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 25 marzo 2008  - di Valentina Trisolini

Lettere

 

Un popolo che non può correre

 

Molto spesso, quando penso alla nostra Italia, penso a quanti difetti abbia la nostra Italia ma poi penso anche a quanto sia bello poter assaporare la libertà, una libertà che possiamo conoscere tutti i giorni, quando ad esempio protestiamo per la spazzatura o quando denunciamo una sanità che non va oppure anche quando ci arrabbiamo con il vicino di casa perchè, annaffiando le sue piante, fa gocciolare l'acqua sul nostro balcone.

Credo che la libertà sia situata proprio nella nostra lingua, più che quella libertà fisica di cui tutti abbiamo più paura; è peggio un nodo alla lingua di un nodo alle mani!

In alcuni paesi come in Cina, la repressione della libertà del pensiero, provoca la privazione della libertà fisica e proprio per questo molti cinesi non possono più muovere le mani per il semplice fatto di aver detto "a" anzi che "b". In questi giorni stiamo assistendo ad arresti che stanno riducendo in manette uomini innocenti; questi uomini stanno solo contrastando un regime che da molti anni sta riducendo il popolo cinese come se fossero numeri e non più uomini.

L' 08/08/2008 ci sarà l'inaugurazione delle Olimpiadi di Pechino; e come si può non effettuare un paragone tra questa manifestazione e il regime totalitario che vige in Cina? Le Olimpiadi infatti, sono l'emblema della freschezza, della collaborazione, dell'uguaglianza, dell'agonismo, della passione e dell'individualità. Il governo cinese ha come unico principio il comando e la prevaricazione, allora è giusto che un popolo così infelice si trovi ad ospitare una manifestazione di ideali così aperti e positivi?

Non è giusto che questo 2008 porti ai cinesi repressioni e morte, nello stesso momento in cui sta avvenendo l'apertura dei giochi olimpici e tutto questo perchè si ribellano ad una censura senza senso. I mille metri che si correranno nel campo verde di Pechino saranno metri con molti ostacoli, ostacoli che saranno invisibili sul campo ma che rimarranno presenti su uno stadio olimpico addobbato a gran festa con paiettes e lustrini, luci bellissime che si spegneranno presto.

All'inaugurazione, colui che sorriderà, sarà un un uomo che per quel giorno sfodererà il suo più bel sorriso di circostanza, formale, diplomatico e la sua espressione felice tornerà presto seria e non c'è niente di più triste di un sorriso finto.