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Lettere alla redazione 

08/04/2006   -   di Anna Maria Mattia

 

 

 

CIAO TOMMY!

“SOLO L’AMORE IMPEDISCE ALL’UOMO  DI CADERE NELL’ABISSO”

(da Giovanni Paolo II)

 

 

Conosciamo bene il tragico epilogo della vita del piccolo Tommaso Onofri.

Non conosciamo, invece, il movente che ha spinto i suoi assassini a macchiarsi di un così barbaro omicidio, inspiegabilmente agghiacciante e feroce.

Nessun delitto trova giustificazione ma ancor meno la trova quando la vittima è un bambino che sta per affacciarsi alla vita. I bambini sono il futuro e la speranza dell'umanità; quando si infierisce contro di loro si infierisce contro la parte più nobile di noi stessi, tesa a costruire un mondo migliore di quello che stiamo vivendo.

Abbiamo perso Tommy    - penso che tutti noi lo sentiamo come nostro figlio- nella maniera più tragica ed irragiovenole.

Spetta, comunque, agli inquirenti risalire al movente, ricostruirlo ed applicare la pena esemplare che tutti ci aspettiamo. A noi spetta, invece, armarci di pazienza e sperare che i giudici possano espletare il loro compito al meglio, evitando di distogliere la loro attenzione dai “mostri” effettivi per crearne di nuovi.

Ho fiducia, tuttavia, nella magistratura che sta seguendo un percorso complesso e doloroso, per far luce su tanta ferocia e restituire a Tommy quella dignità che gli è stata rubata..

Adesso, però, lasciamo da parte gli aspetti tecnici che poco mi importano in questo contesto, perché sento l’esigenza di inoltrarmi nei meandri di quei meccanismi della personalità umana che possono condurre ad uccidere un bambino indifeso.

Scrivo ed il dolore si fa sempre più lancinante se penso che un altro minore sta soffrendo per mano di noi adulti.

L’uccisione di un uomo sgomenta, inquieta, tormenta, annichilisce ma quando quest’uomo è ancora  un bambino la sua uccisione è aberrante, inaccettabile, drammatica da togliere il respiro. Da sempre sostengo che ogni forma di violenza, dal massacro all’atrocità collettiva, sconcerta ma quando questa violenza si accanisce contro i più deboli, lo sgomento si tramuta in orrore che impedisce perfino di pensare, di parlare, di capire.

Viene spontaneo chiedersi che senso ha la nascita di un bambino se poi la sua giovane vita deve andar via così?

E’ difficile la risposta a questo interrogativo esistenziale che fa male alla coscienza, scuotendola come non mai.

Ci sarà una spiegazione? Si può dare un significato a questa vicenda umana? C’è una logica nel groviglio di tante contraddizioni che la vita ci offre? C’è un senso in questo non sensato atto di barbarie?

La speranza si fa sempre più flebile; la luce è coperta dalle tenebre e le uniche compagne di questo cammino che è la vita mi sembrano essere la sofferenza e la solitudine.

Ma come è possibile tutto questo? Che senso ha una vita destinata a perdersi? Non avrebbe senso la vita; non avrebbe senso l’essere nati!!! Ed allora ci sarà pure una spiegazione.

Mi viene spontaneo pensare, in questi momenti, a Cristo ed al suo calvario. Gesù, giunto al culmine della sua traumatica esperienza terrena, in preda ad una sofferenza indicibile, a spasimi lancinanti, comprende che ormai tutto è finito. Deriso, insultato, all’estremo delle forze, apre gli occhi, solleva lo sguardo al cielo e pronuncia parole soffuse di infinita dolcezza da cui viene fuori tutta la sua grandezza, nobiltà, regalità. All’odio ed al disprezzo di cui è fatto oggetto contrappone l’AMORE.

E qui ritrovo di nuovo pace perché riesco a dare una risposta  a tutti gli interrogativi.

Quando l’uomo abdica alla sua umanità; quando l’uomo abdica alla sua natura divina; quando si spoglia dell’amore regalatogli da Cristo, è capace di qualsiasi mostruosità. Egli è l’unica creatura dotata di libero arbitrio, posta all’alternativa tra il bene ed il male; spesso smarrisce la via del bene perchè si spegne in lui la luce della ragione o perché è accecato dall’odio oppure da aberranti ideologie od ancora perché si fa sedurre dalla cupidigia del denaro e del potere.

Quando si uccide senza alcuna ragione, si annienta la dignità dell’uomo; quando esplodono odi implacabili, quando si negano i diritti fondamentali della persona umana, quando milioni di bambini muoiono di fame, è l’uomo che si dimentica di Dio, rinnovando il sacrificio di Cristo in croce.

E’ il caso di Tommaso e di tanti altri bambini che come lui sono rimasta vittima della cattiveria degli adulti. Le loro storie sono al di là della natura umana, quasi da far pensare che l’uomo è divenuto un  essere senza sentimento, sopraffatto da mille fattori esterni che gli hanno fatto dimenticare che si distingue da ogni altro essere vivente per essere capace di amare e di ragionare.

E tale mio convincimento (più volte espresso)  si rafforza sempre di più ogni volta che penso ai tanti minori che sono feriti profondamente dalla violenza degli adulti: abusi sessuali, avviamento alla prostituzione, coinvolgimento nello spaccio e nell’uso della droga; bambini obbligati a lavorare o arruolati per combattere; innocenti segnati per sempre dalla disgregazione familiare; piccoli travolti dal turpe traffico di organi e di persone. E che dire della tragedia dell’AIDS con conseguenze devastanti in Africa? Si parla ormai di milioni di persone colpite da questo flagello, e di queste tantissime sono state contagiate sin dalla nascita.

Non possiamo chiudere gli occhi di fronte a questi drammi accettandoli con disperata rassegnazione!

Sarebbe un grave atto di deresponsabilizzazione.

Quando mali così crudeli si abbattono sulla realtà che viviamo; quando la disperazione e la solitudine si allargano a macchia d’olio, apriamo il nostro cuore a Cristo, cercandolo in ogni dove. Facciamo di tutto per riaprire con LUI quel dialogo intimo che ci consentirà di rinnovare il nostro cuore  e nello stesso tempo di convertire il cuore del nostro vicino, facendogli riacquistare quella dimensione dell’amore dal cui smarrimento nascono azioni brutali.

Adoperiamoci instacabilmente, senza mai fermarci a ricordare a chi ci sta accanto che l’uomo è un essere sacro e che i bambini sono cento volte più sacri, poiché sono indifesi e credono nel mondo in cui dovranno vivere.

E’ una sfida alla coscienza dell’uomo e della donna del nostro tempo ed in particolare alla coscienza di tutti coloro che hanno responsabilità all’interno di ogni comunità, per assicurare a tutti i nostri bambini un futuro migliore come è loro diritto.

 

 

 

 

Foto: Il piccolo Tommaso Onofri

 

 

Foto:  I coniugi Onofri

 

 

Foto:  Il luogo del ritrovamento del corpo del piccolo Tommy