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Leggo sul foglio FIAMMA TRICOLORE del Natale 2005, a pagina 3, la domanda
n.19 dell’articolo ALCUNE COSE CHE VORREMMO SAPERE: “Chi salverà dal
degrado gli impianti per la Città dei ragazzi di Piazza Caprera,
costruiti per andare incontro alle richieste dell’amministrazione
scolastica e poi abbandonati al loro destino nonostante la stretta
vicinanza di autorevoli personaggi del mondo della scuola che potrebbero
interessarsene?”.
Abitando in Piazza Caprera e sapendo che in zona non vi sono altre persone
che operano nelle scuole di Veglie, mi sono sentita chiamata in causa. Ho
inteso che l’ironica espressione “autorevoli personaggi del mondo
della scuola” sarebbe
rivolta a me. Questo non mi onora, poiché mi ritengo un’umile maestra
che cerca di fare il suo dovere senza essere né sentirsi un autorevole
personaggio, anzi mi offende, in quanto nella sopra citata espressione
sento tutto il livore che chi scrive prova nei confronti dello SDI e temo
voglia accomunare anche me nelle scelte di quel partito. A questo punto
sono necessari alcuni chiarimenti:
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il primo è necessariamente di natura politica. Lo SDI è il
partito di cui ho la tessera, ma chi mi conosce bene sa che non ho
condiviso le scelte fatte dal mio partito né quando si alleò con la
coalizione che portò al governo del paese l’amministrazione Carlà, né
quando in tempi più recenti si è alleato con la coalizione che ha
portato alla vittoria l’amministrazione Fai. Non ho condiviso queste
scelte perché io sono convinta che lo SDI debba cercare alleanze in
quella che è la sua area politica e cioè con i partiti della sinistra.
Chi mi è molto vicino conosce anche una scelta che io ho fatto
nell’ultima consultazione elettorale per le amministrative di Veglie: in
quell’occasione ho preferito annullare la scheda elettorale per le
comunali, piuttosto che dare il mio voto a persone che avevano costituito
le liste in modo funambolesco e opportunistico, creando alleanze senza
identità. Dico ciò riferendomi non solamente agli esponenti del mio
partito, ma a tutti i candidati
di tutte le liste di tutti gli schieramenti che si presentarono in quella tornata
elettorale. Per questa mia posizione gradirei non essere accomunata alle
scelte politico-amministrative che fa il mio partito.
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Il secondo chiarimento è di natura tecnica e riguarda il progetto
del CCR (Consiglio Comunale dei Ragazzi) che portò alla realizzazione
degli impianti per la Città dei ragazzi di piazza Caprera. Il progetto
CCR è un progetto dell’UNICEF proposto
dal comune e per il quale le scuole offrono la collaborazione, avendo la
possibilità di contattare con facilità tutti i ragazzi del paese.
Essendo un progetto proposto dal comune, si capisce bene che ciò che può
fare la scuola con i suoi “autorevoli personaggi” è solamente un
lavoro di accompagnamento dei ragazzi che ne fanno parte, di stimolo al
loro lavoro, di suggerimento per eventuali proposte da presentare. Tutto
ciò che concerne stanziamenti per la realizzazione dei progetti non
riguarda il mondo della scuola, in quanto, ribadisco, il progetto CCR è
un progetto proposto dal comune e non dalle scuole di Veglie.
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Parliamo ora degli impianti di Piazza Caprera, la cui realizzazione
è rimasta a metà. Gli “autorevoli personaggi del mondo della scuola”
non condivisero a suo tempo la scelta di questa piazza fatta da chi allora
ci amministrava per la realizzazione degli impianti di cui parliamo, ma ci
fu risposto, proprio per quanto chiarito al punto precedente, che noi
scuola dovevamo accettare senza commenti il luogo scelto dal comune, in
quanto proponente del progetto. Ci sembrò anche piuttosto irrisoria la
somma stanziata per tale progetto, che, se la memoria non mi inganna,
ammontava a circa venti milioni delle vecchie lire. Si provò a ribadire
che forse la scelta di un luogo non già strutturato come era piazza
Caprera avrebbe fatto risparmiare la somma necessaria a divellere tutto ciò
che c’era: impiantito, aiuole, panchine e quant’altro, ma ci fu
risposto che il comune era il proponente a agli amministratori competeva
scegliere il luogo e stabilire i fondi necessari, non alla scuola. Si passò
quindi alla realizzazione del progetto che non è ancora terminata e non
so se mai lo sarà, così come per tante altre opere pubbliche intraprese
nel recente passato e non ancora portate a termine, come è sotto gli
occhi di tutti i vegliesi.
A
questo punto, dopo aver tentato di chiarire come stanno le cose, sono io a
fare delle domande all’autore di quell’articolo e a tutti i cittadini,
anche miei vicini di casa che più volte mi hanno sollecitata a fare
qualcosa per risolvere il problema: cosa può fare la scuola in un
progetto di natura prettamente
comunale? Che colpa ha la scuola se i soldi disponibili per il progetto
sono stati spesi per divellere l’antica struttura di Piazza Caprera,
restando così a corto di finanziamenti per portare a termine il progetto
intrapreso? Che possiamo fare tutti noi cittadini di fronte ad
amministratori incapaci di gestire i fondi pubblici con oculatezza e
serietà, come si conviene ad un buon padre di famiglia?
Io
condivido i disagi di chi vive nella zona di Piazza Caprera e vede i
ragazzi giocare a calcio in un campo destinato alla pallavolo, con tutto
ciò che ne consegue: pallonate sulle auto parcheggiate, vetrate rotte
ripetutamente, chiasso nei momenti di riposo pomeridiano, ecc.
Non
è la scuola, però, che può fare qualcosa
per la soluzione del problema. Lo voglio ribadire anche a quelle
persone che più volte in modo informale mi hanno contattata
personalmente, dopo aver parlato con amministratori che si sono scaricate
le loro responsabilità addossandole sulle scuole di Veglie.
Voglio comunicare a chi mi legge tutta l’amarezza che provo come mamma,
come educatrice e come semplice cittadina nel vedere che per i ragazzi nel
nostro paese si fa poco o
niente. Ci si ricorda di loro, come di tutti i deboli e senza voce, solo
quando serve strumentalizzarli per raccogliere qualche voto in più,
proprio come ha fatto l’autore di quell’articolo di FIAMMA TRICOLORE.
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