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Per
riflettere e chiacchierare
Sono qui a godermi gli
ultimi momenti di relax di un’altra estate che va via, mentre faccio
(deformazione professionale) un bilancio definitivo di ciò che è
avvenuto in questo periodo di riposo e svago.
E’
passata un’altra estate e ringrazio Dio di esserne sopravvissuta (visti
i vari disastri, gli incidenti stradali, gli annegamenti ecc. ecc.).
La
mia mente, che non riesce mai a “staccare la spina” ed è sempre in
movimento, poco fa rifletteva su alcune cose che voglio trasferire a voi,
così, tanto per chiacchierare.
Primo
punto: la villeggiatura a Torre Lapillo ci rende sicuramente più
incivili.
Secondo
punto: le spose si fanno sempre attendere.
Terzo
punto: differenza tra sensazioni ed emozioni.
Allora,
partiamo dal primo punto.
Ho
riflettuto molto sul fatto che la villeggiatura a Torre Lapillo ci rende
sicuramente più incivili, poiché impedisce, alle persone come me, che
con sistematicità per tutto l’anno portano avanti la raccolta
differenziata dei rifiuti, di continuare a farlo anche durante l’estate,
poiché a Torre Lapillo non esistono cassonetti per la raccolta
differenziata dei materiali riciclabili.
Io
in casa ho solitamente 4 buste dei rifiuti: una per le immondizie vere e
proprie, una per la carta, il cartone e la plastica, una per il vetro e
una per i vestiti e le scarpe vecchie. Con costanza getto le varie buste
nel bidone appositamente predisposto, credendo molto nell’importanza
dell’attività di riciclaggio. Non so se poi, a Veglie, le ditte
incaricate del recupero dei vari materiali facciano il loro dovere,
oppure, come qualcuno mormora, buttino invece tutto nella discarica delle
immondizie.
Io,
da persona attenta alle problematiche ambientali, da cittadina informata,
responsabile e civile faccio la mia parte e colgo l’occasione per
invitare tutti i cittadini vegliesi che ancora non lo facessero, a farlo.
Non costa nulla, non richiede alcuno sforzo particolare, ma solo un po’
di buona volontà!
Nei
mesi estivi, chi villeggia a Torre Lapillo e non vuole perdere le buone
abitudini deve fare su e giù dal proprio paese con la spazzatura
riciclabile appresso. Il problema diventa insormontabile se il proprio
paese si trova a centinaia di chilometri di distanza. E pensare che nei
mesi estivi di spazzatura riciclabile se ne forma tantissima!
Ma
passiamo al secondo punto. Ma chi lo ha detto che le spose devono farsi
sempre attendere? Sono anni che come organista partecipo a diversi
matrimoni e devo dire che le spose raramente arrivano in chiesa puntuali.
E’ accettabile un ritardo di 5, ma anche di 10 minuti. Al massimo con un
po’ di pazienza si può attendere anche per 15 minuti… Ma poi comincia
a subentrare un po’ di agitazione. Ne ho visti di sposi passeggiare
nervosamente su e giù per la chiesa, nell’attesa di vedere
“spuntare” sulla porta la loro amata!
Tutti
pallidi, sudati, emozionati, tesissimi…
Questa
estate mi sono imbattuta in due spose che si sono presentate in chiesa con
un’ora di ritardo ciascuna.
Alla
faccia del prete, dello sposo, dell’organista, dei coristi e degli
invitati tutti!
Per
me, anche questa, è una forma di inciviltà!
Sarà
colpa delle spose? Dei parrucchieri? Dei fotografi? O, anche in questo
caso, della villeggiatura a Torre Lapillo, visto che i due matrimoni in
questione sono stati celebrati poco più distante, a Boncore?
Io
colgo l’occasione per fare un appello ai preti che ancora non lo
facessero: fate in modo che le spose arrivino puntuali, è assurdo
aspettare un’ora e non lamentarsi!
Ma
per parlare di argomenti più impegnativi, passiamo al terzo punto.
Casualmente
ho ascoltato alla radio un discorso molto interessante del Dott. Sandro
Pellai, docente e specialista, tra l’altro, di medicina preventiva,
sulla differenza tra “sensazioni” ed “emozioni”. Ebbene, le
“sensazioni” non sono “emozioni”. Le sensazioni sono indotte da
reazioni chimiche che si innescano nel nostro organismo e possono essere
belle o brutte, forti o leggere, ma in ogni caso rimangono sensazioni
isolate, momenti, attimi. Cessata la reazione chimica cessa la
“sensazione”.
Proprio
perché indotte da processi chimici, le “sensazioni” possono essere
provocate anche artificialmente, come avviene nel caso di assunzione di
droghe o alcool.
Le
droghe e l’alcool non creano dunque “emozioni”, ma “sensazioni”,
molto forti, piacevoli, ma che durano solo il tempo dell’effetto chimico
della sostanza assunta.
Le
“emozioni”, al contrario, sono qualcosa che non ha nulla a che vedere
con la chimica, nascono spontaneamente e non possono, dunque, essere
indotte in modo artificiale.
Sono
sempre reali: sia quelle positive come l’amore, sia quelle negative come
la rabbia o l’odio.
Si
producono in una zona del cervello piccola quanto una nocciolina, detta
Migdala.
L’uomo
stringe i propri rapporti di amicizia o di amore con chi è in grado di
“emozionarlo”, di trasmettergli emozioni durature. Ciò distingue un
rapporto di amicizia o di amore da uno di semplice conoscenza. Gli amici o
gli innamorati condividono “emozioni”, i conoscenti condividono
“pensieri”.
Le
emozioni sono ciò che dà veramente senso alla vita di ognuno di noi, che
rende ricca l’esistenza.
Le
sensazioni forti ed estreme che gli uomini ricercano nelle droghe,
nell’alcool, ma anche nel commettere gesti folli come il lanciare sassi
dal cavalcavia, il correre nella notte a tutta velocità con l’auto o la
moto non possono riempire il senso di vuoto, di
inutilità, di noia, provocati dalla mancanza di “emozioni”.
Secondo
il dott. Pellai, chi è alla continua ricerca di “sensazioni” forti,
estreme, e se le procura in vario modo, non ha mai provato “emozioni”
vere o non riesce più ad “emozionarsi”.
E
partendo da questa interessante riflessione mi chiedo perché dilaghi
l’uso di droga, di alcool, perché siano sempre più frequenti gesti di
follia collettiva oltre che individuale, perché prendano sempre più
piede comportamenti sessuali perversi, perché c’è questa frenesia di
procurarsi piacere ed ebbrezza.
Siamo
sempre più incapaci di “emozionarci”?
Siamo
assuefatti a tutto, viviamo nel benessere e non ci manca più nulla
(nonostante l’euro, la crisi economica e lavorativa, ecc. ecc.) da non
riuscire più ad apprezzare ciò che abbiamo. Viviamo ormai questa nostra
vita “a pezzi”, come dice la canzone “Vai in Africa Celestino” di
F. De Gregori, prendendo un po’ di tutto, appena si può, in un mordi e
fuggi che non ci vede impegnati in niente, in nessun progetto di continuità,
in nessuna forma di condivisione profonda di rapporto con gli altri e che
ci vede, al contrario, vivere alla giornata, alla ricerca di
“sensazioni” in grado di intontirci, alla ricerca delle promesse di un
modello di vita consumistico che riduce a puro consumo, godimento ed uso
anche i rapporti umani, la stessa vita. ”Vai in Africa Celestino” se
vuoi trovare volti veri, innocenti, ingenui, puri, incontaminati dalla
volgarità e dallo squallore del nostro mondo. Vai in africa, tra la gente
che muore di fame e non si lamenta, tra coloro che non hanno niente se non
la fede in un Dio che non è mai maledetto come causa dei loro mali.Vai in
Africa se vuoi trovare volti capaci ancora di emozionarsi per un nonnulla,
per una carezza, per una celebrazione eucaristica, per una gentilezza
ricevuta. I nostri compaesani che ci sono stati per un mese mi hanno
raccontato proprio questo: la bellezza di quei volti “emozionati”, non
ancora occidentalizzati, non ancora inquinati dalla falsità,
dall’ipocrisia, dalla tristezza del “vuoto”, qui imperanti.
Riflettiamo
un po’ tutti su questi aspetti e confrontiamoci utizzando questo sito.
Saluti.
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