Cosa ci fa, Eluana, distesa su quel letto? Dorme dopo una
giornata pesante? Sogna del suo principe azzurro? Sogna di
qualcosa di bello che domattina racconterà alle amiche? Si è
distesa un attimo per poi rialzarsi e correre al lavoro?
No, Eluana è distesa su un letto dal 18 Gennaio 1992,16 anni fa,
giorno più, giorno meno.
Si è schiantata con la sua auto contro un muro, verso le quattro
del mattino. Dopo i primi tentativi di rianimazione, i medici
dell'ospedale di Lecco hanno comunicato ai parenti una diagnosi
terribile: stato vegetativo permanente, ossia irreversibile.
La regione superiore del cervello (corteccia), compromessa da un
trauma oppure da un'emorragia, è andata incontro a una
degenerazione definitiva. E con essa tutte le funzioni di cui è
responsabile: dall'intelletto agli affetti, e più in generale
alla coscienza. Eluana è morta. Ma non ci sono stati funerali,
il suo feretro non è stato portato in Chiesa, per lei non è
stato pronunciato "L'eterno riposo", la preghiera dei defunti.
Quella che termina con "riposino in pace, Amen".
No, perché Eluana non riposa in pace.
Da 16 anni i suoi occhi si aprono e si chiudono seguendo il
ritmo del giorno e della notte, ma non vedono. Le labbra sono
scosse da un tremore continuo, gli arti tesi in uno spasimo e i
piedi in posizione equina. Una cannula dal naso le porta il
nutrimento allo stomaco. Ogni mattina gli infermieri le lavano
il viso e il corpo con spugnature. Un clistere le libera
l'intestino. Ogni due ore la girano nel letto. Una volta al
giorno la mettono su una sedia con schienale ribaltabile, stando
attenti che non cada in avanti. Poi di nuovo a letto.
È un vegetale.
Il padre, Beppino Englaro, nominato legalmente suo tutore, ha
chiesto più volte di interrompere la tortura che sua figlia
subisce quotidianamente. Non in nome dell'eutanasia, ma
dell'interruzione di un accanimento terapeutico, che non tiene
conto della prognosi definitiva: "In considerazione del
lunghissimo intervallo trascorso dall'evento traumatico, si può
formulare una prognosi negativa quanto a un recupero della vita
cognitiva". Insomma, Eluana non tornerà in vita, passerà i
prossimi 50-60-70 anni distesa su quel letto.
Molte sentenze dei tribunali negli anni hanno impedito che
Eluana avesse un dignitoso funerale,ma pochi mesi fa la Corte
d'appello di Milano ha autorizzato il padre, in qualità di
tutore, a nterrompere il trattamento di idratazione e
alimentazione forzato che da 16 anni la tiene in vita.
Finalmente un padre può compiere un gesto di pietà verso la
figlia di trentenne che ha perso in quel terribile mattino, e
che da quel giorno accudisce amorevolemente, confrontando
l'immagine di quel cadavere alimentato forzatamente con quella
della bambina solare che ha visto crescere.
Ma anche in questa vicenda i chierici e i clericali benpensanti
hanno deciso di agire contro i valori cristiani della pietà e
della solidarietà, oltre che contro il buonsenso. «Non
nascondiamoci dietro un gioco di parole, assisteremo purtroppo,
con dolore e tristezza, alla morte provocata di una persona» ha
affermato Monsignor Rino Fisichella.
"Non possiamo tacere la nostra preoccupazione se si dovesse
procedere a una consumazione di una vita per una sentenza" ha
rincarato Monsignor Angelo Bagnasco.
Perché per loro quella di Eluana, alimentata a forza e svuotata
ogni giorno con un clistere, è VITA. Ma questi uomini, perché di
semplici uomini si tratta, sanno cos'è la VITA? Quante volte
negli ultimi 16 anni Eluana è uscita con gli amici, quante volte
ha riso per una battuta, quante volte ha pianto per una
delusione, quante volte ha fatto l'amore, quante volte ha
litigato e quante volte ha fatto pace, quante volte ha detto ai
genitori:"Ti voglio bene", quante volte ha detto al suo ragazzo
"Ti amo"?
Mai, Eluana non l'ha mai fatto. Perché Eluana è morta sbattendo
su un muro con la sua auto il 18 gennaio 1992.