Clicca qui per l'home page di Controvoci Veglie

( chiudi la pagina )

News 

06/07/2005   -   tratto da libero.it

 

 

Mukhtar Mai
la donna violentata due volte

 

Per punire suo fratello, un tribunale tribale l'ha condannata a essere stuprata da 6 ignobili aguzzini. Lei li ha denunciati e ora il Pakistan le vieta di andare negli Stati Uniti: ha "infangato" il suo Paese...
Mukhtar Mai è una donna pakistana di 33 anni. Una ragazza bellissima e forte, che trascorre la vita facendo la maestra ai bambini del suo villaggio. Ora è diventata la scossa elettrica che attraversa il mondo islamico. Ed è un  simbolo: di dignità e di speranza per tante donne islamiche; di pericolo e sovversione per le parti più arretrate e conservatrici della società musulmana. La sua storia è purtroppo simile a quella di TROPPE altre donne, e inizia nel suo villaggio, quando suo fratello, allora tredicenne, viene "avvistato" insieme a una ragazzina che si scopre far parte di un potentissimo clan locale. I Mastoi, non gradiscono affatto la cosa e  reputano sospetta la relazione fra i due adolescenti, un'offesa enorme.
Si rivolgono dunque al panchayat, la giustizia tribale, una sorta di tribunale parallelo, illegale, ma purtroppo ancora "ascoltato" in gran parte del Pakistan.  La sentenza è allucinante, la pena la più infame e la più vigliacca: per vendicarsi si decide di colpire la famiglia umiliando la sua rappresentante più bella e forte, quella ragazza che cerca di insegnare ai bambini del villaggio che l'Islam è tolleranza e che donne e uomini hanno gli stessi diritti. Mukhtar viene prelevata a casa da 6 aguzzini e portata in strada, dove viene violentata con crudeltà davanti a decine di uomini che assistono e approvano, mentre le donne si nascondono in casa, impotenti e completamente indifese. Ma la famiglia di Mukhtar, contrariamente a ogni previsione, decide di non tacere, di non sopportare in silenzio, di non far parte del numero di donne colpite e impossibilitate a reagire (l'anno scorso 151 pakistane sono state vittime di stupri DI GRUPPO e 176 sono state UCCISE per "questioni d'onore").
La notizia esce dal villaggio, arriva a Islamabad, e da qui si diffonde in tutto il mondo islamico e oltre. Accade allora qualcosa di impensabile: la giustizia pakistana, forse messa sotto pressione dalle associazioni internazionali, condanna i sei violentatori alla pena più dura, quella di morte. Mukhtar riceve in risarcimento 10mila dollari e la possibilità di trovare rifugio a Islamabad. Ma lei, più forte che mai, ancora più motivata e irriducibile nelle sue convinzioni, decide di investire quei soldi per creare nel suo villaggio una nuova scuola aperta sia ai maschi che alle femmine e poco dopo, apre un centro di accoglienza per le donne vittime di violenza. Ma la mentalità maschilista e radicata e il pregiudizio sono difficili da sconfiggere, così che, in appello, cinque violentatori vengono assolti e uno solo viene condannato all'ergastolo. Pochi giorni dopo questa sentenza, però, 3mila donne della regione marciano in corteo e dicono BASTA. Basta alla sopraffazione, alla violenza, all'ingiustizia.
Mukhtar, a questo punto, decide di non arrendersi e si rivolge alla Corte Suprema pakistana. Le viene affidata una scorta, per difenderla dal clan che ha promesso nuove ritorsioni. Ma il calvario di Mukhtar, di questa donna che ha saputo fare della propria tragedia personale uno strumento per denunciare e condannare la sorte di altre vittime come lei, non è finito. Invitata negli Stati Uniti da un'associazione di moderati islamici, scopre che, per volere del presidente Pervez Musharraf, il suo nome è stato inserito in una lista speciale, e appare vicino a quelli di terroristi legati ad Al Qaeda. Praticamente Mukhtar viene associata a un pericolo pubblico, poiché la pubblicità che è stata fatta alla sua storia danneggia all'estero il "buon nome" del Pakistan. Per questo motivo le viene impedito di partire, viene messa in isolamento e poi rispedita a casa sotto scorta, come una criminale. E questo è l'ennesimo autogol delle autorità, però. Mukhtar è diventata un simbolo, suo malgrado e per fortuna. Si mobilita il Time, che, beffardo e caustico, proclama: "Ma come? Il presidente pakistano non riesce a trovare Osama Bin Laden, però non si fa scrupoli ad arrestare una ragazza brutalmente violentata?".
Mukhtar ora vive nel suo villaggio, circondata dai bambini a cui insegna i principi in cui continua fermamente a credere, nella scuola dove vanno anche i figli dei suoi violentatori.