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Il
cosiddetto Papa-day, organizzato dal cardinale Ruini per
domenica 20 gennaio, ha visto il riversarsi di una folla
di 200.000 persone in piazza San Pietro, tra cui
moltissimi esponenti politici. Tutti i presenti
all’Angelus, fossero appartenenti ad associazioni
cattoliche oppure semplici credenti, hanno rivendicato
la libertà del Pontefice di esprimersi e di non essere
censurato o zittito.
Lungi da me rovinare questo bellissimo momento di
solidarietà al Papa, ma vorrei far notare un piccolo
dettaglio: Ratzinger non è stato né censurato né
zittito, è stato contestato. Non è esattamente la
stessa cosa.
Riassumo brevemente la vicenda.
Papa
Ratzinger era stato invitato da mesi dal rettore
dell’Università La Sapienza di Roma, per inaugurare il
nuovo Anno Accademico. Alla diffusione della notizia, 67
docenti, principalmente della facoltà di fisica, hanno
firmato un documento in cui si dichiaravano contrari
alla scelta del rettore, sostenendo che il Pontefice si
era reso colpevole di alcune dichiarazioni
antigalileiane e antiscientifiche. Questo succedeva
verso la fine del 2007. A pochi giorni dall’arrivo del
Papa, previsto per giovedì 17 Gennaio, alcuni studenti
hanno dato il via a proteste per la scelta del
personaggio scelto per l’inaugurazione. Lungo le pareti
dell’università sono stati affissi striscioni contro la
Chiesa e il suo dogmatismo antiscientifico. “Non si può
invitare un religioso, di qualsiasi credo, per
inaugurare un evento dedicato alla scienza” sostenevano
questi contestatori.
Poi,
pochi giorni prima del fatidico giovedì 17, la notizia
sconvolgente: il Papa non va più alla Sapienza. Il
Pontefice ha deciso, per motivi di opportunità, visto il
clima creatosi, di non recarsi all’ateneo romano.
Naturalmente non si sono fatte attendere le
dichiarazioni dei politici e dei politicanti, tutti
schierati contro la terribile censura nei confronti del
Capo di Stato vaticano, tutti a dichiarare che in Italia
i laicisti hanno preso il sopravvento, tutti a sostenere
che in democrazia si deve prima ascoltare e poi
dissentire.
Probabilmente quei docenti e quegli studenti hanno
sbagliato a non voler accogliere e ascoltare il
Pontefice, ma hanno esercitato un loro sacrosanto
diritto. Ratzinger non è un anonimo signore tedesco dai
capelli bianchi, è il Papa, con tutto ciò che questo
comporta. Egli rappresenta una religione da milioni di
credenti, forse miliardi. È normale che in ogni parte in
cui vada, ci siano gruppi di contestatori, che sia a
Roma, a Parigi o a Rio de Janeiro. Ma proprio la sua
importanza, il suo ruolo di guida spirituale, dovrebbero
dargli il coraggio di affrontarli. Se fosse andato alla
Sapienza, la giornata sarebbe trascorsa come tante altre
sue visite in ogni parte del mondo: sarebbe stato
ascoltato e applaudito o fischiato, mentre le forze
dell’ordine avrebbero tenuto sotto controllo i
contestatori più facinorosi.
Quella di non andare alla Sapienza è stata una SUA,
autonoma, ponderata scelta .
Non
tentino i signori politici, o il cardinale Ruini, di far
credere che qualcuno abbia impedito al Papa di parlare,
non è così. Il Pontefice, dati alla mano, parla in
televisione più del Presidente della Repubblica
Italiana, figuriamoci se 67 docenti e qualche studente
possono fermarlo…
Chiudo infine con una domanda un pò nostalgica: non
credete forse che nella stessa situazione Giovanni Paolo
II si sarebbe seduto sullo scranno dell’ateneo romano?
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