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Lettere alla Redazione

03/04/2005   -   di Daniela Della Bona

 

 

“Così percossa e attonita la terra al nunzio sta…”

 

In questi ultimi giorni non si fa altro che parlare del nostro amatissimo Papa Giovanni Paolo II, come è giusto che sia, essendo stato un uomo grande e santo, meritevole di tanto onore, ricordo e segni di rispetto per la sua agonia  e morte, segni come quello di sospendere in Italia tutte le gare sportive, non solo quelle calcistiche.

Eppure ho ascoltato in televisione l’intervista ad un dirigente del settore sportivo italiano, il cui nome sfortunatamente non ricordo, un uomo talmente piccolo e stupido, che ha affermato di essere contrario alla decisione presa dal Coni di sospendere le gare sportive, perchè questa è una mancanza di rispetto nei  confronti di coloro che professano religioni differenti da quella cristiana.

Il suo intervento mi è sembrato quanto mai fuori luogo, perché, al contrario di quanto lui possa credere, il mondo intero, i capi delle altre religioni (fatta eccezione per i soli capi religiosi cinesi) e persino gli atei si sono dichiarati in lutto, dinanzi alla morte di un uomo che ha segnato la storia, dinanzi ad un “Grande tra le nazioni”, dinanzi ad un Uomo di Pace, che è stato nel mondo emblema di forza, coraggio, virtù.

Davanti a tanta grandezza come si può restare indifferenti?

Io non avrei fermato solo lo sport, ma ogni tipo e forma di attività lavorativa, per favorire la preghiera e la meditazione.

Come è giusto che sia quando muore un grande uomo, le televisioni hanno trasmesso in questi ultimi giorni immagini su immagini che ritraggono il grande Papa; hanno seguito minuto per minuto la sua lenta agonia e la sua morte, fissando nella memoria e nella storia il calore e l’affetto delle migliaia di fedeli e di giovani accorsi da ogni parte del mondo, ai quali il papa, dal suo letto di morte, ha fatto giungere il suo ultimo saluto e ringraziamento, facendo sentire viva e concreta la sua invisibile presenza e la sua instancabile preghiera. Io non mi sento di giudicare se tutto questo interesse mediatico sia stato giusto o sbagliato e non voglio nemmeno chiedermi se dietro a tutto questo ci sia stata o no una  strumentalizzazione della morte del Papa. Voglio partire dal presupposto che tutto quello che è stato fatto e si farà sia soltanto amore per questo uomo, che si è mostrato al mondo intero non soltanto in tutto il suo vigore dei giorni migliori, ma anche in tutta la sua sofferenza e caducità, con un grande coraggio che gli ha permesso di vincere il dolore, di rialzarsi dopo ogni caduta e di presentarsi con umiltà davanti al suo popolo per non farlo sentire solo, per onorarlo, consolarlo sia pur con la sola presenza fisica, vincendo i malanni provocati dalla malattia.

Mi è rimasto impresso il suo gesto quasi di stizza, ultimo alito di quello spirito combattivo che lo ha accompagnato per tutta la vita, durante una delle ultime apparizioni dalla finestra, quando non è riuscito a pronunciare una sola parola di ciò che avrebbe voluto dire.

… Un uomo inabile, che ha trasmesso attraverso i mezzi di comunicazione un messaggio: la vita non ha momenti privi di senso, se è tesa a dare senso alla vita degli altri”.

Il Papa, con la sua volontà di “farsi vedere” a tutti i costi, ha costretto il mondo a “concentrarsi lungo una frontiera fra l’aldiquà e l’aldilà che la frastornata cultura contemporanea tende a cancellare, per abolizione di ogni parte invisibile della realtà”.

Questi ultimi giorni “hanno costretto l’opinione pubblica della Terra, inchiodata alle cronache televisive, a constatare la visibilità dell’invisibile, a comprendere che c’è qualcosa di più del successo, nella vicenda di quest’uomo. Il profeta che se ne va lascia un vuoto percepito con eguale sensibilità anche dai non credenti”. (parole in corsivo tratte dal Corriere della Sera).   

Nella mia mente confusa oggi risuonano insistenti le parole scritte da Alessandro Manzoni per Napoleone Bonaparte, mentre guardo le immagini del Papa, irriconoscibile nella sua immobilità… “Ei fu. Siccome immobile dato il mortal sospiro, stette la spoglia immemore, orba di tanto spiro. Così percossa e attonita la terra al nunzio sta. Muta pensando all’ultima ora dell’uom fatale, né sa quando una simile orma di piè mortale, la sua cruenta polvere a calpestar verrà” (Manzoni).

Ora tutti ci chiediamo, come ai tempi della morte di Napoleone, se mai ci sarà un altro Papa di tale grandezza.