C’è talmente tanto a cui pensare
nell’estate della politica italiana, che i politici
polemizzano anche sulle parole di un leader
illuminato come Umberto Bossi sullo “sciopero
fiscale”. L’inventore della secessione e del motto
“la LEGA ce l’ha duro” (che già la dicono lunga
sulla portata del personaggio), ha dichiarato in un
momento di esaltazione (forse in preda alla
“durezza” citata pocansi) che i leghisti stanno
organizzando una protesta clamorosa contro le esose
tasse del governo Prodi. Il leader del carroccio ha
pensato bene di dar sfogo alla rabbia della gente
che “è stanca delle tasse di questo governo”,con una
protesta a suo dire clamorosa. I dettagli sono
ancora segreti, ma negli ultimi giorni si è parlato
di una protesta soft in 5 o 6 passi, e naturalmente
non si è fatta attendere l’adesione di Berlusconi
che , com’è noto, con le cartelle esattoriali non è
mai andato d’accordo. Fossero cadute nel vuoto (come
sarebbe stato normale), le dichiarazioni di Bossi
non avrebbero meritato nemmeno l’inchiostro di
queste poche righe, ma, visto che i nostri
parlamentari hanno speso
fiumi di parole a tal proposito, cercherò di
entrare nel merito.
Se un leader politico propone una protesta del
genere, probabilmente non ha la minima conoscenza di
come funziona uno Stato, e in particolare lo stato
sociale. Ogni cittadino italiano, attraverso le
tasse, versa una parte del suo patrimonio al fisco.
La contribuzione è proporzionata al reddito
effettivo per i dipendenti pubblici e a quello
dichiarato (e questo è il vero tasto dolente) per i
privati, e risponde al criterio “più guadagni, piu
paghi”. Questi soldi vengono poi distribuiti tra i
vari comparti di cui è composto il sistema statale:
sanità,sicurezza,istruzione ecc. Questo sistema
contributivo permette a chi versa in condizioni di
ristrettezze economiche,di poter usufruire degli
ospedali pubblici, della scuola pubblica, e di tutti
quei servizi che privatamente non potrebbe
permettersi. Non bisogna dimenticare infatti che il
sistema sanitario italiano,pur con tutti i suoi
problemi, è considerato uno dei più validi del mondo
occidentale, come ha ricordato anche Michael Moore
alla presentazione del suo documentario-denuncia
sulla sanità americana, famosa per lasciar morire
per strada chi non è in grado di stipulare
un’assicurazione che copra le spese mediche. Versare
i soldi alle regioni,invece che nelle casse dello
Stato centrale, come furbescamente ha proposto il
leader leghista, avrebbe conseguenze che qualsiasi
persona con un quoziente intellettivo medio e un po’
di buona volontà, può comprendere. Se i residenti in
Lombardia (regione ricca) versassero le loro tasse
alla Regione avrebbero mediamente a disposizione un
budget per i servizi pubblici molto superiore a
quello dei campani (regione povera). Conseguenza
naturale sarebbe una diversità nella qualità dei
servizi offerti, e quindi una differenza nella
qualità della vita tra i cittadini Italo-Lombardi e
quelli Italo-Campani.
Questo era il primo punto. Il secondo sta nel fatto
che NON Può e NON DEVE passare la concezione che si
possa far cadere un governo non pagando le tasse.
Non è concepibile che la parte che perde le elezioni
utilizzi come metodo di protesta politica un’azione
che mira al disfacimento dello Stato democratico. È
normale ed è lecito pensare che Prodi abbia
introdotto tasse esagerate, ecc ecc, ma non è
normale pensare di far sentire la propia voce non
pagandole. A memoria d’uomo nessuno è mai stato
felice di versare le imposte, ma è sempre valsa tra
la gente la concezione generale che chi non le
pagasse o le pagasse in parte fosse un evasore,e
come tale da perseguire. Se una parte politica
(minoritaria per fortuna,ma comunque pericolosa)
vuole capovolgere questa concezione, e introdurre la
figura dell’”evasore a fin di bene”, è una parte
politica a dir poco irresponsabile, che considera i
cittadini dei pecoroni privi di senso critico,
pronti a seguire il primo Umberto che sale su un
palco a urlare idee strampalate.
Se c’è un problema nel sistema fiscale italiano,
questo è dato dall’evasione. Conosciamo tutti
qualcuno che dice che “è impossibile pagare tutte le
tasse”,e questo la dice lunga sulla gravità della
questione. La realtà è che se tutti pagassero
davvero quello che gli spetta, pagheremmo tutti
molto meno, ma far passare questa idea non è facile.
Per questo è apprezzabile la proposta di Montezemolo,
di promuovere una manifestazione non contro le
tasse, ma perché le tasse le paghino tutti,
prontamente e bruscamente zittito dal leader del
carroccio, che com’è noto non ha studiato a Oxford.
Nessuno sa come andrà a finire questa storia, se i
propositi leghisti verranno attuati o meno.
Prima delle elezioni Umberto Bossi aveva dichiarato:
“se vince Prodi vado a vivere in Svizzera”. Fosse
stato di parola, ci avremmo guadagnato tutti…
Daniele Durante