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01/01/2003 - dal sito retinoperasalento - di Rino Spedicato |
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Oltre
le divisioni politiche Nella mia precedente riflessione auspicavo un salto di qualità della politica locale in vista di un risveglio di potenzialità e di risorse sopite o emarginate nel corso degli anni. Una sfida non impossibile se solo riuscissimo a “rileggere” gli articoli fondamentali della nostra Costituzione, se solo comprendessimo il valore della politica come servizio, come “organizzazione delle speranze”, se solo riuscissimo a guardare in faccia i drammi di questo nostro piccolo mondo e non solo gli interessi di partito, di coalizione o di famiglia. Ma noi, ormai, riusciamo ad essere bravi a dividerci proprio su tutto, senza riuscire a provare a dialogare, pur nel rispetto dei ruoli e degli ambiti, sulle cose da fare per il bene della comunità. Mi verrebbe voglia di proporre al ceto politico locale una “gara” progettuale sull’attuazione di politiche di solidarietà, “orizzontale” e “verticale”. Intendendo esattamente scrivere quello che amava ripetere il compianto Don Tonino Bello: solidarietà con il genere umano di oggi (“orizzontale”) e con quello che verrà dopo di noi (“verticale”). Una “sporgenza” utopica dovrà, pertanto, caratterizzare il nostro Comune anche per la passione con la quale ci si prenderà cura dell’eredità culturale, della storia locale, dello sviluppo urbanistico e paesaggistico, costruendo con attenzione, restaurando con amore, progettando con rigore. Ma in questa “gara” di solidarietà c’è bisogno dell’entusiasmo e della concretezza dei giovani. La concretezza è la dote che i giovani possono portare alla politica e, forse, proprio per questo tra i giovani ed i partiti politici, finora, c’è stata molta diffidenza. Un’altra iniziativa potrebbe impegnare il nostro Comune a sostenere progetti di sviluppo in altre località del cosiddetto Terzo Mondo, collegandosi ad altre realtà comunali già impegnate nella rete dei Comuni “solidali”. Si pensi all’esperienza del Comune di Carmagnola, in provincia di Torino, che ha dimostrato che “alzare lo sguardo oltre i confini della propria città può diventare una ricchezza per tutta la comunità municipale” (Famiglia Cristiana – n°48/2002). Ma per appassionare alla vita pubblica è necessario anche attuare, con serietà e trasparenza, gli istituti di partecipazione previsti dallo Statuto Comunale e dalle altre leggi vigenti in materia. Le consulte, i referendum popolari, i fogli di informazione politico-amministrativa, sono alcuni tra gli strumenti che possono contribuire ad aprire il dialogo con i cittadini e far maturare partecipazione democratica e quindi, nuova classe dirigente. Risvegliare potenzialità, risorse, gusto della partecipazione politica deve poter divenire la regola e non l’eccezione, “la ferialità” e non “la festività” dell’agire politico. Per concludere sento il bisogno di riprendere le parole di un apostolo della solidarietà, Don Tonino Bello, perché ha saputo dare, con semplicità ed onestà, una parola di coraggio e di speranza che, particolarmente, il mondo politico-amministrativo dovrebbe farne tesoro: “Abbiate il coraggio di opporvi pagando anche di persona quando nella distribuzione degli incarichi, nell’assegnazione di appalti di lavoro, nella progettazione di piani di fabbricazione, nella destinazione delle aree urbane, si tengono presenti gli interessi di chi sta bene e si calpestano i diritti primari di chi versa nella disperazione o, comunque, si scavalcano le esigenze della comunità. E quando toccherete con mano l’insufficienza della vostra fatica, affidatevi a Dio perché sia Lui a custodire la città. E’ Lui che voi servite, forse senza che neppure ve ne accorgiate”.
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