Clicca qui per l'home page di Controvoci Veglie

( chiudi la pagina )

Lettere 

 18 luglio 2005 di Anna Maria Mattia

 

 

Non rimaniamo indifferenti di fronte ai maltrattamenti degli animali

(E’ nostro dovere cooperare per il rispetto delle leggi)

 

Alle 11,30 circa del 12 luglio trascorso, mi fermo presso la clinica veterinaria del dott. Donateo ed ancora una volta i miei occhi devono guardare in faccia una realtà ingrata.

Steso sulla barella vi è uno dei nostri cani randagi cui do subito il nome di Lippo, con una fiocina conficcata nella zona perianale, tutta sanguinante. Ha gli occhi sbarrati e smarriti in quella grande stanza allestita per potergli dare il pronto soccorso ed evitare il peggio irreversibile per la sua vita.

Ma lui non lo sa. Ha soltanto paura, è immobilizzato e ci guarda con sguardo supplichevole quasi a voler dire “non fatemi ancora male”; anch’io ho diritto a vivere.

Se sono stato creato, perché volete sopprimermi ad ogni costo?Il Cane LIPPO

Anche la mia vita ha ragion d’essere. Se ci sono, ci sarà pure un perché.

Che dolore, che senso di vuoto provo in quel momento quando vedo Lippo in quelle condizioni!

Il veterinario mi riferisce di averlo trovato su via S. Martino in Veglie, dolorante, incapace di camminare ma riluttante a farsi avvicinare da qualcuno, diffidando di tutto e tutti. Appena trovato, camminava trascinandosi dietro la sua ferita che, se non curata, l’avrebbe fatto morire dissanguato tra sofferenze lancinanti.

E’ andato a cadere in “un canalone d’acqua” da dove è stato tratto in salvo dal veterinario con l’aiuto dei Vigili del fuoco.

Di fronte a questa circostanza sono presa da un forte senso di delusione perché pensavo di vivere in un paese libero dalle barriere mentali dell’antropocentrismo che focalizzando tutto sull’uomo, disconosce ogni tipo di valore alle altre forme di vita.

Che tristezza, la mia era solo un’utopia se ancora oggi continuano a registrarsi situazioni di animali legati alla catena, rinchiusi in recinti simili a lager, picchiati, abbandonati e spesso seviziati per puro sadismo!

E quel che è ancora più grave è il fatto che tutto questo, come si apprende dalle agghiaccianti notizie sui giornali (Panorama ed il Messaggero sono particolarmente attenti a queste denunce), non avviene nelle zone più degradate del pianeta, dove la povertà e la mancanza di cultura spesso sviliscono il RISPETTO cui ha diritto ogni forma vivente. Tutto ciò accade nei nostri paesi, nelle lussuose città dove il senso civico sembra essere radicato in ogni abitante.

Quante volte, camminando per la strada, assistiamo a maltrattamenti e soprusi nei confronti dei cani? Quante volte vediamo gatti sporchi e malnutriti costretti a sfamarsi tra i rifiuti? Di fronte a scene del genere si prova un senso di rabbia, si vorrebbe poter fare qualcosa. Ma la maggior parte delle volte purtroppo, abbassiamo gli occhi e proseguiamo, impotenti.

L’uomo fa progressi in tutti i campi ma non riesce a nobilitarsi, svecchiandosi dal suo senso di superiorità rispetto alle restanti forme di vita che, spesso, nelle sue mani diventano risorse da usare per propri comodi oppure sfruttare sino ad esaurimento.

Questi comportamenti disfattisti non si rivolgono solo contro gli animali ma anche contro le altre forme naturali che nella loro apparente inutilità sono necessari per la vita umana.

L’uomo è una forma di vita (sicuramente con peculiarità speciali) tra le altre forme di vita; un tassello della natura che, in quanto tale, ha bisogno di trovare un equilibrio con tutto quanto lo circonda. Se segue la strada della distruzione, abbattendo tutto ciò che è naturale intorno a lui, si troverà a vivere in un mondo sterile e brullo.

Senza il rispetto per il creato, non mi pare possibile alcun futuro, come dimostrano tutti i disastri naturali che avvengono a causa delle alterazioni compiute dall’uomo che hanno provocato danni di notevole identità al nostro pianeta.

Dicendo questo, non voglio sicuramente sminuire il valore dell’uomo ma anzi accrescerlo, attraverso la ricerca di una vita in armonia con la natura ed il rispetto per tutte le altre forme di vita; solo così miglioreranno le condizioni di vita di tutti.

Rimango esterrefatta di fronte alle affermazioni di chi giustifica comportamenti di crudeltà nei confronti degli animali, sostenendo che essi non hanno un’anima e non sono portatori di diritti.

Così non è! Questa è un’aberrazione.

Una chiara risposta ci viene data, invece, dal nostro legislatore con l’articolo 727 c.p. (come modificato dalla legge 22 novembre 1993, n. 473 e poi dall'art. 1, L. 20 luglio 2004, n. 189). e dalla Dichiarazione Universale dei diritti dell’Animale, scritte e pensate per arginare l’incoscienza e l’inciviltà di molti uomini che decidono deliberatamente di rendere sfortunata l’esistenza di questi essere viventi, colpendoli senza pietà.

Contro questo modo di agire, dobbiamo agire! Dobbiamo sollecitare le nostre istituzioni, il nostro Comune a non rimanere indifferenti di fronte a queste terribili sevizie. Dobbiamo mettere da parte qualsiasi paura ed essere convinti che qualcosa si può veramente fare. Le violenze, anche psicologiche e non solo quelle fisiche, a danno dei gatti e dei cani sono oggi contro la legge e vanno perciò denunciate alle autorità. Abbandoniamo l’intolleranza e facciamoci guidare dal senso civico e dall’amore ogni volta che vediamo un animale in difficoltà. In campagna spesso si trovano cani da caccia legati ad una catena, la maggior parte delle volte costretti a vivere in piccoli spazi maleodoranti o gatti abbandonati a se stessi da padroni convinti che “il gatto è cacciatore e sa badare a se stesso”. Bene, interveniamo e facciamo una denuncia, è nostro dovere!

Nei casi di maltrattamento rivolgiamoci agli  Organi di Polizia Giudiziaria che devono intervenire, come i Vigili Urbani, i Carabinieri, la Polizia, la Guardia di Finanza e il Corpo Forestale. La Cassazione Penale ha ribadito che tutti gli organi di Polizia Giudiziaria sono competenti per i reati in materia ambientale e di tutela degli animali.

La denuncia può essere fatta di persona presso l’Ufficio di P.G. oppure per iscritto, su carta semplice senza bolli e moduli particolari, descrivendo ciò che si è visto e aggiungendo, quando ci sono, i nomi di altri testimoni. Non bisogna dimenticarsi però di  aggiungere il proprio nome, cognome e indirizzo, la data e la firma. La denuncia va poi presentata all’ Ufficio della Polizia Giudiziaria, oppure consegnata alla cancelleria del Procuratore della Repubblica presso il Tribunale.

Per quanto riguarda Lippo, anche se la sua storia si concluderà (speriamo) bene grazie all’intervento tempestivo e alla sensibilità manifestate dai Vigili del Fuoco intervenuti ed al dott. Donateo ai quali va il mio grazie, la denuncia è già pronta e verrà presentata.

 

Le leggi esistono, facciamole rispettare.