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Notizie

08/05/2005   -   Da il salvagente.it

 

 

Ma i vitelli sapete come li allevano?


Gli italiani amano mangiare. Credo che questo sia un dato di fatto. Sulle nostre tavole ogni giorno portiamo alimenti di ogni genere, non ultima la carne. Si sa che di manzo, dopo la crisi da mucca pazza, ne consumiamo molto meno, preferendo altri tipi di carne: il pollo, il tacchino, molti la vitella. Ma sappiamo esattamente cosa mangiamo, quando acquistiamo la vitella? Ve lo chiedo perché, da quando ho visto con i miei occhi i sistemi di trattamento e uccisione dei vitellini, mi sono ripromessa di non toccare più un solo pezzetto di carne di vitello. Un gesto minuscolo, forse, ma utile, nel suo granello di sabbia, a non incrementare un mercato davvero atroce. Il vitello “a carne bianca” è un sottoprodotto dell’industria lattiero-casearia. Ovvero è il riciclo di tutti i maschi e delle femmine inadatte a diventare mucche da latte o, a volte, in surplus rispetto ai conti dell’allevamento. Tolti subito alla madre, prima ancora di assumere il colostro, il fondamentale latte della crescita, i vitelli sono chiusi in box singoli, legati alla catena, isolati l’uno dall’altro e messi nell’impossibilità di muoversi. In una simile galera, sono alimentati come carcerati: solo cibi liquidi a base del latte in polvere prodotto in eccesso, anche delle loro madri. Questo, insieme all’impossibilità di brucare l’erba, fa sì che non riescano a mettere in moto tre dei loro quattro stomaci. Sono così ridotti ad animali monogastrici e sviluppano anemia. Non è un caso, allora, che l’allevamento intensivo dei vitelli sia il settore dove i Nas sequestrano il maggior numero di antibiotici e di farmaci per il rapido accrescimento. Ma perché tutto questo? Perché sul mercato è evidentemente richiesta una carne “bianca” e tenera. Pensate che in Italia, soltanto nel 2001, sono stati macellati 1.106.522 vitelli, un numero impressionante. Ora i vitellini potranno conservare un briciolo di dignità in più prima di morire: per legge, tutti gli allevamenti intensivi di vitelli dovranno passare all’allevamento in gruppo, in capannoni coperti, ma dove potranno almeno sdraiarsi e soprattutto avere contatti fra loro. Sarà inoltre obbligatorio somministrare anche fieno e mais. A me è bastato vedere quello che vi ho raccontato. Ne sono rimasta scioccata. Non pretendo da voi una riconversione immediata, ma almeno una presa di coscienza. Se volete acquistare carne di vitello, acquistatela da allevamenti biologici (prestate attenzione al marchio). L’animale, in questo caso, ha diritto almeno al pascolo e alla luce del sole. Un soffio di libertà, un briciolo d’aria, prima di morire.