|
( chiudi la pagina ) |
NOTIZIE |
|
|
03 ottobre 2004 - Dott. Ing. Antonio TUZZOLO - Comandante Provinciale Vigili del Fuoco di Lecce
ARTICOLI:
- CENNI DI STORIA: "DAI VIGILANTES, AI POMPIERI... AI VIGILI DEL FUOCO"
- L'EVOLUZIONE STORICA DEL SERVIZIO DI ESTINZIONE DEGLI INCENDI NELLA CITTA' DI LECCE.
(Torna indietro)L'EVOLUZIONE
STORICA DEL
SERVIZIO DI ESTINZIONE DEGLI INCENDI NELLA CITTA' DI LECCE
Fin dal medioevo gli incendi che frequentemente avvenivano nella
città di Lecce e nelle campagne circostanti erano fonte di grandi
preoccupazioni, tanto che le autorità del tempo avevano disposto
che, a seguito dell'allertamento per un incendio, tutta la cittadinanza
fosse tenuta ad intervenire con qualunque mezzo a disposizione. Con l'avvenuta unificazione
dell'Italia, poi, al Sindaco fu affidato anche il compito di attivarsi
prontamente per fronteggiare gli
eventuali incendi con tutto il personale da lui dipendente ( Ingegnere
Capo dell'Ufficio d'Arte, Guardie Municipali, operai comunali,
ecc.) e con ogni mezzo a disposizione. Ed infatti con il Regolamento degli impiegati del Comune
di Lecce, approvato con deliberazione
del Consiglio Comunale del 09 Novembre
1887 e successivamente anche con il Testo
Unico del Regolamento generale per gli impiegati di segreteria, approvato con deliberazione della Giunta Comunale del 17 Dicembrel907, furono
esplicitati e disciplinati i compiti assegnati all'Ufficio d'Arte (cioè quello che noi oggi chiamiamo "Ufficio Tecnico Comunale")
e tra
questi, in particolare, venne previsto l'obbligo del dover "intervenire nei casi di
incendi e di disastri, prendendo la direzione delle opere di salvataggio
e della manovra delle pompe ed impartendo alle persone addette al servìzio degli incendi
le relative istruzioni...". Sempre nello stesso Regolamento, inoltre,
si faceva riferimento alla Polizia
Urbana quale personale preposto a coadiuvare
l'operato dell'Ingegnere Capo dell'Ufficio d'Arte in situazioni di
incendio o di pericolo in genere. In tali situazioni, però, non poteva e non doveva mancare l'intervento anche di tutte
le altre forze istituzionali presenti sul territorio, come i Carabinieri, le Guardie di P.S., i Militari del locale Presidio, ecc.
nonché l'opera volontaria dei cittadini, come tra l'altro è rilevabile dai documenti dell'epoca conservati negli Archivi
Storici
dell'Archivio di Stato e del Comune di Lecce. Difatti, dalla lettura
delle relazioni redatte in
occasione di alcuni dei più gravi
incendi capitati in passato nella città di Lecce, come l'incendio dell'edificio della Direzione Compartimentale delle Tasse, avvenuto la notte tra il 6 ed il 7 Marzo 1869, quello della Manifattura Tabacchi avvenuto nella notte del 27 Aprile 1881, o quello della Chiesa del Rosario capitato nel 1882, a causa dì un fulmine penetrato attraverso il Rosone posto sulla facciata, è possibile
rilevare come addirittura personaggi illustri, come il Duca di San
Cesario, accorrevano spontaneamente
sul luogo degli incendi, partecipando in prima persona
all'opera di spegnimento e mettendo
a disposizione i propri mezzi, quando disponibili. In particolare da
una nota dì compiacimento indirizzata dal Prefetto di Terra d'Otranto, all'allora Sindaco di Lecce, Luigi Sambiasi, in occasione dell'incendio avvenuto nella notte del 6 Marzo 1869 nell'edificio della Direzione Compartimentale delle Tasse, si rileva proprio
come il Duca di San Cesario fosse intervenuto nella
circostanza, coordinando una delle tre sezioni in cui si erano suddivise
le forze in campo e per questo fosse stato elogiato dallo stesso Prefetto, per il
suo prodigarsi ed anche per il fatto che
l'utilizzo "della sua pompa, unica esistente a Lecce", fosse
stata l'arma vincente per aver ragione dell'incendio e per "limitare
le terribili conseguenze alle quali potevasi andare incontro
se l'incendio non si fosse smorzato prontamente". Le pompe da incendio, infatti, erano
attrezzature piuttosto rare, benchè estremamente utili e necessarie in caso di incendi
di vaste proporzioni. Per questo chi ne
aveva la possibilità se ne dotava, come fece il Duca di San
Cesario per l'appunto o la Manifattura Tabacchi di
Lecce, che l'acquistò proprio a seguito dell'incendio che lì avvenne nella notte del 27
Aprile 1881 : era quella una pompa da
incendio montata su carro e trainata da cavalli, che ancora oggi, in ottimo stato di
conservazione, è possibile ammirare presso quell'Azienda. A seguito di tale grave incendio,
peraltro, il Sindaco di Lecce, in data 28 Aprile 1981, indirizzava al Capitano dei
Carabinieri e al Comandante del
Presidio Militare di Lecce, un'accorata nota per esprimere, anche a nome di tutta la cittadinanza, il proprio ringraziamento e la propria gratitudine per "l'opera
efficace prestata da loro
stessi e dai loro uomini". Particolare apprezzamento, poi, lo stesso Sindaco esprimeva con un'ulteriore nota nei confronti del Colonnello del Distretto che, "mettendo a disposizione la pompa del Reparto ed intervenendo con la sua autorevole persona sul luogo del disastro, tanto ha influito per
la limitazione dell'incendio scongiurando maggiori pericoli e danni incalcolabili" La notte del 4 Aprile 1884, poi, la cittadinanza di Lecce corse un grave pericolo per via
dell'incendio che avvenne nello "Stabilimento del Gazometro",
ma per buona fortuna, tutto si risolse al meglio, perché il fuoco non interessò
direttamente gli impianti ed il deposito del gas. Ciononostante si diffuse vero panico
tra la cittadinanza, tanto che il Sindaco, Cav. A. Guariglia, pensò bene di far affigere in città appositi avvisi per rassicurare i cittadini circa la sicurezza dell'impianto del gas. Nel mese di Luglio dello
stesso anno, inoltre, il Prefetto
di Lecce
indirizzò
al Sindaco Guariglia una nota con la quale gli rappresentava, con
evidente preoccupazione, che il Colonnello del locale Presidio Militare gli aveva
comunicato l'impossibilità, per il futuro, di poter rendere disponibile la
"pompa" del Presidio in caso di
incendio, perché il "Regolamento gli vieta di privarsene". Per
tale motivo, quindi, il Sindaco fu vivamente sollecitato perchè
provvedesse per tempo a tale inconveniente, magari reperendo "personale
esperto e mezzi idonei per affrontare gli incendi e
prevenendo così eventuali inconvenienti futuri. L'esigenza di avere
disponibilità di personale esperto e di mezzi idonei
per affrontare gli incendi che capitavano in città, era certamente
sentita da sempre e veniva fortemente evidenziata in occasione degli
incendi che sistematicamente ed improvvisamente avvenivano, causando sempre ingenti danni ed in qualche caso anche vittime. Come accadde per esempio quando, a seguito del
devastante
incendio avvenuto nel negozio di Francesco Bellone, la notte del 12 Novembre 1903, il Prefetto sentì l'esigenza di sollecitare
il Sindaco "perché prevedesse e provvedesse ad un adeguato
servizio di pompe e di attrezzi per l'estinzione, nonché di speciali
ed abili manovratori per la bisogna"; o
come avvenne quando, a seguito di una serie di incendi verificatosi
presso diversi magazzini e attività
commerciali, il 05 Febbraio 1921, il Presidente dell'Associazione Commercianti Industriali e Produttori della Provincia
di Lecce scrisse al Sig. Sindaco perché dotasse il Comune di "una
squadra di pompieri muniti di una pompa pronta ad accorrere lì dove il
bisogno lo richiede" . Ma la mancanza o la limitatezza di fondi era stata da sempre, ed era ancora, la vera causa dell'impossibilità di poter disporre di un
Servizio vero e proprio di estinzione degli incendi, come chiaramente rappresentò proprio
in quella circostanza il Sindaco di Lecce
al Presidente degli Industriali, indirizzandogli un proprio scritto
nel quale si legge che "non è facil cosa istituire sul momento un
simile servizio poiché,..., non basta acquistare la sola macchina ma
occorre altresì reclutare il personale necessario per il perfetto funzionamento
del servizio". Ed in effetti organizzare un "Servizio di Pompieri",
che
fosse
poco dispendioso e quanto più efficace ed efficiente possibile,
non
era certamente cosa semplice, e per farlo II Sindaco ed il Prefetto di Lecce, già
dal 1904, avevano richiesto la collaborazione
ed il parere
tecnico di un esperto in materia. In particolare, proprio per tentare
di
risolvere tale annosa questione, fu chiesto il contributo personale del Cav. Ing. Mollo, Colonnello Comandante del Corpo dei Pompieri di Napoli, perché predisponesse una "Relazione sul progetto per l'impianto di un servizio di
estinzione e salvataggio nella città di Lecce". Tale dettagliata e puntuale Relazione
pervenne nel mese di Febbraio dello stesso anno e
prevedeva, tra l'altro, l'acquisto di varie attrezzature, tra cui una
"Scala Porta da 18 metri", che era una scala "a cannocchiale" in legno, montata su ruote
(l'antenata dell'odierna autoscala), oltre che la spesa della somma di "Totali lire
11.400", che purtroppo non fu possibile reperire e pertanto l'iniziativa venne nuovamente
rinviata a tempi migliori. Finalmente le circostanze favorevoli per l'istituzione di unservizio
pompieristico permanente, con personale esclusivamente dedicato ed
organizzato, si concretizzarono a principio degli anni trenta,
quando con la Deliberazione Podestarile n. 554 del 16-7-1934- XII-
approvata dalla G.P.A. il 28 settembre 1934- XII col n. 17879, fu
istituito il "Corpo di Civici Pompieri di Lecce, "per provvedere alla protezione delle persone e della pubblica e privata
proprietà contro i pericoli e danni degli incendi,........................................
". Oltre a ciò, al
"Corpo di Civici Pompieri", che rivestiva "tra l'altro il carattere di corpo armato municipale con funzioni anche dì ordine pubblico", venne affidato il
compito di "studiare e predisporre tutti i mezzi atti a
prevenire e combattere prontamente gli
incendi ed a diminuire il conseguente danno alle persone ed alle
cose" e ancora di svolgere "il servìzio di vigilanza nei teatri e spettacoli
pubblici in genere". Il Personale del Corpo, era tenuto a "prestare
l'opera sua ordinariamente nel territorio del
Comune di Lecce per tutti i servìzi, ed
eccezionalmente (ed a pagamento) negli altri Comuni della Provincia soltanto per incendi, disastri e pubbliche calamità". L'organico dei pompieri, poi, era
costituito da personale fisso (un direttore, un
capo-pompiere, un vice capo-pompiere, un meccanico
automobilista e un suo sostituto, n. 12 guardie municipali comandate in servizio pompieri) e da personale volontario ( n. 18 volontari scelti fra operai che abbiano
attitudini affini all'esercizio della professione di pompiere). Quel primo personale che fu chiamato a
far parte del Corpo dei Civici Pompieri di Lecce, fu anche lo stesso che costituì,
qualche anno dopo, l'organico del 43°
Corpo Provinciale dei Vigili del Fuoco,
quando cioè con le Leggi n° 2472 del 1935, n° 333 del 1939 e
n° 1570 del 1941, i corpi dei Civici Pompieri furono dapprima organizzati
in un unico Corpo Nazionale e poi cambiarono la propria
denominazione, assumendo quella di Vigili del Fuoco ed acquisendo
competenza provinciale. In particolare, con la Legge n° 1570 del 1941 a tutti i
Corpi Provinciali dei Vigili del Fuoco
fu assegnata una numerazione propria
e quello di Lecce divenne il 43° Corpo alle dipendenze della
Direzione Generale dei Servizi Antincendi in seno al Ministero
dell'Interno. Il primo Comandante
dei Civici Pompieri di Lecce prima, e poi del 43° Corpo dei
Vigili del Fuoco, fu l'Ing. Mario Sarno, già Ingegnere
dipendente dell'Ufficio d'Arte, cioè dell'attuale Ufficio Tecnico
Comunale, fin dal 1928. A lui si deve la prima organizzazione
del Servizio e la cura della ristrutturazione dell'immobile che
fu, fino al 1962, la prima sede del Comando Provinciale, cioè
dell'immobile ubicato in via Mario De Pietro che oggi è sede dell'Assessorato Affari Sociali. Quelli in cui fu
Comandante l'Ing. Sarno furono certamente tempi difficili,
anche per la carenza di risorse d'ogni tipo: ed infatti, ancora nell'Agosto del 1937, questi era costretto ad indirizzare al
Prefetto di Lecce un'accorata richiesta di denaro per far fronte "all'acquisto straordinario di divise", visto che "l'organico, composto dì personale
incaricato facente anche parte del Corpo dei Vigili
Urbani dì questo Capoluogo, indossa le divise di Vigile Urbano,
salvo un distintivo che ne ìndica la specializzazione" Anche quelli
successivi furono anni difficili: era infatti in corso il
conflitto mondiale! In numerosissime
circostanze quei Vigili del Fuoco diedero prova di impegno incondizionato
e di coraggio, operando anche sotto le bombe, quando necessario, per
portare aiuto e conforto alla cittadinanza, E proprio a quel periodo risalgono le prime vittime cadute in
servizio: era il 10 Gennaio del 1945 ed
a seguito di un grave incendio che era insorto nei magazzini del
pastificio Pedone, in Corigliano d' Otranto, il personale di prima
partenza del Comando Provinciale di
Lecce era prontamente intervenuto con a capo l'allora Comandante
Provinciale, Geom. Umberto De Zardo. Durante le operazioni di smassamento, quando ormai si era conclusa
l'opera di spegnimento, un muro di tamponamento dei locali
cedette, ribaltandosi e crollando addosso ai Vigili che stavano
operando proprio in quel punto. Rimasero sotto le macerie i Vigili
Tornese Eugenio, Greco Antonio e Fedele Carmelo, oltre che lo
stesso Comandante Provinciale, che però riuscì a portarsi in
salvo: per gli altri vigili non ci fu più nulla da fare! Il Comando Provinciale di Lecce ha avuto
fra il suo personale un'ulteriore
vittima: il Vigile Cavalieri Luigi, che trovò la morte il 25 Novembre del 1968 in occasione di un incidente che capitò nella Sede
Centrale di Lecce, in viale G. Grassi, mentre erano in corso le esercitazioni
di preparazione della manifestazione che di lì a poco, il
4 Dicembre successivo, si sarebbe dovuta svolgere per commemorare
S. Barbara, patrona dei Vigili del Fuoco. In quella circostanza, durante una
manovra, un elemento in legno di una "scala
all'italiana", che è composta da tre diversi elementi, cadde rovinosamente dall'alto colpendo al capo due vigili:
Fanciullo Vito e Cavalieri Luigi. Dei due, il primo si riprese dopo qualche
giorno, l'altro, trasportato prima all'Ospedale Vito
Fazzi di Lecce e poi, in elicottero, all'Ospedale San Giovanni di
Roma, morì nella mattinata del 25 Novembre 1968. I loro nomi sono incisi, ad eterna
memoria, sulla lapide che è posta
all'ingresso della Sede del Comando Provinciale di Lecce, oltre
che su quella che è presente, presso le Scuole Centrali Antincendi, a
Roma - Capannelle, dove sono riportati i nomi di tutti i Vigili del
Fuoco morti in servizio, dall'istituzione del Corpo Nazionale fino ai
nostri giorni.. Nei trascorsi 70 anni di attività, i Vigili del Fuoco di
Lecce si sono distinti in mille
occasioni, sempre dimostrando abnegazione e coraggio, oltre che
alta professionalità. In particolare, a
seguito di un violento incendio che si era sviluppato nel porto
di Gallipoli, il giorno 30 Novembre 1961, a bordo del mercantile "IASI",
il Presidente della Repubblica ha conferito al Labaro del Comando
Provinciale dei Vigili del Fuoco di Lecce la "Medaglia di Bronzo al
Valor Civile" con la seguente motivazione: "Gli appartenenti al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Lecce sì prodigavano incessantemente, e per oltre nove ore, nello spegnimento di un violentissimo incendio sviluppatosi a bordo di un mercantile. Con la loro infaticabile ed ardimentosa opera, riuscivano ad impedire lo scoppio dei serbatoi di nafta della nave, scongiurando più gravi disastri e dando nuovo lustro alle nobili tradizioni del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco."
(Torna indietro)CENNI DI STORIA
“DAI VIGILES, AI POMPIERI… AI VIGILI DEL FUOCO”
L'incendio è stato in tutti i tempi fra i flagelli più frequenti e diffusi. Per questo, in ogni periodo della storia esso è stato combattuto mediante la buona
volontà e il coraggio degli uomini, con ogni mezzo utile e spesso con attrezzature poco adatte
e insufficienti. Infatti, benché
la prima pompa d'incendio, le cui caratteristiche,
però, sono sconosciute nei particolari, sia stata inventata
in Grecia già intorno al 150 a.C. da un certo Ktesibios, bisogna arrivare al sec. XVII per vedere realizzata, ad opera di un fabbricante di Norimberga, Hanz Hautsch, la prima pompa da incendio di
concezione "moderna". Roma aveva una vera organizzazione dì
l'esistenza
nelle città di un gran numero di costruzioni
in legno. Durante il periodo della Repubblica
fu istituito un "triumvirato di guardie notturne" (triumviri nocturni)
con
il compito
di vigilare (di qui la
parola "vigile") sulla sicurezza
della città e di intervenire anche con squadre di schiavi per lo spegnimento degli incendi. L'imperatore Augusto, più
tardi, perfezionò tale organizzazione antincendi, costituendo ben sette coorti di mille
"vigiles"
ripartite
in quarantanove
centurie, comandate
ciascuna da un
tribuno e tutte dal "Prefettus
vigilum". All'epoca, l'attrezzatura dei vigili era costituita da pompe a mano, da tubi tessuti e rivestiti di pece, da scale in
legno, da ramponi, a coperte imbevute di acqua e aceto oppure di terra fangosa, ecc. A seconda delle mansioni svolte, i vigili venivano detti "siphonari"
(quelli che azionavano le pompe), "centenari", (quelli che utilizzavano coperte imbevute), "emituali" (quelli preposti all'uso dei teli per il
salvataggio
delle persone), "sebaciari" (quelli incaricati
dell'accensione delle torce per l'illuminazione notturna). Sono ancora visibili a Roma, in Trastevere, nei pressi
di Ponte Garibaldi i resti murari di un Corpo di guardia dei vigili
di Augusto; anche ad Ostia sono stati rinvenuti
i ruderi di una vera e propria "caserma" romana,
dove si possono notare ancora due grandi vasche
per la riserva dell'acqua e un vasto cortile per le esercitazioni dei vigili. Con la caduta
dell'Impero Romano, il servizio dei "vigiles" andò affievolendosi fino a scomparire completamente. Successivamente Carlo Magno, al principio
del
IX secolo, ripristinò il servizio
antincendi istituendo nelle città più importanti della penisola,
dei gruppi di cittadini incaricati di
vigilare, durante la notte, sulla sicurezza della
città. Mancava, però, un vero e proprio "Corpo Speciale" addetto
alla repressione degli incendi. Solo più tardi, nel XV secolo, a Firenze, si ebbe il
primo tentativo di ricostituire organicamente tale servizio con
l'istituzione delle "Guardie del fuoco". L'attrezzatura di cui queste erano
dotate, era costituita da scale, ramponi, secchi d'acqua, e
poi dalla fine del 1700, anche da pompe a mano trasportate a braccia e successivamente montate su carri. Erano queste le antenate delle moderne
autopompe, costituite da un cassone in
rame
posto su carro, con dentro vari
condotti di ottone e cuoio ed un cilindro in cui scorreva un pistone
collegato da una leva a bilanciere, azionata dalle braccia dei vigili:
dall'uso
di tali pompe nacque la denominazione di
"pompieri"..'. Dovettero ancora
passare molti anni, però, prima che anche in altre città italiane fosse creato ed organizzato un Corpo pompieristico. Infatti a Napoli
ciò avvenne nel 1806; a Roma nel 1810; a Torino nel
1824; a Palermo sotto il Regno di Ferdinando ll°. Per vari secoli, fino a tutto il XIX° secolo, i "Pompieri"
in Italia erano organizzati essenzialmente in Corpi Comunali, permanenti
in molte città capoluogo o volontari nelle rimanenti città o paesi. Alcuni Corpi, poi,
erano militari e dipendevano dall'Esercito o dalla Marina
(Piacenza aveva il Genio Pontieri, La Spezia e Taranto la Marina, ecc.) e non mancavano anche Corpi di Pompieri Aziendali,
normalmente incaricati
del servizio antincendio nello stabilimento cui appartenevano, ma che
spesso prestavano la loro opera di soccorso
anche fuori della propria azienda. Non esisteva,
dunque, una vera organizzazione di servizi
antincendi in Italia che fosse la stessa per tutto il territorio nazionale, anche se tale necessità era di già stata auspicata fin dal 1800, quando cioè fu creata per volontà dei più rappresentativi Comandanti dei Corpi Pompieri allora esistenti, la "Federazione Tecnica Nazionale dei Pompieri Italiani" proprio con lo scopo di pervenire all'unificazione dei numerosi e autonomi Corpi Comunali. Intorno al 1880, poi,
comparvero le prime pompe a vapore, trainate
su carri tirati da cavalli in
coppia o addirittura in quattro, a seconda
della grandezza. e della pesantezza
della pompe trasportate:
i suoni
di corni ed i rintocchi di campane (le sirene
di allora) avvertivano del sopraggiungere del carro dei "pompieri". Con l'apparire del nuovo secolo, però, il cavallo cedette
il passo al motore e nel 1920 anche le pompe a vapore vennero poste in
pensione lasciando spazio alle autopompe. In questo periodo in tutte le città più
importanti d'Italia vennero istituiti
Corpi pompieristici locali, a carattere spesso solo volontaristico, e chiamati ad intervenire
limitatamente alle circoscrizioni comunali. Nel 1910 i capoluoghi che disponevano
di un servizio comunale permanente erano solo 69 in tutta Italia, mentre molte altre città
non avevano affatto un servizio pompieristico organizzato e, per ragioni
di economia, questo veniva affidato ad organizzazioni locali
che
avevano compiti di mera vigilanza. In numerosi altri Comuni privi di
tale servizio pompieristico, specie nel meridione d'Italia,
le attrezzature antincendio si riducevano a
qualche pompa a mano caricata su carretto ed a pochi
altri materiali, utilizzati all'occorrenza da
operai comunali e da volontari. Al contrario, in molti centri minori
dell'Italia Centro Settentrionale erano stati istituiti
Corpi di Pompieri Volontari, assai attivi e
professionalmente competenti. Anche a Lecce, come in molte altre città del
meridione, il servizio antincendio non fu organizzato in modo professionale
fino a tutto il primo trentennio del secolo passato. Finalmente, con Delibera Podestarile n° 554
del 16.07.1934,
approvata dalla G.P.A. // 28.09.1934, fu istituito
il "Corpo dei Civici Pompieri" anche in questa Città,
"per provvedere alla protezione delle persone e della pubblica e privata proprietà contro i pericoli e danni degli
incendi, per attendere ai servizi di soccorso nelle
contingenze di qualsiasi pubblico infortunio o disastro, ed in genere per il disimpegno di tutte le incombenze che,
nello interesse pubblico o privato, il Podestà
riterrà di affidargli" (Art. 1).- Successivamente, con Decreto Legge n°
2472 del 10.10.1935 tutti i Corpi dei Civici Pompieri d'Italia
vennero riorganizzati e coordinati a livello nazionale, mediante
l'istituzione del "Corpo Pompieri", posto alle dirette
dipendenze del Ministero dell'Interno, il quale aveva il compito di
svolgere attività di prevenzione ed estinzione incendi e di soccorso tecnico urgente su tutto
il territorio nazionale. Con legge 27 Febbraio 1939 n. 333, il Corpo dei
Pompieri veniva, poi, denominato
"Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco e
venivano istituite le
"Scuole Centrali Antincendi"
di applicazione per gli allievi
vigili, con sede in Roma -
Capannelle . In ultimo con legge
27.12.1941 n. 1570 venivano istituiti i Corpi provinciali
autonomi, dotati di propria personalità giuridica. Il Corpo Nazionale,
dunque, creato per rispondere alle esigenze della difesa contro gli incendi sia
in pace che in guerra, fondendo insieme il meglio delle tradizioni
organizzative e tecniche dei maggiori e più
antichi Corpi Comunali dei Pompieri, raggiunse in breve tempo,
grazie anche all'immensa ed insostituibile opera
svolta nel periodo bellico, una coesione di spiriti e dì propositi
organizzativi che confermò la bontà del princìpio
unitario. A tutt'oggi il Corpo Nazionale dei
Vigili del Fuoco è alle dipendenze dirette del Ministero dell'Interno ed è regolato dalla legge 13 Maggio 1961 n. 469, la quale, all'art. 1, attribuisce a detto Dicastero: a)
I Servizi di prevenzione ed estinzione degli
Incendi e, in
genere, i Servizi tecnici per
la tutela della incolumità delle persone e la preservazione dei beni, anche dai pericoli derivanti dall'impiego dell'energia nucleare; b)
II Servizio antincendio nei porti, di cui alla
legge 13 Maggio 1940, n.690; e) I Servizi relativi all'addestramento ed
all'impiego delle unità preposte alla protezione della
popolazione civile, sia in caso di calamità sia in caso
di eventi bellici. Il Ministero dell'Interno concorre,
inoltre, a mezzo del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, alla preparazione
di unità antincendi per le Forze Armate, e provvede,
infine, con tale personale, all'espletamento dei Servizi antincendi
negli aeroporti civili.- Con D.P.R. n. 398 del 07 Settembre 2001, poi, la Direzione Generale della Protezione Civile e dei Servizi Antincendi è stata soppressa ed è strato istituito il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile in seno al Ministero dell'Interno, alle cui dipendenze è posto il Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco. |
||