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CIAO TOMMY!
“SOLO L’AMORE IMPEDISCE ALL’UOMO
DI CADERE NELL’ABISSO”
(da Giovanni Paolo II)
Conosciamo bene il tragico epilogo
della vita del piccolo Tommaso Onofri.
Non conosciamo, invece, il movente
che ha spinto i suoi assassini a macchiarsi di un così barbaro
omicidio, inspiegabilmente agghiacciante e feroce.
Nessun delitto trova giustificazione
ma ancor meno la trova quando la vittima è un bambino che sta per
affacciarsi alla vita. I bambini
sono il futuro e la speranza dell'umanità; quando si
infierisce contro di loro si infierisce contro la parte più nobile
di noi stessi, tesa a costruire un mondo migliore di quello che
stiamo vivendo.
Abbiamo perso Tommy - penso
che tutti noi lo sentiamo come nostro figlio- nella
maniera più tragica ed irragiovenole.
Spetta, comunque, agli inquirenti
risalire al movente, ricostruirlo ed applicare la pena esemplare che
tutti ci aspettiamo. A noi spetta, invece, armarci di pazienza e
sperare che i giudici possano espletare il loro compito al meglio,
evitando di distogliere la loro attenzione dai “mostri” effettivi
per crearne di nuovi.
Ho fiducia, tuttavia, nella
magistratura che sta seguendo un percorso complesso e doloroso, per
far luce su tanta ferocia e restituire a Tommy quella dignità che
gli è stata rubata..
Adesso, però, lasciamo da parte gli
aspetti tecnici che poco mi importano in questo contesto, perché
sento l’esigenza di inoltrarmi nei meandri di quei meccanismi della
personalità umana che possono condurre ad uccidere un bambino
indifeso.
Scrivo ed il dolore si fa sempre più
lancinante se penso che un altro minore sta soffrendo per mano di
noi adulti.
L’uccisione di un uomo sgomenta,
inquieta, tormenta, annichilisce ma quando quest’uomo è ancora un
bambino la sua uccisione è aberrante, inaccettabile, drammatica da
togliere il respiro. Da sempre sostengo che ogni
forma di violenza, dal massacro all’atrocità collettiva, sconcerta
ma quando questa violenza si accanisce contro i più deboli, lo
sgomento si tramuta in orrore che impedisce perfino di pensare, di
parlare, di capire.
Viene spontaneo chiedersi che senso
ha la nascita di un bambino se poi la sua giovane vita deve andar
via così?
E’ difficile la risposta a questo
interrogativo esistenziale che fa male alla coscienza, scuotendola
come non mai.
Ci sarà una spiegazione? Si può
dare un significato a questa vicenda umana? C’è una logica nel
groviglio di tante contraddizioni che la vita ci offre? C’è un senso
in questo non sensato atto di barbarie?
La speranza si fa sempre più
flebile; la luce è coperta dalle tenebre e le uniche compagne di
questo cammino che è la vita mi sembrano essere la sofferenza e la
solitudine.
Ma come è possibile tutto questo?
Che senso ha una vita destinata a perdersi? Non avrebbe senso la
vita; non avrebbe senso l’essere nati!!! Ed allora ci sarà pure una
spiegazione.
Mi viene spontaneo pensare, in
questi momenti, a Cristo ed al suo calvario. Gesù, giunto al culmine
della sua traumatica esperienza terrena, in preda ad una sofferenza
indicibile, a spasimi lancinanti, comprende che ormai tutto è
finito. Deriso, insultato, all’estremo delle forze, apre gli occhi,
solleva lo sguardo al cielo e pronuncia parole soffuse di infinita
dolcezza da cui viene fuori tutta la sua grandezza, nobiltà,
regalità. All’odio ed al disprezzo di cui è fatto oggetto
contrappone l’AMORE.
E qui ritrovo di nuovo pace perché
riesco a dare una risposta a tutti gli interrogativi.
Quando l’uomo abdica alla sua
umanità; quando l’uomo abdica alla sua natura divina; quando si
spoglia dell’amore regalatogli da Cristo, è capace di qualsiasi
mostruosità. Egli è l’unica creatura dotata di libero
arbitrio, posta all’alternativa tra il bene ed il male; spesso
smarrisce la via del bene perchè si spegne in lui la luce della
ragione o perché è accecato dall’odio oppure da aberranti ideologie
od ancora perché si fa sedurre dalla cupidigia del denaro e del
potere.
Quando si uccide senza
alcuna ragione, si annienta la dignità dell’uomo; quando esplodono
odi implacabili, quando si negano i diritti fondamentali della
persona umana, quando milioni di bambini muoiono di fame, è l’uomo
che si dimentica di Dio, rinnovando il sacrificio di Cristo in
croce.
E’ il caso di
Tommaso e di tanti altri bambini che come lui sono rimasta vittima
della cattiveria degli adulti. Le loro storie sono al di là
della natura umana, quasi da far pensare che l’uomo è divenuto un
essere senza sentimento, sopraffatto da mille fattori esterni che
gli hanno fatto dimenticare che si distingue da ogni altro essere
vivente per essere capace di amare e di ragionare.
E tale mio
convincimento (più volte espresso) si rafforza sempre di più
ogni volta che penso ai tanti
minori che sono feriti profondamente
dalla violenza degli adulti: abusi sessuali, avviamento alla
prostituzione, coinvolgimento nello spaccio e nell’uso della droga;
bambini obbligati a lavorare o arruolati per combattere; innocenti
segnati per sempre dalla disgregazione familiare; piccoli travolti
dal turpe traffico di organi e di persone. E che dire della tragedia
dell’AIDS con conseguenze devastanti in Africa? Si parla ormai di
milioni di persone colpite da questo flagello, e di queste
tantissime sono state contagiate sin dalla nascita.
Non possiamo chiudere gli occhi di
fronte a questi drammi accettandoli con disperata rassegnazione!
Sarebbe un grave atto
di deresponsabilizzazione.
Quando mali così
crudeli si abbattono sulla realtà che viviamo; quando la
disperazione e la solitudine si allargano a macchia d’olio, apriamo
il nostro cuore a Cristo, cercandolo in ogni dove. Facciamo di tutto
per riaprire con LUI quel dialogo intimo che ci consentirà di
rinnovare il nostro cuore e nello stesso tempo di convertire il
cuore del nostro vicino, facendogli riacquistare quella dimensione
dell’amore dal cui smarrimento nascono azioni brutali.
Adoperiamoci instacabilmente,
senza mai fermarci a ricordare a chi ci sta accanto che l’uomo è un
essere sacro e che i bambini sono cento volte più sacri,
poiché sono indifesi e credono nel mondo in cui dovranno vivere.
E’ una sfida alla coscienza dell’uomo e della donna del nostro tempo
ed in particolare alla coscienza di tutti coloro che hanno
responsabilità all’interno di ogni comunità, per assicurare a tutti
i nostri bambini un futuro migliore come è loro diritto.
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