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Dal guestbook |
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28 maggio 2004 - Dal guestbook - Anonimo
A proposito di aborto
Ho letto la poesia di M. M. sull’aborto. Non so se lui abbia voluto raccontare un’ esperienza reale o ha solo immaginato… O forse ha voluto soltanto lanciare un messaggio, parlare di un tema scottante come quello dell’aborto… Ma prendendo spunto da quelle belle parole, voglio raccontare la mia esperienza personale. Quattro anni fa sono rimasta incinta e l’ho scoperto facendo un test di gravidanza, di quelli che vendono in farmacia. Io e il mio ragazzo eravamo spaventati da quella scoperta, non sapevamo cosa fare, come affrontare “il problema”. Avevamo soprattutto paura di affrontare i nostri genitori, qui nel sud (sono di un paese non molto lontano da Veglie) è ancora un disonore, una vergogna… Parlavamo di aborto come l’unica soluzione possibile e meno dolorosa per tutti, soprattutto per i nostri genitori. Non saprò mai se davvero saremmo arrivati a tanto… anche se in cuor mio sentivo che non avrei mai avuto il coraggio di abortire. Il destino volle che qualche notte dopo svegliata da dolori lancinanti, insopportabili, chiusa da sola nel bagno, mentre i miei dormivano tranquilli nella loro stanza, io abortissi spontaneamente, soffrendo le pene dell’inferno in silenzio, spaventata a morte dai dolori e dal quel fiume di sangue che perdevo senza poter chiedere aiuto a nessuno. Fu la notte più lunga e più sofferta della mia vita. Il giorno dopo chiesi aiuto ad una mia parente di cui mi fidavo molto, alla quale confidai tutto… Lei mi accompagnò in un ospedale vicino per farmi visitare. Fu allora che scoprì di aver avuto un aborto spontaneo. Mi vergogno molto ad ammetterlo, ma quella scoperta mi risollevò il morale: finalmente non c’era più “il problema”, era come se non ci fosse mai stato, mi sentivo di nuovo libera e padrona della mia vita che poteva riprendere come prima, come se nulla fosse accaduto… Fino a quando il medico che mi praticò il raschiamento, non mi fece delle domande per compilare la mia scheda personale. Mi chiese se era la mia prima gravidanza e quando io risposi di sì, lui scrisse sulla scheda PRIMOGENIA. Fu allora che capì che “quel problema” era mio figlio, il mio figlio primogenito, il primo figlio da me concepito, che non avrei mai conosciuto né abbracciato. Ho da qualche mese dato alla luce mio figlio, da donna sposata e quindi in diritto di avere figli e di accettarli con gioia e non con dolore e vergogna. Quando tutti si congratulano con me per il mio primo figlio o mi chiedono se è il primogenito, io rispondo con amarezza di sì, sapendo che non è vero, perché il destino ha voluto punirmi togliendomi il mio primogenito che avevo dimostrato di non meritare… |