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La guida “I vini d’Italia” dell’Espresso alla Puglia dedica 24
pagine e in essa sono inserite tutte le più importanti cantine della
Regione. Al primo posto, con 18 punti, c’è il Gratticciaia 2004
delle Agricole Vallone di Lecce. Seguono poi con un punto in meno il
Salice salentino, rosso riserva Lacarta 2004 di Francesco Candido,
il Primitivo di Manduria Tradizione del nonno 2006 di Savese e il
Notarpanaro 2004 di Cosimo Taurino.“Attacco netto, preciso
profilato, palato preciso e incisivo, decisamente infiltrante, molto
lungo con finale dai toni agrumati” così è definito il Salice
riserva Lacarta 2004 dagli autori della guida, mentre il Notarpanaro
2004 di Cosimo Taurino viene presentato “con sentori penetranti e
caratteriali, palato maturo e avvolgente, dagli invitanti
chiaroscuri aromatici, vigoroso nei tannini, estremamente saporito
ed incisivo”.
Ora, visto che per fare questi ottimi vini una buona parte delle uve
proviene. dalla zona dove sta per essere realizzato, in parte
abusivamente, il “Megasansificio”, come mai, ci chiediamo, voi
produttori non intervenite a difesa delle vostre produzioni ?
Non è compito nostro ricordare che si tratta di produzioni da tutti
riconosciute di ottima qualità, che:
• tutelano il paesaggio agrario;
• conservano la vocazione produttiva del territorio;
• offrono posti di lavoro stabile e migliaia di giornate lavorative;
• forniscono i contributi agricoli;
• e inseriscono il Salento nel circuito nazionale dei buoni
produttori di vini.
Come non rendersi conto che tutto questo è seriamente messo in
pericolo?
Non siete preoccupati che i clienti potrebbero abbandonarvi, una
volta scoperto che i vostri vini vengono prodotti in una zona nella
quale è presente un “Megasansificio”?
E quanti turisti sarebbero disposti a soggiornare in una struttura
agro-turistica adiacente ad un’impresa insalubre?
Il vostro lavoro e quello dei vostri genitori rischia di essere
vanificato da scelte incomprensibili, che hanno permesso all’impresa
di realizzare il “Megasansificio”, con la compiacenza delle
Istituzioni locali, che prima s’impegnano a richiedere la VIA
(valutazione d’impatto ambientale) e poi sostengono gli interessi
dell’impresa e ne consigliano modifiche progettuali, per permettere
alla ditta di attivare, nell’imminente stagione, le attività di
trasformazione della sansa.
Le forze politiche, da parte loro, o sono a rimorchio dei propri
rappresentanti istituzionali o sostengono in maniera diversa le
ragioni dell’impresa. Sono parte attiva dello scontro in atto solo i
sindaci di Salice, Guagnano, Novoli, Avetrana, Porto Cesareo, Nardò,
San Donaci e San Pancrazio.
Mancano incomprensibilmente i Sindaci di Leverano e di Carmiano.
Se qualcuno ha deliberatamente scelto di stare dalla parte dell’Oil
salento e non tutelare i produttori della zona:
• con grave danno di un’economia, che sta ritrovando la sua
specificità produttiva;
• con l’impoverimento di un paesaggio agrario, già fortemente
aggredito dall’espansione edilizia;
• e con la minaccia alla salute di una un’intera popolazione del
nord salento,
perché voi, che siete i diretti interessati non intervenite a fare
fronte comune con quanti avversano la realizzazione del “Megasansificio”?
I tempi sono ristretti. Il 16 ottobre la Provincia ha organizzato la
conferenza dei servizi e tutto verrà sistemato per attivare i forni,
perché procedure e tecnici si piegano, anche a danno della salute
dei cittadini, a quanti si sanno muovere tra le loro pieghe.
Bisognerà poi sperare nei pronunciamenti dei giudici amministrativi
che, come è avvenuto per l’Ilva di Taranto, hanno dato ragione agli
ambientalisti, intimando al Comune di organizzare in tre mesi un
referendum sull’Ilva. Ma questo si vedrà in seguito.
Comitato “Ambiente Sano”
Italia Nostra
Lega Ambiente
CGIL
CIA
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