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A
proposito delle due ordinanze del TAR e del Consiglio di Stato
CONTROLLI AMMINISTRATIVI E PARI OPPORTUNITA’
Non solo senza idee ma anche senza
controlli: la scommessa, avviata dalla legge 81/1993, di rendere
i comuni protagonisti per lo sviluppo locale è persa. Sono
chiamati “nuovi” ma i municipi hanno perso il significato
originario (munia capere=assumere doveri) perché molti
amministratori hanno due chiodi fissi in testa: più potere e più
soldi da intercettare. Senza dare conto a nessuno.
Un esempio dalla mia esperienza di consigliere comunale, a
Veglie: la nomina della Giunta, tutta maschile, del Sindaco Fai.
Nessuno, nemmeno il Sindaco Fai, ha messo in dubbio che il suo
provvedimento è contro il rinnovato art. 51 della Costituzione;
é contro l’art. 6 del Testo Unico n. 267/2000; ed è contro
l’art. 32 dello Statuto del Comune (“Nella composizione della
Giunta è garantita la presenza dei rappresentanti di entrambi i
sessi”).
Molto, invece, si è discusso sulla possibilità, per i
consiglieri di minoranza, di ricorrere, pagando di tasca
propria, al controllo esterno del Tar di Lecce e di resistere al
controricorso al Consiglio di Stato proposto dal Sindaco Fai,
con motivazioni discutibili e con i soldi della collettività. Le
risposte, ancora provvisorie, perché in sede cautelare, dei due
collegi, sono state opposte e contrastanti. Il Tar di Lecce ha
ritenuto legittimo l’intervento “a tutela di interessi che,
altrimenti, sarebbero in concreto privi di protezione in sede
processuale”; il Consiglio di Stato, invece, ha sostenuto
che “la materia trattata (trova soluzione) sul piano
della dialettica “maggioranza-minoranza”.
Comunque finisca la partita giuridica è certo che, sul piano
politico, la mancanza di controlli interni ed esterni lascia
molti interessi pubblici privi di protezione e di difesa.
La situazione in moltissimi Comuni.
Da cinque anni la vita amministrativa soffre di un vuoto
spaventoso in materia di controlli. Se escludiamo il controllo
penale, lo spazio delle illegittimità che non sono reato è
enorme.
I controlli interni previsti dal T.U.E.L. (interpellanze,
mozioni, petizioni…) sono quasi sempre inefficaci: “Tu parla e
scrivi, io decido”. La Commissione di garanzia delle minoranze e
controllo consiliare è sempre prevista dallo Statuto ma mai
messa in atto. Il parere preventivo di legittimità di un atto da
parte del segretario, sempre più direttore generale, non c’è
più. Il difensore civico, nei pochissimi casi in cui è stato
nominato, è figura anfibia e con poteri molto limitati. Né la
minoranza può utilizzare la mozione di sfiducia o le dimissioni
contestuali per esercitare il controllo. Nel Comune di Veglie,
ad esempio, solo per presentare la prima occorrono otto firme,
per sfiduciare un Sindaco che viola la legge, ne occorrono
almeno 11; ma il sistema elettorale assegna alla minoranza solo
7 consiglieri su 21. Anche se i voti dei sette consiglieri,
assommati, rappresentano il 60% degli elettori votanti.
Con l’abolizione dell’art. 130 della Costituzione, conseguenza
logica della modifica del precedente art. 114, non vi sono più
controlli esterni. Preciso subito che non sono tra i nostalgici
del Co.re.co.. La forte valorizzazione delle Autonomie locali
che ha ispirato la riforma costituzionale del 2001, sviluppando
il principio fondamentale dell’art. 5 Cost., ha determinato due
conseguenze: il riconoscimento del potere di autorganizzazione
di ciascun ente locale (lo statuto comunale diventa “la piccola
costituzione” del comune) e il superamento del tradizionale
regime dei controlli esterni sugli atti del Comune, con un
sostegno alla tesi che di un’amministrazione occorre valutare la
gestione e non i singoli atti. E per la gestione basta il
controllo dei cittadini, al momento del voto.
Le prospettive delle modifiche istituzionali.
Ma anche il legislatore si è accorto che il controllo degli atti
è importante e che un tale vuoto, dopo cinque anni, non può più
reggere. Con la Legge n. 131/03 ha delegato il Governo a
risolvere il problema. Il 2/12/2005 il Consiglio dei Ministri ha
approvato, in via preliminare, uno schema di Decreto legislativo
in cui, per i controlli, l’elemento cardine è ancora l’orizzonte
interno di ciascun Comune. Ma non ha escluso che possano essere
previsti dei supporti esterni per agevolare e assicurare
l’esercizio di forme efficaci di autocontrollo. La prospettiva
indicata è dar vita ad un sistema integrato (interno-esterno)
per ciascun ente locale, la cui garanzia di funzionamento è
assicurata dal nuovo volto della Corte dei Conti.
Ma queste sono solo prospettive e, tra referendum sulle
modifiche costituzionali e elezioni politiche, la soluzione
appare nebulosa e lontana.
Intanto, stando ai fatti, una certa cultura
politico-amministrativa si rafforza ed assume, con l’esclusione
delle minoranze, la veste della tirannide della maggioranza.
Dove, invece, c’è l’inclusione delle minoranze, quasi sempre c’è
l’esclusione dei cittadini. Perché senza i controlli la
tentazione del consociativismo è pressante. E la trasparenza, in
una cultura consociativa, non serve né a maggioranza né a
minoranza.
A Veglie la minoranza, nel controllo del Sindaco Fai, ha
raggiunto un obiettivo: ora una donna in Giunta c’è. Ma non è
riuscita a spiegare ai più che la questione non era marginale
(“Veglie non ha altri problemi?”), non era strumentale (“volete
destrutturare la maggioranza”), non era solo di genere (“se sono
capaci, conquistino da sole il posto in giunta”).
La soddisfazione per l’obiettivo raggiunto non nasconde la
preoccupazione che occorre produrre gli stessi sforzi, se non
maggiori, per tutelare altri interessi continuamente
saccheggiati e per difendere i cittadini dalle continue
irregolarità perpetrate in tanti altri settori della vita
amministrativa (Tributi, Lavori Pubblici, Urbanistica…).
La democrazia comunale è in agonia. Oggi chiunque guidi un
Comune, anche se è minoranza rispetto alla maggioranza dei
votanti, è legittimato a privatizzare la cosa pubblica e a
gestirla come una s.r.l.. Il responsabile di essa, forse, è
tenuto a dare conto solo alla banda dei soci.
Prof. Antonio Greco
Consigliere comunale e già sindaco di Veglie