica, sociale, economica ed a quell’occupazione nei servizi
turistici, che con ogni mezzo stiamo cercando di sviluppare. Se si
considera che a tutto questo si aggiunge la mancanza d’acqua per
l’agricoltura, e per lunghi periodi anche di quella potabile.
Un’agricoltura che non decolla, anzi regredisce sempre di più. Il
Ministero dell’Agricoltura interviene su Bruxelles per salvaguardare
gli interessi dell’Emilia Romagna per il suo Parmigiano Reggiano
dimenticato nelle cantine e non più ricercato come una volta poiché
preda dei sostituti. Nulla, invece, viene fatto per il nostro olio
extravergine d’oliva che, ormai, lo si può acquistare a € 2,00 al
litro, ma senza questo essenziale condimento la cucina mediterranea
non è tale.
Il Salento, si caratterizza, inoltre, per la mancanza di trasporti
adeguati, essenziali per essere sulle rotte interne, quindi, saremo
sempre esclusi da quelle grandi, sia quelle aeree sia quelle di
treni veloci, senza aggiungere altro. Fra qualche anno chi potrà
dirci dove saremo e cosa potremo fare per il nostro Salento e per
ridare fiducia ai giovani?
Purtroppo, dobbiamo avere il coraggio di confessare che manchiamo di
una classe politica propositiva e capace di affrontare con passione
e determinazione i nostri problemi. Una classe politica lontana,
assente dai problemi e dalla gente, dai bisogni, che non si
confronta con i cittadini, gli elettori, i movimenti. Che classe
politica è questa?
C’è la necessità di rompere questo “sistema viziato” che vive sui
clientelismi, sulle schiene piegate, che riduce la gente “al
cappello in mano”, al ritorno del “signuria”. E’ ora di finirla! La
nostra gente ha un’antica dignità da difendere, una spina dorsale
che ha affrontato senza piegarsi l’umiliazione dell’emigrazione
forzata, i furesi, i contadini, i braccianti che hanno saputo
ricavare le necessità per i bisogni delle loro famiglie, anche dalle
rocce, dai sassi, gli artigiani, i professori nei loro alti
mestieri, gli umili a testa alta, gli innamorati, i transennati
dalle parole di Don Tonino Bello che in lui riponevano grande
speranza.
Cosa rispondiamo a coloro che cercano un progetto di sviluppo per il
Salento? E’ tempo di rimboccarci le maniche. Verrà il federalismo e
tutto potrebbe essere più difficile, ma prepariamoci a reagire. Se
sapremo ritrovare noi stessi, lo stesso federalismo potrebbe essere
una risorsa per il nostro territorio. Su questo tema non si può,
però, delegare, dobbiamo essere noi i protagonisti, solo così
potremo sperare nel riscatto del Salento che amiamo.
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