|
L'ORRORE
NELL'ORRORE
Fare soldi con la Shoà
Camere
a gas, forni crematori, violenza gratuita, esperimenti medici che di
scientifico non avevano nulla. Ad Auschwitz non successe soltanto questo,
ma avvenne anche qualcos’altro, magari meno grave, ma non per questo
meno odioso: qualcuno cercò di diventare ricco con e grazie
all’Olocausto. Non stiamo parlando dell’esproprio dei beni che
appartenevano agli ebrei, o quantomeno non solo. Le SS si resero presto
conto che grazie ai lager (che raggiunsero la cifra di 10 mila unità) -
fossero essi di sterminio, di semplice prigionia, di lavoro o di semplice
transito – erano in possesso di una sconfinata forza lavoro, totalmente
gratuita. Himmler non era solo un nazista esaltato, ma anche un
opportunista, e decise di servirsi di questa manodopera affinché le SS si
dotassero di un apparato industriale vero e proprio, gestito direttamente
da loro. Una specie di Stato nello Stato, che rispondesse esclusivamente a
logiche interne alle SS.
In questa maniera, le camice nere avrebbero
acquistato nuova forza economica e quindi politica. I risultati sperati da
Himmler, però, non arrivarono; un po’ per la durata del progetto
(troppo breve l’arco di anni che va dal 1940 al ’45) un po’ perché
le stesse SS erano le principali responsabili della veloce diminuzione di
quella stessa forza lavoro che avrebbe dovuto arricchirle. I detenuti
servivano al loro “piano industriale”, ma morivano come mosche (o,
alla meno peggio, vedevano diminuite enormemente le loro capacità
fisiche) proprio per mano delle SS.
|

|
|
|
Che
fossero Hitler, Himmler, la Gestapo e le SS a volersi arricchire, non
stupisce nessuno. Meno giustificabile è invece quello che fecero non
pochi gruppi industriali tedeschi: investire grandi capitali e somme
ingenti nei campi di lavoro, di concentramento e di sterminio affinché
potessero impiantarvi dei veri stabilimenti dove questa manodopera
gratuita avrebbe potuto lavorare per loro. Le SS furono così inondate di
finanziamenti e mazzette. E il famoso esempio di Oskar Schindler non deve
trarre in inganno: gli “stabilimenti felici”, dove la vita era più
tollerabile e meno rischiosa, se certamente vi furono, sono comunque da
ascrivere a una piccolissima percentuale.
Il gruppo privato che per primo e che maggiormente
intervenne nei lager fu la I. G. Farben, industria chimico-farmaceutica
che dopo la guerra si è prima sciolta e poi diventata Bayer e Basf. Primo
obiettivo era la produzione di una particolare gomma sintetica, ma
detenuti-cavie vennero utilizzati anche nella ricerca di un nuovo vaccino
contro il tifo. È comunque bene sottolineare come quasi nessuno alla
Farben avesse la volontà, o più semplicemente l’interesse, di
cooperare nella “soluzione finale”. Ma questo non toglie che di fatto
gruppi come la Farben, la Siemens-Schukert, la Krupp – vale a dire il gotha
delle industrie tedesche del tempo – abbiano in qualche modo collaborato
con chi la “soluzione finale” l’aveva ideata e aveva cercato di
realizzarla.
ESPERIMENTI
MEDICI
Tra
i mille orrori di Auschwitz, bisogna registrare anche la sperimentazione
medica. In piccolissima parte, si trattò di ricerca scientifica
“normale” (i motivi degli esperimenti rientravano davvero nel campo
della medicina, ma i pazienti non erano certo consenzienti), ma per la
quasi totalità dei casi siamo in presenza della follia peggiore che si
sia mai vista nel corso della storia umana. I primi passi in tal senso
vennero mossi nel marzo del 1941, quando, da ambienti vicini a Himmler,
cominciarono ad arrivare “inviti” non solo per la sperimentazione di
nuovi prodotti farmaceutici, ma anche – per esempio – la
sterilizzazione degli ebrei attraverso l’uso dei raggi X.
La situazione era anche peggiore: era sufficiente che
una qualunque SS avesse una qualsivoglia curiosità medica, biologica,
vagamente scientifica per dare il via a esperimenti e “tentativi”
ripugnanti. In prima fila, a spingere perché questi esperimenti
procedessero di gran lena, c’era Himmler in persona: non solo seguì
passo passo i test, le teorie e i risultati di questi esperimenti, ma fu
prodigo di consigli e suggerimenti. E se qualche medico si faceva prendere
dagli scrupoli si assumeva la totale responsabilità. L’importante era
che gli esami proseguissero senza sosta.
Quello della sterilizzazione di ebrei, zingari,
omosessuali era il problema più sentito dalle SS, ed era percepito come
assolutamente propedeutico alla Soluzione Finale. Raggi X, uso di piante
fatte arrivare direttamente dal Sudamerica, acidi e veleni di ogni genere
e tipo furono utilizzati a più riprese, senza ottenere praticamente mai
nessun risultato se non quello di menomare, procurare dolore gratuito e
spesso la morte dei pazienti. Il dottor Werner Fischer cercò invece di
dimostrare che il sangue di slavi, ebrei e zingari era diverso da quello
dei tedeschi: durante i suoi esperimenti morirono centinaia di uomini.
Qualcun altro invece decise di raccogliere decine di crani per dimostrare
la superiorità degli ariani.
|