Clicca qui per l'home page di Controvoci Veglie

( chiudi la pagina )

Lettere alla redazione 

08/06/2006   -   di Daniele Durante

 

 

Per favore, portiamoli via da lì.

Il caporalmaggiore Alessandro Pibiri, cagliaritano di 25 anni, è morto ieri nel sud dell'Iraq a causa di un ordigno che ha investito il mezzo sul quale viaggiava con altri tre colleghi, feriti ma fuori pericolo. Questo ragazzo è il 38° nostro connazionale che muore nell'ex regno di Saddam, è la trentottesima vittima italiana di questa squallida guerra che ha preso il via con le motivazioni esposte da Colin Powell all'ONU in una seduta che ricordava un teatrino di quart'ordine, in cui l'attore principale(l'allora segretario di stato americano) indica delle foto su uno schermo, foto che dimostrano senza dubbio che il rais iracheno Saddam Hussein possiede delle armi di distruzione di massa con cui può attaccare, distruggere e annientare tutte le persone della terra che non siano suoi stretti parenti. E a nulla valevano le rassicurazioni del capo degli ispettori ONU El baradei, che a gran voce urlava che nell'area in questione non v'era ombra di tali armi, questa guerra si doveva fare, gli americani dovevano occupare (è il termine giusto) l'Iraq, con o senza il consenso delle Nazioni Unite. Troppo ricca quella zona, troppo oro nero zampillava dai pozzi petroliferi, troppo grave la crisi energetica mondiale per non far saltare in mente a Bush figlio, forse il personaggio più stupido della storia dopo Paperoga, che si sarebbe potuti ritornare in medio oriente, dopo la capatina fatta in quel territorio dal padre. E qui arriva il bello signore e signori.il caso, alquanto malvagio, ha voluto che L'Italia, il nostro bel paese, fosse governata nel 2003 da sua emittenza il cavaliere di Arcore, che aveva fatto dell'amicizia con il caro Bush(chi si somiglia si piglia) un baluardo da sbandierare fieramente in ogni occasione. Da buon zerbino allora il nostro governo dà il via alla missione "Antica Babilonia", atta a ricostruire quella povera terra martoriata dai bombardamenti americani e a portarvi la democrazia. A questo punto il quesito sorge spontaneo: Possono uno o più stati arrogarsi il diritto di fare gli "sceriffi della terra"? Possono delle Nazioni decidere chi sono i cattivi e andarli a catturare? E soprattutto, può il nostro Stato, in cui vige la Repubblica da soli 60 anni e in cui vi è una cultura democratica che è di poco sotto lo zero, insegnare come si vive democraticamente?

L' Italia ha raggiunto la libertà da un regime sanguinoso grazie a un movimento di contrasto che è partito dall'interno. Prima della lotta antifascista, si era tacitamente diffusa la cultura antifascista, la nostra libertà è davvero nostra, indipendentemente dall'aiuto militare che successivamente gli americani ci hanno dato. Come si può pretendere di andare in un paese, bombardarlo, arrestare il dittatore, abbozzare una costituzione e dire:" Vi abbiamo liberato, ora ci prendiamo solo un po' di petrolio e andiamo via"? Una Costituzione nasce dallo spirito di un popolo, dalla sua storia.Le nostre leggi potrebbero non andare bene per un paese culturalmente(e religiosamente) così diverso dagli stati occidentali. Ma, come ben sappiamo, il sottoscritto in quel periodo non era il presidente del consiglio dei ministri e l'Italia è entrata in guerra, anzi in "missione di pace". Tanto tempo è trascorso da allora, migliaia di persone sono morte, tante altre sono mutilate, tante ne muoiono di fame. E 38 dei nostri non rivedranno più i genitori, le mogli, i figli, il mare sardo e le colline toscane, non rivedranno l'Italia. Perché stare ancora lì? Perché continuare a vedere questo stillicidio di vite umane ogni sera in Tv? A che serve stare in Iraq? Neanche il governo di centrosinistra uscito dalle urne il 10 aprile si vuol decidere a ordinare questo benedetto rientro, a riportare a casa i militari, a mettere fine subito a questo massacro. Ci continuano a dire che c'è un calendario prefissato per il ritiro, e la domanda sorge spontanea.ecchisenefrega? Il giorno giusto per salvare da altri ordigni gli italiani è domani, non la fine dell'anno. Inviamo personale civile che può davvero aiutare la popolazione e che non sarebbe sgradito alle varie fazioni militari irachene. Infine, un solo appunto a chi politici e non, continua a dire che far ritornare le truppe ora significherebbe arrendersi e fuggire con la coda tra le gambe: se volete giocare a far la guerra, compratevi un Risiko, è da vigliacchi fare i coraggiosi con le vite degli altri.