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 21 gennaio 2008  - di Daniele Durante

Lettere

 

SAPIENZA: PERCHE' IL PAPA NON E' UNA VITTIMA

 

Il cosiddetto Papa-day, organizzato dal cardinale Ruini per domenica 20 gennaio, ha visto il riversarsi di una folla di 200.000 persone in piazza San Pietro, tra cui moltissimi esponenti politici. Tutti i presenti all’Angelus, fossero appartenenti ad associazioni cattoliche oppure semplici credenti, hanno rivendicato la libertà del Pontefice di esprimersi e di non essere censurato o zittito.

Lungi da me rovinare questo bellissimo momento di solidarietà al Papa, ma vorrei far notare un piccolo dettaglio: Ratzinger non è stato né censurato né zittito, è stato contestato. Non è esattamente la stessa cosa.

Riassumo brevemente la vicenda.

Papa Ratzinger era stato invitato da mesi dal rettore dell’Università La Sapienza di Roma, per inaugurare il nuovo Anno Accademico. Alla diffusione della notizia, 67 docenti, principalmente della facoltà di fisica, hanno firmato un documento in cui si dichiaravano contrari alla scelta del rettore, sostenendo che il Pontefice si era reso colpevole  di alcune dichiarazioni antigalileiane e antiscientifiche. Questo succedeva verso la fine del 2007. A pochi giorni dall’arrivo del Papa, previsto per giovedì 17 Gennaio, alcuni studenti hanno dato il via a proteste per la scelta del personaggio scelto per l’inaugurazione. Lungo le pareti dell’università sono stati affissi striscioni contro la Chiesa e il suo dogmatismo antiscientifico. “Non si può invitare un religioso, di qualsiasi credo, per inaugurare un evento dedicato alla scienza” sostenevano questi contestatori.

Poi, pochi giorni prima del fatidico giovedì 17, la notizia sconvolgente: il Papa non va più alla Sapienza. Il Pontefice ha deciso, per motivi di opportunità, visto il clima creatosi, di non recarsi all’ateneo romano.

Naturalmente non si sono fatte attendere le dichiarazioni dei politici e dei politicanti, tutti schierati contro la terribile censura nei confronti del Capo di Stato vaticano, tutti a dichiarare che in Italia i laicisti hanno preso il sopravvento, tutti a sostenere che in democrazia si deve prima ascoltare e poi dissentire.

Probabilmente quei docenti e quegli studenti hanno sbagliato a non voler accogliere e ascoltare il Pontefice, ma hanno esercitato un loro sacrosanto diritto. Ratzinger non è un anonimo signore tedesco dai capelli bianchi, è il Papa, con tutto ciò che questo comporta.  Egli rappresenta una religione da milioni di credenti, forse miliardi. È normale che in ogni parte in cui vada, ci siano gruppi di contestatori, che sia a Roma, a Parigi o a Rio de Janeiro. Ma proprio la sua importanza, il suo ruolo di guida spirituale, dovrebbero dargli il coraggio di affrontarli. Se fosse andato alla Sapienza, la giornata sarebbe trascorsa come tante altre sue visite in ogni parte del mondo: sarebbe stato ascoltato e applaudito o fischiato, mentre le forze dell’ordine avrebbero tenuto sotto controllo i contestatori più facinorosi.

Quella di non andare alla Sapienza è stata una SUA, autonoma, ponderata scelta .

Non tentino i signori politici, o il cardinale Ruini, di far credere che qualcuno abbia impedito al Papa di parlare, non è così. Il Pontefice, dati alla mano, parla in televisione più del Presidente della Repubblica Italiana, figuriamoci se 67 docenti e qualche studente possono fermarlo…

Chiudo infine con una domanda un pò nostalgica: non credete forse che nella stessa situazione Giovanni Paolo II si sarebbe seduto sullo scranno dell’ateneo romano?

 

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