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Lettere alla redazione 

14/02/2006   -   di Giulia Caroppo

 

 

PER CAPIRSI SERVE CONOSCERSI E NON NASCONDERSI

 
 
È evidente che ormai i popoli e le culture dei paesi del mondo sono vicini e in relazione tra loro più di quanto non lo siano mai stati. E malgrado ciò,mai come ora le intolleranze e le discriminazioni razziali sono così presenti e cruente. Sempre più spesso i mass-media ci mettono al corrente di fenomeni sempre più violenti di razzismo, nei confronti di chi non può certo difendersi. Molti sono stati, e sono ancora ora, gli studi effettuati sul razzismo, di natura filosofica, morale, psicologica. Da questi è emerso che il razzismo è un fenomeno che si manifesta per paura;la società ospitante, infatti, ha paura che le minoranze etniche presenti possano prendere il sopravvento, quindi, cerca di cancellare la loro diversità per affermare la propria superiorità. Ma, allora, “la sfida sarà tanto più dolorosa quanto più le tendenze all’autoaffermazione assumono un carattere fondamentalistico e reattivo”come afferma Habermas.
Credo, quindi, che le società che si denominano multiculturali siano addirittura un po’ incoerenti, cercando ad ogni costo di affermare la propria superiorità. Forse, proprio in questi paesi, gli studenti dovrebbero ricevere un’educazione multiculturale. Cioè dovrebbero essere messi a conoscenza delle caratteristiche, almeno sommariamente, delle varie culture. Proprio perché, come afferma Paul Richoeur, “per capirsi serve conoscersi e non nascondersi”. Un’ottima massima da assumere quale meta da raggiungere ad ogni costo, proprio nel nostro mondo, un mondo in cui internet e i mass-media accorciano le distanze a tal punto da essere in grado di farci comunicare con la parte opposta del globo in tempo reale, e dove, quindi, la comprensione è alla base di una pacifica convivenza. Forse, ognuno di noi dovrebbe essere solo incoraggiato ad assumere la propria diversità, per poter accettare quella altrui e arrivare così ad un reciproco rispetto, valore fondamentale per la realizzazione di un dialogo produttivo .
Non c’è, però da dimenticare l’importanza dell’identità nazionale. Come, infatti, la società maggioritaria deve rispettare le minoranze etniche, così anche quest’ultime devono rispettare la cultura della prima con tutti i suoi riti, le sue feste e i suoi simboli.
Da ricordare è l’episodio del crocefisso, quando musulmani hanno manifestato la loro intolleranza nei confronti di un simbolo alquanto importante, non della sola religione, ma dell’intera cultura italiana. Non pochi sono stati gli avvenimenti di tal natura che magari, alle volte, ci allontanano dalla voglia di lottare contro la discriminazione.
È dunque difficile battersi, ma sarebbe ancora più doloroso lasciare che la sola diversità sociale riporti ad uno stato primitivo una società avanzata come la nostra.