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S P O R T

03/10/2004   -   Dalla Rubrica Sport  -  A cura di Gianluca Marcucci

 

A LEZIONE DI UMILTA’

La provincia italiana sgambetta le grandi metropoli del calcio!

 

Alzi la mano chi avrebbe mai immaginato di vedere il Messina che si prepara al big match della sesta di campionato vantando il suo secondo posto a due punti dalla Juve e con una lunghezza di vantaggio sul Milan!

Gridi a gran voce chi aspettava di vedere il trio delle meraviglie (Inter, Milan e Juve) al comando della classifica.

Eh sì, penso proprio che sia stata una sorpresa pure per loro vedersi così in alto in classifica. Parliamo delle belle realtà del Messina neopromosso di Mutti, del Cagliari dell’esordiente Arrigoni, del rinnovato Chievo di Beretta, del ritrovato Palermo di Guidolin e pure del Lecce tutto attacco e divertimento targato Zeman!

E non è un caso che la maggior parte delle squadre sopra citate siano del sud e non è nemmeno un errore di Raisport nel compilare l’esatta classifica. No, è tutto vero!

Il sud, si sa, ha un cuore grande ed una forza notevole. Una di quelle forze che ti spinge verso squadre meno blasonate di Inter e Milan, una di quelle forze che ti portano allo stadio anche se non ti va,  una di quelle forze che riesce a riempire un San Paolo che si ritrova di getto in serie C/1, un cuore grande che emana un immenso calore e che a volte apre la porta a dei controsensi inspiegabili.

Il Lecce o il Messina, lo sanno bene. E non perché dopo cinque giornate di campionato sono lì , che si godono il proprio posto in classifica o perché hanno giocatori come Bojinov o Zampagna, ma per il solo fatto che giocano in un ambiente del sud.

È inutile fare paragoni con le grandi realtà del centro nord, sono paragoni che non reggerebbero, e a sorpresa diciamo che a vincere questo confronto a distanza ci sarebbe il sud.

Quello stesso sud che ogni giorno deve lottare contro la criminalità, la disoccupazione, l’immigrazione, quello stesso sud dei licenziamenti Fiat e quello stesso sud che vota inspiegabilmente un governo filo padano e che poi sciopera ad oltranza contro le finanziarie e le riforme scolastiche (coerenza da pochi!).

Quello del Lecce o del Messina, è un sud strano, pieno di controsensi, di gente che per 37 domeniche tifa la squadra del suo territorio e poi per una domenica all’anno grida inspiegabilmente “forza Juve” proprio al Via del Mare, dove aveva gridato la domenica precedente “te lecce simu, simu…”.

E non può far nulla nemmeno il nostro caro Zeman, che “poveretto” è stato privato anche del “lusso popolare” di poter fumare una sigaretta ed è costretto a vedere in tribuna il buon Lippi che si gingilla con il suo “vizio borghese” del sigaro…

La serie A insegna questo e il business lo conferma: se tu non ti chiami Inter, Milan, Juve non potrai mai permetterti il lusso di comprare certi giocatori o di poter vedere seduto sulla tua panchina un allenatore coi fiocchi.

E il Lecce cosa ha fatto? Ha sfatato il mito di queste tre squadre!

Ha fatto sedere sulla sua panchina Zeman (non è per caso un allenatore coi fiocchi uno che sta per festeggiare le 250 panchine in A?!) e gli dato la possibilità di allenare giocatori come Bojinov, Bjelanovic, Sicignano, Cassetti e via discorrendo.

E il risultato? Che dopo cinque giornate il Lecce ha 8 punti in classifica vantando il miglior attacco della serie A.

Ora, anche se mancano ancora tante partite e il Lecce sicuramente sa di non poter competere per la lotta allo scudetto, le grandi squadre avranno capito la lezione di onestà e chiarezza data dal professor Zeman e dai suoi colleghi che operano sui campi del sud?  

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