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Per favore, portiamoli via da
lì.
Il caporalmaggiore Alessandro Pibiri,
cagliaritano di 25 anni, è morto ieri nel sud dell'Iraq a causa di
un ordigno che ha investito il mezzo sul quale viaggiava con altri
tre colleghi, feriti ma fuori pericolo. Questo ragazzo è il 38°
nostro connazionale che muore nell'ex regno di Saddam, è la
trentottesima vittima italiana di questa squallida guerra che ha
preso il via con le motivazioni esposte da Colin Powell all'ONU in
una seduta che ricordava un teatrino di quart'ordine, in cui
l'attore principale(l'allora segretario di stato americano) indica
delle foto su uno schermo, foto che dimostrano senza dubbio che il
rais iracheno Saddam Hussein possiede delle armi di distruzione di
massa con cui può attaccare, distruggere e annientare tutte le
persone della terra che non siano suoi stretti parenti. E a nulla
valevano le rassicurazioni del capo degli ispettori ONU El baradei,
che a gran voce urlava che nell'area in questione non v'era ombra di
tali armi, questa guerra si doveva fare, gli americani dovevano
occupare (è il termine giusto) l'Iraq, con o senza il consenso delle
Nazioni Unite. Troppo ricca quella zona, troppo oro nero zampillava
dai pozzi petroliferi, troppo grave la crisi energetica mondiale per
non far saltare in mente a Bush figlio, forse il personaggio più
stupido della storia dopo Paperoga, che si sarebbe potuti ritornare
in medio oriente, dopo la capatina fatta in quel territorio dal
padre. E qui arriva il bello signore e signori.il caso, alquanto
malvagio, ha voluto che L'Italia, il nostro bel paese, fosse
governata nel 2003 da sua emittenza il cavaliere di Arcore, che
aveva fatto dell'amicizia con il caro Bush(chi si somiglia si
piglia) un baluardo da sbandierare fieramente in ogni occasione. Da
buon zerbino allora il nostro governo dà il via alla missione
"Antica Babilonia", atta a ricostruire quella povera terra
martoriata dai bombardamenti americani e a portarvi la democrazia. A
questo punto il quesito sorge spontaneo: Possono uno o più stati
arrogarsi il diritto di fare gli "sceriffi della terra"? Possono
delle Nazioni decidere chi sono i cattivi e andarli a catturare? E
soprattutto, può il nostro Stato, in cui vige la Repubblica da soli
60 anni e in cui vi è una cultura democratica che è di poco sotto lo
zero, insegnare come si vive democraticamente?
L' Italia ha
raggiunto la libertà da un regime sanguinoso grazie a un movimento
di contrasto che è partito dall'interno. Prima della lotta
antifascista, si era tacitamente diffusa la cultura antifascista, la
nostra libertà è davvero nostra, indipendentemente dall'aiuto
militare che successivamente gli americani ci hanno dato. Come si
può pretendere di andare in un paese, bombardarlo, arrestare il
dittatore, abbozzare una costituzione e dire:" Vi abbiamo liberato,
ora ci prendiamo solo un po' di petrolio e andiamo via"? Una
Costituzione nasce dallo spirito di un popolo, dalla sua storia.Le
nostre leggi potrebbero non andare bene per un paese culturalmente(e
religiosamente) così diverso dagli stati occidentali. Ma, come ben
sappiamo, il sottoscritto in quel periodo non era il presidente del
consiglio dei ministri e l'Italia è entrata in guerra, anzi in
"missione di pace". Tanto tempo è trascorso da allora, migliaia di
persone sono morte, tante altre sono mutilate, tante ne muoiono di
fame. E 38 dei nostri non rivedranno più i genitori, le mogli, i
figli, il mare sardo e le colline toscane, non rivedranno l'Italia.
Perché stare ancora lì? Perché continuare a vedere questo
stillicidio di vite umane ogni sera in Tv? A che serve stare in
Iraq? Neanche il governo di centrosinistra uscito dalle urne il 10
aprile si vuol decidere a ordinare questo benedetto rientro, a
riportare a casa i militari, a mettere fine subito a questo
massacro. Ci continuano a dire che c'è un calendario prefissato per
il ritiro, e la domanda sorge spontanea.ecchisenefrega? Il giorno
giusto per salvare da altri ordigni gli italiani è domani, non la
fine dell'anno. Inviamo personale civile che può davvero aiutare la
popolazione e che non sarebbe sgradito alle varie fazioni militari
irachene. Infine, un solo appunto a chi politici e non, continua a
dire che far ritornare le truppe ora significherebbe arrendersi e
fuggire con la coda tra le gambe: se volete giocare a far la guerra,
compratevi un Risiko, è da vigliacchi fare i coraggiosi con le vite
degli altri.
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