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Le foto sono tratte dal
sito www.corriere.it |
TORINO: SI ACCENDE LA MAGIA
Il vecchio Comunale illuminato dalla
cerimonia d'apertura. In passerella, l'istituzionalità di Ciampi, la
lirica di Pavarotti e un'emozionante staffetta di campioni che porta
all'accensione del tripode della Belmondo.
Le polemiche sull’ultimo tedoforo (è la Belmondo: l’effetto sorpresa
è sfumato con qualche ora di anticipo) e sul doping si spengono come
d’incanto nella magia dello stadio Olimpico. Il vecchio, glorioso
Comunale prende vita e colore con la cerimonia che apre i Giochi
Invernali di Torino. A dare il via all’emozionante spettacolo è Jury
Chechi nei panni di uno sciamano metropolitano che si avvicina a
un’incudine dorata, simbolo dell’arte dell’industria che domina la
città sabauda. Dopo un rutilante omaggio a Torino, tutto incentrato
sul rosso, il colore della passione, lo scenario cambia: dominano il
bianco e il blu, i colori del ghiaccio e della neve. E’ l’omaggio
alla Gente di Montagna. Sulle note dell’inno Occitano,
“uomini-albero” danno vita a una suggestiva cartolina delle Alpi.
Spazio, poi, ai gruppi folcloristici alpini, alle “donne-neve” e a
uno splendido, enorme fiocco di neve.
In scena entrano gli atleti italiani: in abito bianco, accompagnati
dalle note di “Amarcord” di Nino Rota, si dirigono verso il podio
delle Bandiere, seguiti da Carla Bruni, che consegna il tricolore a
un Carabiniere mentre, accolto da un’ovazione, fa il suo ingresso il
Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi. E’ il momento,
commovente, dell’inno nazionale, cantato all’inizio dalla bambina
Eleonora Benetti, poi da un coro di 82 elementi. La cerimonia
prosegue con una serie di coreografie di massa che riproducono le
figure di un saltatore e poi di uno sciatore fino alla parte
dedicata all’olimpismo: prima un omaggio allo spirito olimpico, poi
l’innalzamento dei cinque cerchi. Il simbolo delle Olimpiadi si
illumina: è il momento della parata degli atleti.
Segue una suggestiva carrellata sulla storia d’Italia. Si comincia
da Dante: appare un enorme libro aperto e Giorgio Albertazzi recita
le terzine dedicate a Ulisse. Gli sbandieratori aprono la sezione
“Dal Rinascimento al Barocco”, mentre un triangolo di ispirazione
futurista dà il via alla parte “Dal Futurismo al Futuro”. Sulle
atmosfere futuribili del segmento precedente, irrompe il simbolo di
tecnologia ed eccellenza sportiva: la Ferrari, il bolide rosso
guidato da Luca Badoer è padrone della scena nell’atto conclusivo
dello spettacolo. Segue la parte istituzionale: i discorsi ufficiali
(Castellani, Rogge e Ciampi:al Presidente il compito di dichiarare
aperti i Giochi), l’ingresso della bandiera olimpica,
l’alzabandiera, l’inno olimpico, i giuramenti con Giorgio Rocca e il
giudice Fabio Bianchetti. Emozionante il segmento dedicato alla
pace, con un discorso di Yoko Ono e una toccante “Imagine” cantata
da Peter Gabriel.
Poi arriva la fiamma. E’ Alberto Tomba a portarla all’interno dello
stadio, iniziando una meravigliosa staffetta dentro la storia dello
sport azzurro: la fiaccola passa dalle mani del campione bolognese a
quelle del quartetto azzurro Albarello, De Zolt, Vanzetta, Fauner
(olimpionici a Lillehammer), da Piero Gros a Deborah Compagnoni fino
a un’emozionata Stefania Belmondo, che accende il braciere olimpico.
Infine lo stadio si trasforma in un teatro lirico: è il momento di
Pavarotti che ha intonato "Nessun dorma". I fuochi d’artificio
chiudono la cerimonia. Ora l’Olimpiade è iniziata davvero: spazio
(finalmente!) agli atleti.
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