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Notizie

29/12/2004   -   Dal sito www.retinopera.it   

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IL NATALE CI UMANIZZI

 

I Vangeli dell’Infanzia (capp. 1-2 di Mt e Lc) con i loro episodi suggestivi: la nascita di Gesù, la visita dei pastori, l’adorazione dei Magi, la presentazione al tempio, la fuga in Egitto, la strage degli innocenti… San Francesco d’Assisi per il Natale 1223 si recò a Greccio e con l’aiuto di un amico realizzò il primo presepe vivente della storia in mezzo alla suggestiva natura del luogo per sperimentare fisicamente la semplicità, l’umiltà e la povertà vissute da Gesù sin dal momento della nascita.

Per il poverello d’Assisi ma anche per i tanti frati e contadini intervenuti fu una notte luminosa e indimenticabile di raggiante estatica letizia e di gaudio mai assaporato prima davanti alla rappresentazione viva della nascita di Cristo per il quale tutti cantarono stupendamente in coro scelte lodi.

Da allora il presepe vivente si diffuse in tutta Europa, in seguito però, per ragioni di spazio, persone e animali furono sostituiti da statue di argilla, gesso, cartapesta, stoffa, ecc. Tuttavia, per completezza, va detto che già da prima di S. Francesco c’era l’esistenza da qualche parte di qualcosa che si avvicinava al presepe, però inanimato: famoso è quello di S. Maria Maggiore in Roma che a quanto sembra è il più antico.

Il famoso monaco agostiniano della Riforma protestante Martin Lutero dopo aver visto, in una gelida e silenziosa notte della vigilia di Natale, gli abeti ghiacciati scintillare alla luce della luna e delle stelle volle ricreare in qualche modo quell’incanto adornando di candeline un abete. L’usanza molto rapidamente si diffuse nel centro e nel nord europeo. Inoltre, l’immagine dell’albero sempre verde è presente positivamente nella Sacra Scrittura ed è assai cara ai Padri della Chiesa come simbolo del Messia escatologico. Pertanto, non ha senso il famoso pregiudizio secondo il quale l’albero di Natale sarebbe una recente invenzione del consumismo. Tutto ciò, dal Nuovo Testamento alla tradizione popolare, indica una straordinaria ricchezza di simboli usati intorno alla nascita del Figlio unigenito di Dio, dentro i quali è incarnato il meraviglioso messaggio che Dio è l’Emmanuele, il Dio-con-noi, che si è legato completamente e definitivamente a noi. 

Il Natale è una storia teologica: Dio è diventato un uomo come noi attraverso il Figlio ed è il Salvatore e la luce del mondo; ma esso è anche una storia di vera umanità in quella straordinaria esperienza di Gesù di Nazaret, nella cui esistenza, appunto, appare tutto ciò che è autenticamente umano: umiltà, povertà, bontà, amore, amicizia… Le celebrazioni natalizie e anche lo stesso presepe e l’albero evocano questi significati profondi, cui non si può rinunciare; fosse solo per la stupefacente valenza di umanità che possiedono! Dopo l’evento dell’Incarnazione la nostra vita non può essere più la stessa. Cristo ha assunto e umanizzato tutto della condizione umana e storica: Lui è l’Uomo meravigliosamente perfetto. Grazie alla sua partecipazione alla nostra realtà noi siamo umanizzati, ma dobbiamo volerlo in piena libertà. Come c’è urgente bisogno oggi tra tanti egoismi e indifferenze di vera umanità. Il Natale dunque ci umanizzi!Sulla scia dei Vangeli e della tradizione anche noi usiamo con profondo significato il linguaggio semplice dei gesti e dei simboli. Ad esempio, per dimostrare che qualcosa sta cambiando sul serio, che cominciamo a recuperare l’umanità perduta, compiamo a partire da questo Natale dei gesti concreti: eliminiamo gli sprechi, i botti, i giochi e giocattoli bellici, le iniziative strane, la chiusura nella privacy… realizziamo ogni giorno ponti di incontro, di dialogo, di solidarietà, di condivisione… esprimiamo nel quotidiano una sorridente umanità che rinfranca, sostiene, incoraggia… E’ proprio questo allora l’augurio che ci scambiamo: il Natale ci umanizzi.  

                                                                                                                                                                                              Don M. A. Martina