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Ma
i vitelli sapete come li allevano?
Gli italiani amano mangiare.
Credo che questo sia un dato di fatto. Sulle nostre tavole ogni giorno
portiamo alimenti di ogni genere, non ultima la carne. Si sa che di manzo,
dopo la crisi da mucca pazza, ne consumiamo molto meno, preferendo altri
tipi di carne: il pollo, il tacchino, molti la vitella. Ma sappiamo
esattamente cosa mangiamo, quando acquistiamo la vitella? Ve lo chiedo
perché, da quando ho visto con i miei occhi i sistemi di trattamento e
uccisione dei vitellini, mi sono ripromessa di non toccare più un solo
pezzetto di carne di vitello. Un gesto minuscolo, forse, ma utile, nel suo
granello di sabbia, a non incrementare un mercato davvero atroce. Il
vitello “a carne bianca” è un sottoprodotto dell’industria
lattiero-casearia. Ovvero è il riciclo di tutti i maschi e delle femmine
inadatte a diventare mucche da latte o, a volte, in surplus rispetto ai
conti dell’allevamento. Tolti subito alla madre, prima ancora di
assumere il colostro, il fondamentale latte della crescita, i vitelli sono
chiusi in box singoli, legati alla catena, isolati l’uno dall’altro e
messi nell’impossibilità di muoversi. In una simile galera, sono
alimentati come carcerati: solo cibi liquidi a base del latte in polvere
prodotto in eccesso, anche delle loro madri. Questo, insieme
all’impossibilità di brucare l’erba, fa sì che non riescano a
mettere in moto tre dei loro quattro stomaci. Sono così ridotti ad
animali monogastrici e sviluppano anemia. Non è un caso, allora, che
l’allevamento intensivo dei vitelli sia il settore dove i Nas
sequestrano il maggior numero di antibiotici e di farmaci per il rapido
accrescimento. Ma perché tutto questo? Perché sul mercato è
evidentemente richiesta una carne “bianca” e tenera. Pensate che in
Italia, soltanto nel 2001, sono stati macellati 1.106.522 vitelli, un
numero impressionante. Ora i vitellini potranno conservare un briciolo di
dignità in più prima di morire: per legge, tutti gli allevamenti
intensivi di vitelli dovranno passare all’allevamento in gruppo, in
capannoni coperti, ma dove potranno almeno sdraiarsi e soprattutto avere
contatti fra loro. Sarà inoltre obbligatorio somministrare anche fieno e
mais. A me è bastato vedere quello che vi ho raccontato. Ne sono rimasta
scioccata. Non pretendo da voi una riconversione immediata, ma almeno una
presa di coscienza. Se volete acquistare carne di vitello, acquistatela da
allevamenti biologici (prestate attenzione al marchio). L’animale, in
questo caso, ha diritto almeno al pascolo e alla luce del sole. Un soffio
di libertà, un briciolo d’aria, prima di morire.
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