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S C O O P  ! ! !

22/03/2005   -  TG CONTRODOSSIER by Pargolo & Luce

 

 

La caduta della giunta dei giganti di pietra

 

La nostra redattrice mentre consola il "piccolo"Nel tentativo di comprendere le ragioni che hanno portato a nuove elezioni anticipate a Veglie, tratteremo oggi un caso drammatico che ha infervorato il clima politico degli ultimi mesi.

In questa nostra ricerca ci avvarremo delle conoscenze acquisite sul campo da una nostra redattrice che, per l’occasione, è stata coadiuvata da un corrispondente free lance extra-salentino, come lei testimone diretto dei fatti.

Lasciamo a loro la parola.

Come a tutti ormai noto, il comune salentino ha visto sgretolarsi alcuni mesi or sono la coalizione di maggioranza. La crisi politica è risultata inarrestabile, giungendo fino alle estreme conseguenze della caduta della giunta di governo.

E’ stato detto, o lasciato intendere, che la motivazione della rottura fosse da ricercarsi nelle diverse correnti di pensiero sull’attività politica in atto, ma noi oggi siamo in grado di svelare i retroscena dell’affaire: la giunta è caduta, trascinata da tutt’altro che motivazioni politiche.

Di fatto, la crisi politica è dovuta all’affiorare, nelle coscienza dei componenti più moderati della coalizione, del rimorso per una scelta di governo che definire machiavellica, alla luce dei fatti, è segno di eccessivo buonismo.

Il tutto nasce col tentativo della giunta decaduta di innalzare l’immagine della cittadina di Veglie, recuperando monumenti fino ad allora lasciati degradare dalle intemperie e modificando in modo del tutto arbitrario parte del centro storico.

Sono ormai note le accese polemiche nate a seguito della riqualificazione urbana di piazza Umberto I e dell’ormai famigerato ipogeo.

L’opposizione, appoggiata dalla cittadinanza, ha duramente contestato l’operato della giunta, dando risalto mediatico inatteso alle anomalie rilevabili nelle opere realizzate.

La giunta, attaccata da più fronti, si è trovata in condizione di dover escogitare un modo per dirottare l’attenzione dei cittadini, spegnendo così sul nascere un movimento revisionista sul proprio operato.

E qui il dramma vero, che ha portato al degenerare della situazione: un assessore ha suggerito il football, ma, sfortunatamente, i mondiali di calcio, già ottimamente serviti per lo stesso scopo col Governo Nazionale nel 1982, non si sarebbero tenuti nell’estate seguente, mentre le Olimpiadi di Atene 2004 erano state giudicate non sufficientemente polarizzanti.

Era necessario trovare un diverso tema di incontro-scontro, per portare l’attenzione lontano dai riflettori sui cantieri aperti.

Fin qui, nessuna accusa specifica poteva essere mossa alle opere realizzate, se non il dubbio gusto del risultato, ma è in questo momento che la giunta ha offerto il fianco all’opposizione; deliberando la creazione di un sito archeo-aritistico vegliese, cementando due obelischi che, nelle intenzioni, avrebbe dovuto attrarre su di sé tutte le attenzioni della cittadinanza e dei media.

Di fatto questa attenzione c’è stata, ma non per quanto la giunta si aspettava.

L’opportunità di tale sito è stata oggetto più di domande che non di critiche reali, ma a questo punto abbiamo avuto la sensazione di essere protagonisti di un Watergate all’italiana: non ci erano chiari alcuni retroscena dell’avvenimento ed abbiamo deciso di indagare più in profondità.

Da dove provenivano i due obelischi? Che storia avevano? Chi li aveva forniti? Queste le domande che ci siamo posti.

Abbiamo cominciato le nostre ricerche, fino a che è emersa quella che sembrava l’unica traccia attendibile: la via ispanica.

Contatti con l’Ufficio del Turismo di Spagna ci hanno permesso di individuare un possibile sito di provenienza dei due obelischi, riconoscendo nei soggetti trapiantati a Veglie i tratti somatici di una stirpe insediatasi da alcuni anni in Costa Brava.

Ottenute le necessarie autorizzazioni, abbiamo raggiunto la regione, riuscendo ad individuare la cittadina di origine dei due obelischi: San Père Pescador.

Qui l’inattesa scoperta: le indagini fin qui svolte avevano lasciato ipotizzare un trasferimento volontario dei due obelischi, senza strascichi di altra natura, ma così non era.

Ci siamo subito resi conto di esserci imbattuti in una storia con implicazioni ben più gravi di quanto atteso, verificando oggettive corrispondenze con le recenti scoperte in tema di tratta e schiavizzazione degli obelischi di cui avevamo avuto vaghe notizie in passato. I "trovatelli" all'ingresso della bettola

Immaginate il nostro stupore quando, a San Père Pescador, abbiamo incontrato i figli degli obelischi vegliesi, costretti a lavoro minorile in una bettola di paese a causa della separazione dai genitori.

Subito abbiamo informato le autorità locali, impegnandoci per il bene dei piccoli a non intralciare le indagini rivelando la scoperta che, a quel punto, assumeva un tono giuridico extra-nazionale diverso dalla semplice ricerca di natura giornalistica da cui aveva tratto origine.

Questa la verità.

L’evoluzione dei fatti è poi nota: le indagini hanno lambito il territorio italiano e membri della giunta, resisi conto della gravità dei fatti di cui si erano, forse involontariamente, resi colpevoli, hanno cominciato a cedere, indebolendo la giunta poi rovinosamente crollata.

Le autorità non smentiscono oggi l’indiscrezione secondo cui le indagini, in Spagna, non sono ancora terminate e potrebbero portare ad una estensione del campo di indagine ad altri siti archeologici italiani (e già si vocifera sulla legittimità dell’obelisco di piazza San Pietro, in Vaticano, mentre risulta già rimosso e pronto al rimpatrio l’obelisco di Axum).

Dobbiamo ora confessare che un senso di colpa per il silenzio forzato a cui siamo stati costretti ci ha colpito nelle scorse settimane, ed abbiamo creduto opportuno rendere pubbliche le scoperte effettuate, certi che dopo lo svolgimento delle indagini ufficiali avremmo dovuto anche noi fare qualcosa per evitare la reiterazione dei reati ad opera della eleggenda nuova giunta.

 

E qui finisce il nostro speciale.

Ricordiamo che è grazie all’opera dei nostri redattori se la cittadinanza vegliese è venuta a conoscenza del dolore arrecato a due poveri piccoli obelischi, costretti alla solitudine da mani malvagie.

Vi invitiamo ad attivarvi con tutta la nostra redazione, affinché il torto subito dagli obelischi della presente storia sia riparato con il ricongiungimento familiare in Veglie o, meglio ancora, in San Père Pescador. I nostri redattori si sono offerti volontari per trascorrere altre estati in loco, in modo da controllare e favorire il reinserimento degli obelischi nel tessuto sociale della Costa Brava.

 

Le offerte per le trasferte potranno essere inviate a:

 

Comitato Luce-Pro-Obelischi, c.c.: 123456/2005 citando nella causale “Trasferte in Costa Brava”

 

 

 

  (fatti, cose, persone e luoghi, anche se in qualche modo identificabili nella realtà, sono totalmente inventati e presentati al solo scopo ludico)