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Il
lavoro nobilita l’uomo, ma può anche ucciderlo! |
“C’è l’affitto da pagare? Vai a lavorare, lì ti possono
sfruttare, umiliare, sottopagare, cassaintegrare, ma non è che
ti possono ammazzare, non è così, per dio, non è così che deve
andare, cazzo, morire, cazzo morire per poco più di un milione
non può capitare, ma non si sa come succede ogni giorno a ben
tre persone e io sarei il pazzo! mille morti l’anno è una guerra
per dio, ed io sono un pazzo fottuto che con una guerra in corso
vado ancora in giro disarmato, un pazzo, un pazzo fottuto (…)”
Povera vita mia, 99 posse.
“La figlia adesso sta all’ospedale, ed è li quando i medici
escono dal reparto e le dicono che il padre non ce l’ha fatta.
Anche chi sta qui, sotto i fari gialli che accolgono i
visitatori dello stabilimento, ha l’aria disfatta di chi non ce
la fa più. I più giovani parlano e accusano e puntano il dito e
imprecano e si sentono come chi è all’inizio di una battaglia
che deve essere combattuta e deve essere vinta, ad ogni costo. I
più anziani preferiscono il silenzio come se il tempo passato,
l’averne viste ”di tutti i colori”, avesse steso uno strato di
disillusione rassegnata su tutto ciò che potrebbe essere meglio
e non lo è, non lo sarà: «Tanto non cambierà mai niente. Adesso
tutti urlano, invocano giustizia. Hanno scoperto il problema
della ”sicurezza sul lavoro”. Dopo i funerali nessuno se ne
ricorderà più»…”
1200 morti e circa un milione gli infortuni sul lavoro ogni
anno.
Nel solo settore dell’edilizia si registrano 1300 morti negli
ultimi cinque anni.
La realtà non è molto diversa fra i paesi del nord e quelli a
noi vicini, quello che però sconcerta è l’assoluta noncuranza,
il disprezzo della vita umana e, non so in quale misura, anche
l’ignoranza.
Da anni, praticamente da sempre, inorridisco nel vedere e
constatare come sia ancora possibile ammirare i “trapezisti”
dell’assurdo, uomini ragno in eterno equilibrio precario su
piccole assi di legno a dieci metri dal suolo, impalcature da
terzo mondo proprio qui, in un Paese che ha la presunzione di
chiamarsi civile. Ponteggi al limite dell’impossibile, tubi
arrugginiti e giunti difettosi, assi di legno semplicemente
appoggiate e senza nemmeno un parapiede o una scala di sicurezza
E i nostri valorosi eroi, muratori e carpentieri così come gli
imbianchini, elettricisti, montatori e idraulici sfidano ogni
giorno le leggi della gravità e del buon senso, in barba ad ogni
sensata legge sia essa la 626 o la 494.
Ho visto addirittura un ponteggio ancorato e fissato ad una
tubazione di gas metano…
Perennemente senza cinture di sicurezza, in scarpe da tennis e
capelli al vento, tanto in verità qui da noi il casco non si usa
nemmeno in moto…
Quando piangeremo il prossimo morto a Veglie? Chi avrà il
coraggio di dirlo alla famiglia?
Quando grideremo, ancora una volta, che le morti bianche sono
inaccettabili ed indegne di un Paese civile? Chi potrà sentirsi
davvero senza colpe?
Quando applaudiremo un nuovo feretro all’uscita di una chiesa? E
se fosse un nostro caro?
Siamo già pronti a consolare la povera vedova e ad accarezzare i
pargoletti rimasti tristemente orfani? Quanto fariseismo e
qualunquismo si nasconde nei gesti a posteriori…
Siamo già pronti ad organizzare una raccolta fondi da destinare
ai miseri familiari, per poi scordarcene ipocritamente il giorno
dopo? Basta davvero così poco per sfamare la nostra coscienza?
Siamo già pronti a dire che di lavoro non si può morire e che le
istituzioni non ci tutelano?
Balle, tutte balle, enormi balle!
La colpa è si dell’ispettorato del lavoro che latita in maniera
indegna.
La colpa è anche dei nostri tutori della legge, che molto spesso
sono troppo impegnati per accorgersi che la differenza tra un
aspirante suicida e un povero cristo in equilibrio precario è
davvero inesistente.
La colpa è altresì dei titolari di quelle imprese poco serie che
per ignoranza o malafede omettono le benché minime ed elementari
misure di sicurezza, che siano le scarpe con la punta rinforzata
o l’elmetto o una cintura di sicurezza.
Ma la colpa più grave è la tolleranza, la terribile tolleranza
dettata dalla miseria e dalla povertà, da quella estrema
necessità di un lavoro ad ogni costo, dove è impossibile
ribellarsi altrimenti si rimane a casa. Quella infame tolleranza
che ci fa dimenticare che moltissimi dei lavorati è in nero,
togliendo loro anche la dignità di Lavoratore, e non parlo di
ferie e malattia…
E noi tutti siamo tolleranti, troppo ed ingiustificatamente
tolleranti, nessuno escluso.
Lo siamo nel nome del risparmio, nel nome del dio denaro, perché
chiamare per i nostri lavori le imprese serie ed attente alla
Sicurezza costa di più, a volte anche tanto di più.
Ma quanto vale una vita umana? Quale valore le diamo? E questa
non è una domanda retorica…
La colpa è solo mia, ed è solo tua se domani un ragazzo o un
padre di famiglia, nella speranza di portare un piatto in
tavola, tornerà a casa su di una sedia a rotelle o peggio in una
cassa da morto.
Leggevo che dovremmo vergognarci per le spiagge poco pulite dei
nostri mari, magari dovremmo pure farlo, ma sono sicuro che
dobbiamo vergognarci soprattutto perché non riusciamo a
proteggere un figlio né un padre né una madre, inviandoli ogni
giorno ad un possibile massacro e sperando che almeno per oggi
non tocchi né a loro né a noi.
Niente scuse allora, se dovesse accadere qualcosa ad un muratore
e noi abbiamo visto in quali condiziona lavorava, ne siamo
responsabili.
Se delle schegge colpiranno gli occhi di un fabbro intento a
smerigliare il nostro cancello, ne siamo responsabili.
Se un contadino subirà dei danni alla salute per aver utilizzato
degli anticrittogamici senza criterio, ne siamo responsabili.
Se un camionista non tornerà a casa perché i tempi di consegna
erano “imperativi”, ne siamo responsabili.
Se un imbianchino perderà la vista a causa della calce
utilizzata per rinfrescare le nostre mura, ne siamo
responsabili.
Possiamo scegliere se essere complici, responsabili o
semplicemente ignavi.
Oppure possiamo scegliere il rispetto della vita e della dignità
del lavoro, pretendendo tutto ciò che può essere dettato dal
buon senso, senza necessariamente essere esperti di Sicurezza
sul lavoro.
Non aspettiamo troppo per scegliere da che parte stare, potrebbe
essere tardi…