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23/10/2004 - don Paolino Trani - Ce.I.S. Città di Castello Tratto dal libro del Ce.I.S. di Arezzo "Fenomenologia del tossicodipendente" |
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Droga:
l'abisso che scava nella "normalità"
Il
dato che si evidenzia sulla descrizione della famiglia di origine del
tossicodipendente è la sua normalità. Solo una piccola percentuale dei
tossicodipendenti, al momento dei primi contatti con la droga, ha una
situazione che definiamo "anormale". La maggioranza proviene da
una famiglia in cui l'età media dei padri è circa di 57 anni, con lavoro
prevalentemente dipendente; quelle delle madri 55, casalinghe o
dipendenti; ambedue con titolo di studio mediamente basso; famiglie con
reddito sufficiente per andare avanti; la stragrande maggioranza
cattoliche. Sono dati che collocano le famiglie dei tossicodipendenti non
in un recinto particolare, ma nella generale stratificazione della società
italiana. E qui vorrei sottolineare il clima di disorientamento culturale, l'assenza di punti di riferimento e il vuoto interiore in cui vive la stragrande maggioranza della gente e delle famiglie. L'eccessiva preoccupazione delle cose materiali, ritenute tante volte determinanti; l'assenza di un progetto educativo; l'istintiva improvvisazione nei rapporti tra persone e gruppi, senza una sufficiente relazione, troppo necessaria per non sentirci in balia degli eventi; tutto si traduce spesso in perdita della speranza, che colpisce maggiormente le persone più deboli e più indifese; a volte le più sensibili. L'assenza dei valori nei comportamenti individuali e sociali è forse la principale causa anche di questa forma di devianza che è la tossicodipendenza. Ma
gli stessi valori di cui tutti avvertiamo la mancanza non possono essere
più certezze, le abitudini consacrate, le regole morali assolute del
passato. Non ci vengono più dati, come nel passato, insieme al cibo, al
vestito e alla scuola, quando nessuno si permetteva di obiettare a ciò
che veniva affermato come valido per tutti. In
questa direzione il Ce.I.S. cerca di aiutare i soggetti e le famiglie a
ricostruire i rapporti che la droga in qualche modo interrompe sempre, ma
nel senso del rispetto, della chiarezza, dell'onestà e della solidarietà;
tutti valori che poi vanno vissuti seriamente e costantemente anche a
contatto con la società circostante. A volte si ha l'impressione che la
superficialità, la violenza nelle sue varie forme e il pressappochismo
umano prevalgono su tutto e tutti. È una battaglia dura da combattere e
nessuno può tirarsi indietro, pena la sconfitta personale e
l'annullamento del proprio lavoro.
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