Home Page di Controvoci

( chiudi la pagina )

   04 settembre 2008 - di Daniele Durante

Lettere

Eluana

 


Cosa ci fa, Eluana, distesa su quel letto? Dorme dopo una giornata pesante? Sogna del suo principe azzurro? Sogna di qualcosa di bello che domattina racconterà alle amiche? Si è distesa un attimo per poi rialzarsi e correre al lavoro?

No, Eluana è distesa su un letto dal 18 Gennaio 1992,16 anni fa, giorno più, giorno meno.
Si è schiantata con la sua auto contro un muro, verso le quattro del mattino. Dopo i primi tentativi di rianimazione, i medici dell'ospedale di Lecco hanno comunicato ai parenti una diagnosi terribile: stato vegetativo permanente, ossia irreversibile.
La regione superiore del cervello (corteccia), compromessa da un trauma oppure da un'emorragia, è andata incontro a una degenerazione definitiva. E con essa tutte le funzioni di cui è responsabile: dall'intelletto agli affetti, e più in generale alla coscienza. Eluana è morta. Ma non ci sono stati funerali, il suo feretro non è stato portato in Chiesa, per lei non è stato pronunciato "L'eterno riposo", la preghiera dei defunti. Quella che termina con "riposino in pace, Amen".
No, perché Eluana non riposa in pace.
Da 16 anni i suoi occhi si aprono e si chiudono seguendo il ritmo del giorno e della notte, ma non vedono. Le labbra sono scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera l'intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto.
È un vegetale.
Il padre, Beppino Englaro, nominato legalmente suo tutore, ha chiesto più volte di interrompere la tortura che sua figlia subisce quotidianamente. Non in nome dell'eutanasia, ma dell'interruzione di un accanimento terapeutico, che non tiene conto della prognosi definitiva: "In considerazione del lunghissimo intervallo trascorso dall'evento traumatico, si può formulare una prognosi negativa quanto a un recupero della vita cognitiva". Insomma, Eluana non tornerà in vita, passerà i prossimi 50-60-70 anni distesa su quel letto.
Molte sentenze dei tribunali negli anni hanno impedito che Eluana avesse un dignitoso funerale,ma pochi mesi fa la Corte d'appello di Milano ha autorizzato il padre, in qualità di tutore, a nterrompere il trattamento di idratazione e alimentazione forzato che da 16 anni la tiene in vita. Finalmente un padre può compiere un gesto di pietà verso la figlia di trentenne che ha perso in quel terribile mattino, e che da quel giorno accudisce amorevolemente, confrontando l'immagine di quel cadavere alimentato forzatamente con quella della bambina solare che ha visto crescere.
Ma anche in questa vicenda i chierici e i clericali benpensanti hanno deciso di agire contro i valori cristiani della pietà e della solidarietà, oltre che contro il buonsenso. «Non nascondiamoci dietro un gioco di parole, assisteremo purtroppo, con dolore e tristezza, alla morte provocata di una persona» ha affermato Monsignor Rino Fisichella.
"Non possiamo tacere la nostra preoccupazione se si dovesse procedere a una consumazione di una vita per una sentenza" ha rincarato Monsignor Angelo Bagnasco.
Perché per loro quella di Eluana, alimentata a forza e svuotata ogni giorno con un clistere, è VITA. Ma questi uomini, perché di semplici uomini si tratta, sanno cos'è la VITA? Quante volte negli ultimi 16 anni Eluana è uscita con gli amici, quante volte ha riso per una battuta, quante volte ha pianto per una delusione, quante volte ha fatto l'amore, quante volte ha litigato e quante volte ha fatto pace, quante volte ha detto ai genitori:"Ti voglio bene", quante volte ha detto al suo ragazzo
"Ti amo"?
Mai, Eluana non l'ha mai fatto. Perché Eluana è morta sbattendo su un muro con la sua auto il 18 gennaio 1992.