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Non rimaniamo indifferenti di
fronte ai maltrattamenti degli animali
(E’ nostro dovere cooperare
per il rispetto delle leggi)
Alle
11,30 circa del 12 luglio trascorso, mi fermo presso la clinica
veterinaria del dott. Donateo ed ancora una volta i miei occhi devono
guardare in faccia una realtà ingrata.
Steso
sulla barella vi è uno dei nostri cani randagi cui do subito il nome di
Lippo, con una fiocina conficcata nella zona perianale, tutta sanguinante.
Ha gli occhi sbarrati e smarriti in quella grande stanza allestita per
potergli dare il pronto soccorso ed evitare il peggio irreversibile per la
sua vita.
Ma
lui non lo sa. Ha soltanto paura, è immobilizzato e ci guarda con sguardo
supplichevole quasi a voler dire “non fatemi ancora male”; anch’io
ho diritto a vivere.
Se
sono stato creato, perché volete sopprimermi ad ogni costo?
Anche
la mia vita ha ragion d’essere. Se ci sono, ci sarà pure un perché.
Che
dolore, che senso di vuoto provo in quel momento quando vedo Lippo in
quelle condizioni!
Il
veterinario mi riferisce di averlo trovato su via S. Martino in Veglie,
dolorante, incapace di camminare ma riluttante a farsi avvicinare da
qualcuno, diffidando di tutto e tutti. Appena trovato, camminava
trascinandosi dietro la sua ferita che, se non curata, l’avrebbe fatto
morire dissanguato tra sofferenze lancinanti.
E’
andato a cadere in “un canalone d’acqua” da dove è stato tratto in
salvo dal veterinario con l’aiuto dei Vigili del fuoco.
Di
fronte a questa circostanza sono presa da un forte senso di delusione perché
pensavo di vivere in un paese libero
dalle barriere mentali dell’antropocentrismo che focalizzando tutto
sull’uomo, disconosce ogni tipo di valore alle altre forme di vita.
Che tristezza, la mia era solo un’utopia se ancora oggi continuano a
registrarsi situazioni di animali legati alla catena, rinchiusi in recinti
simili a lager, picchiati, abbandonati e spesso seviziati per puro sadismo!
E
quel che è ancora più grave è il fatto che tutto questo, come si apprende dalle agghiaccianti notizie sui giornali (Panorama ed il
Messaggero sono particolarmente attenti a queste denunce), non avviene
nelle zone più degradate del pianeta, dove la povertà e la mancanza di
cultura spesso sviliscono il RISPETTO cui ha diritto ogni forma vivente.
Tutto ciò accade nei nostri paesi, nelle lussuose città dove il senso
civico sembra essere radicato in ogni abitante.
Quante
volte, camminando per la strada, assistiamo a maltrattamenti e soprusi nei
confronti dei cani? Quante volte vediamo gatti sporchi e malnutriti
costretti a sfamarsi tra i rifiuti? Di fronte a scene del genere si prova
un senso di rabbia, si vorrebbe poter fare qualcosa. Ma la maggior parte
delle volte purtroppo, abbassiamo gli occhi e proseguiamo, impotenti.
L’uomo
fa progressi in tutti i campi ma non riesce a nobilitarsi, svecchiandosi
dal suo senso di superiorità rispetto alle restanti forme di vita che,
spesso, nelle sue mani diventano risorse da usare per propri comodi oppure
sfruttare sino ad esaurimento.
Questi
comportamenti disfattisti non si rivolgono solo contro gli animali ma
anche contro le altre forme naturali che nella loro apparente inutilità
sono necessari per la vita umana.
L’uomo
è una forma di vita (sicuramente con peculiarità speciali) tra le altre
forme di vita; un tassello della natura che, in quanto tale, ha bisogno di
trovare un equilibrio con tutto quanto lo circonda. Se segue la strada
della distruzione, abbattendo tutto ciò che è naturale intorno a lui, si
troverà a vivere in un mondo sterile e brullo.
Senza il rispetto per il creato,
non mi pare possibile alcun futuro, come dimostrano tutti i disastri
naturali che avvengono a causa delle alterazioni compiute dall’uomo che
hanno provocato danni di notevole identità al nostro pianeta.
Dicendo
questo, non voglio sicuramente sminuire il valore dell’uomo ma anzi
accrescerlo, attraverso la ricerca di una vita in armonia con la natura ed
il rispetto per tutte le altre forme di vita; solo così miglioreranno le
condizioni di vita di tutti.
Rimango
esterrefatta di fronte alle affermazioni di chi giustifica comportamenti
di crudeltà nei confronti degli animali, sostenendo che essi non hanno
un’anima e non sono portatori di diritti.
Così non è! Questa è un’aberrazione.
Una
chiara risposta ci viene data, invece, dal nostro legislatore con
l’articolo 727 c.p. (come
modificato dalla legge 22 novembre 1993, n. 473 e poi dall'art. 1, L. 20
luglio 2004, n. 189). e dalla Dichiarazione Universale dei diritti
dell’Animale, scritte e pensate per arginare l’incoscienza e
l’inciviltà di molti uomini che decidono deliberatamente di rendere
sfortunata l’esistenza di questi essere viventi, colpendoli senza pietà.
Contro
questo modo di agire, dobbiamo agire! Dobbiamo sollecitare le nostre
istituzioni, il nostro Comune a non rimanere indifferenti di fronte a
queste terribili sevizie. Dobbiamo mettere da parte qualsiasi paura ed
essere convinti che qualcosa si può veramente fare. Le violenze, anche
psicologiche e non solo quelle fisiche, a danno dei gatti e dei cani sono
oggi contro la legge e vanno perciò denunciate alle autorità.
Abbandoniamo l’intolleranza e facciamoci guidare dal senso civico e
dall’amore ogni volta che vediamo un animale in difficoltà. In campagna
spesso si trovano cani da caccia legati ad una catena, la maggior parte
delle volte costretti a vivere in piccoli spazi maleodoranti o gatti
abbandonati a se stessi da padroni convinti che “il gatto è cacciatore
e sa badare a se stesso”. Bene, interveniamo e
facciamo una denuncia, è nostro dovere!
Nei
casi di maltrattamento rivolgiamoci agli Organi
di Polizia Giudiziaria che devono intervenire, come i Vigili Urbani, i
Carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza e il Corpo Forestale. La
Cassazione Penale ha ribadito che tutti gli organi di Polizia Giudiziaria
sono competenti per i reati in materia ambientale e di tutela degli
animali.
La
denuncia può essere fatta di persona presso l’Ufficio di P.G. oppure
per iscritto, su carta semplice senza bolli e moduli particolari,
descrivendo ciò che si è visto e aggiungendo, quando ci sono, i nomi di
altri testimoni. Non bisogna dimenticarsi però di aggiungere
il proprio nome, cognome e indirizzo, la data e la firma. La denuncia va
poi presentata all’ Ufficio della Polizia Giudiziaria, oppure consegnata
alla cancelleria del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale.
Per
quanto riguarda Lippo, anche se la sua storia si concluderà (speriamo)
bene grazie all’intervento tempestivo e alla sensibilità manifestate
dai Vigili del Fuoco intervenuti ed al dott. Donateo ai quali va il mio
grazie, la denuncia è già pronta e verrà presentata.
Le
leggi esistono, facciamole rispettare.
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