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16/02/2005 - notizie tratte dall'Avvenire |
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Oggi 16 febbraio entra il vigore il Protocollo di Kyoto Oggi entra in vigore il protocollo di Kyoto, dopo sette anni di diplomazia e manifestazioni di piazza, terminate con la ratifica della Russia, che ha permesso di raggiungere il quorum minimo per rendere operativo questo primo, storico, accordo sul clima. Il Protocollo prevede, entro il 2012, la riduzione delle emissioni di gas serra del 5,1% rispetto a quelle del 1990. “Ma il protocollo nasce già vecchio” avverte Lester R. Brown, uno dei massimi studiosi mondiali dei problemi dell’ambiente, autore di 49 libri sulla salute del pianeta e fondatore del notissimo Worldwatch Institute. “L’accordo è un importante passo politico – spiega - ma dal punto di vista tecnico le riduzioni del 5% delle emissioni rispetto a quelle del 1990, sono pressoché ininfluenti sulla crescita della temperatura globale. Per poter incidere veramente sul clima bisognerebbe dimezzare le emissioni”. Se ciò non avvenisse, secondo il professore, non soltanto si intensificherebbero i fenomeni estremi come uragani, maremoti, scioglimento dei ghiacciai, desertificazione di alcune regioni ecc., ma si avrebbe anche, nel breve termine, la rapida crescita del prezzo dei prodotti alimentari, che manderà in crisi l’economia di interi Paesi. “La richiesta di cibo nel mondo è triplicata negli ultimi 50 anni e gli agricoltori si trovano oggi di fronte a due nuove emergenze: la carenza d’acqua e l’innalzamento della temperatura globale. Il nostro sistema agricolo consuma un’enorme quantità di acqua. Basti pensare che noi beviamo circa 4 litri al giorno di acqua sotto varie forme, bevande, succhi, minestre. Ma il cibo che ognuno di noi consuma richiede l’impiego di oltre 2000 litri di acqua al giorno per essere prodotto, una cifra mostruosa. Le falde acquifere diminuiscono e i pozzi si prosciugano… Carenza d’acqua significa carenza di cibo”. La carenza di cibo ha messo in crisi paesi considerati tra i massimi produttori agricoli al mondo, come il Giappone e la Corea, e metterà in crisi , a breve, anche la Cina, che ha visto diminuire in maniera repentina e drammatica la sua produttività agricola. L’aumento generalizzato della domanda di cereali e prodotti agricoli porterà, inevitabilmente, ad un aumento considerevole dei prezzi del cibo che destabilizzerà, primi fra tutti, i Paesi più poveri del mondo e altererà gli equilibri tra i grandi governi. Il professor Lester R. Brown, nel suo ultimo libro (Piano B. Una strategia di pronto soccorso per la terra) propone precise strategie per affrontare l’emergenza ambientale. “Anzitutto aumentare la produttività dell’acqua da subito. Concentrare, pertanto, strategie, studi e investimenti su questo. Ridurre le emissioni di carbonio del 50% in 10 anni, prima di tutto, riducendo la richiesta di energia con semplici miglioramenti tecnologici. Sostituire tutte le lampadine incandescenti con quelle fluorescenti farebbe risparmiare già il 30% di energia. La diffusione delle auto ibride permetterebbe di ridurre della metà la richiesta di benzina in10 anni. Bisognerebbe, poi, aumentare le fonti rinnovabili, come l’energia eolica, che oggi serve già 40 milioni di persone in Europa e che secondo l’Associazione europea per l’energia eolica, poterebbe, nel 2020, soddisfare l’intera necessità di elettricità residenziale in Europa”. Auguriamoci tutti, controvociani e non, che tutti i governi, compreso quello americano di Bush, così insensibile alle problematiche ambientali, si rendano conto della necessità di intervenire al più presto in questa direzione. |
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