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19 settembre 2004 - di M. Di Schiena
L’INTESA BIPARTISAN PER SALVARE LE DUE SIMONE E LA LOTTA AL TERRORISMO Il
moltiplicarsi degli attacchi terroristici e le sanguinose operazioni di
guerra che seminano morte e devastazione in ogni angolo dell’Iraq,
l’aggravarsi della questione palestinese con il suo terribile intreccio
di attentati e di micidiali ritorsioni, la strage degli innocenti di
Beslan nel quadro della tragica spirale di azioni disumane e di ciniche
repressioni che si susseguono nel conflitto russo-ceceno, le ricorrenti
minacce di gravi attentati che tengono in allarme l’Occidente, i
sequestri di persona e le barbare esecuzioni, le torture e le
decapitazioni, i rapimenti di giornalisti ed infine il sequestro mirato di
due giovani donne in servizio permanente ed effettivo di solidarietà e di
assistenza stanno facendo vivere al mondo una delle più gravi stagioni di
odio col trionfo della violenza, col ritorno alla legge del taglione, con
l’eclissi di ogni sentimento di umanità e di pietà e con l’esercizio
arbitrario delle più folli ragioni in spregio del diritto ed in
violazione dei diritti umani fondamentali. Uno
scenario che provoca orrore, sgomento e sdegno ma che non giustifica la
sorpresa perché si tratta di una durissima realtà prevista e segnalata
dalle innumerevoli voci di personalità politiche e religiose, di uomini
di cultura e di lucidi osservatori e soprattutto di popolo, un popolo
immenso che in ogni parte del pianeta era sceso in piazza nei mesi che
precedettero l’attacco all’Iraq per denunciare l’insensatezza e
l’estrema pericolosità di un intervento bellico illegittimo e ingiusto
che avrebbe alimentato il terrorismo ed acceso nuovi e più vasti fuochi
di avversione e di odio verso l’Occidente in tutto il mondo arabo e
islamico. La
sorpresa che dopo ogni atto terroristico si coglie spesso sui volti e
nelle parole di coloro che hanno voluto e avallato la guerra è perciò
ipocrita e inaccettabile come lo è anche la pretesa di fare tutti insieme
fronte unico nella lotta al terrorismo. Se infatti è doveroso e meritorio
pervenire ad un patto di collaborazione fra le forze politiche di
maggioranza e di opposizione con l’intento di salvare le vite delle due
nostre connazionali rapite in Iraq, sarebbe un imperdonabile errore
consentire, anche solo col silenzio o con qualche difetto di chiarezza,
che tale intesa sia presentata o comunque appaia come estesa ai contenuti
e alle scelte della lotta al terrorismo. Una lotta che per la destra
nostrana comporta non solo l’adozione – come è giusto se fatto nel
rispetto delle garanzie democratiche – di tutte le misure rivolte a
prevenire e reprimere attentati ma anche la prosecuzione dell’impegno
militare italiano in Iraq e l’adesione alla scellerata dottrina della
guerra preventiva ed infinita ribadita da Bush nella recente convention
del partito repubblicano. Ma
c’è di più e cioè che la lotta al terrorismo per Berlusconi ed i suoi
amici di cordata interna ed internazionale esclude proprio il punto focale
di una lotta allo sciagurato fenomeno che sia veramente appropriata ed
efficace. Vale a dire la critica serrata e l’opposizione democratica
alla globalizzazione neoliberista nonché la domanda ai governi
occidentali di sostituire ogni forma di sfruttamento e di dominio dei
paesi sottosviluppati con l’aiuto solidale e risarcitorio e di favorire
una diffusione della democrazia per contaminazione di idee e di valori e
non certo col ricorso alla guerra ed ai governi-fantoccio. Una linea
questa non ideologica e non estremista ma dettata dalla ragione ed in
linea con gli appelli del pontefice che nel messaggio in occasione della
giornata mondiale della pace del primo gennaio scorso affermava che per
vincere il terrorismo il «pur necessario ricorso alla forza» non può
mai giustificare la rinuncia ai principi dello stato di diritto ed al
rispetto dei diritti fondamentali dell’Uomo aggiungendo che esso deve
sempre essere «accompagnato da una rigorosa e lucida analisi delle
ragioni soggiacenti agli atti terroristici» e da un impegno inteso a
rimuovere «le cause che stanno all’origine di situazioni di ingiustizia
dalle quali scaturiscono sovente le spinte agli atti più disperati e
sanguinosi». Idee e parole queste in larga misura malinconicamente
assenti nelle dichiarazioni che si sentono e si leggono all’indomani di
ogni barbaro attentato terroristico. Le intese bipartisan sono certo utili a fronteggiare le drammatiche emergenze che colpiscono il nostro paese ma in tempi di guerra preventiva occorre stare attenti per scongiurare due seri pericoli: quello dell’ingabbiamento di fatto delle forze politiche e dei movimenti che lottano per la pace nella logica bellica e repressiva e quello che queste intese, giustificate da strazianti tragedie nazionali, possano, sia pure per un momento, far dimenticare che le stesse tragedie vengono ogni giorno vissute in Iraq ed in ogni luogo dove la guerra ed il terrorismo colpiscono quotidianamente donne, bambini, innocenti ed anche – spesso lo si dimentica – tanti “poveri” occidentali e tanti “disperati” islamici gli uni contro gli altri armati e mandati a morire dai signori della guerra e dalle centrali del terrorismo e della guerriglia.
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