|
|
Domenica 18 settembre 2005
La
legge proporzionale, anzi, proporzionata…
Non
è che il Cavaliere dimentichi la… cavalleria?
Ritornano
su controvoci.com i miei “Fatti disfatti”, giunti al secondo
anno, tutto a base di settimanali vigne, mai arcigne, e di parole in
equilibrio costante, si spera senza scivoloni.
Dopo
un’estate calda, con meno turisti e più rincari, ci ritroviamo ad
affrontare la marea di problemi che caratterizzano la nostra amata
Italia. Così non appare per l’attuale governo, intento a sciupare
le proprie energie per modificare la legge elettorale
maggioritaria a favore di un ritorno, con ritocchi, al
proporzionale.
Si
sa, la parola elezioni fa rima con Berlusconi, quindi non c’è da
meravigliarsi che il premier dimentichi gli interessi della comunità
a vantaggio dei propri. Infondo tra lui e il cittadino normale,
costretto ad indebitarsi per darsi da vivere, esiste un abisso.
Pensate,
se un tempo si chiedeva un mutuo per poter acquistare la casa, oggi
si è costretti a chiederlo per gli studi, per potersi curare, per i
beni primari insomma.
Non
vorrei che le mie parole sembrassero “sinistre”, ma credo che
esistano dei principi dai quali nessuno, di alcun colore politico,
debba prescindere. Al primo posto metterei la democrazia ed il
rispetto delle regole (oltre che di tutti i cittadini).
L’attuale
legge elettorale fu stilata dopo il risultati del referendum
popolare con il quale 29 milioni di cittadini avevano chiesto, il 18
aprile 1993, l’abbandono del sistema proporzionale.
Il
progetto di maggioranza, che ora ne vuole la modifica, è invece
dettato dagli ultimi sondaggi elettorali che, come tali, andrebbero
comunque presi con le pinze, nonostante appaia evidente siano
favorevoli all’Unione, al quale si affacciano interessati anche i
Radicali di Pannella il quale, strano ma vero, fa rima con Mastella…
Non
mi resta che salutarvi, augurandovi un periodo positivo nel quale
non manchino le cose essenziali, quelle che la politica ci sta
togliendo, giorno dopo giorno, riducendoci, come direbbe Francesco
De Gregori (in “Va in Africa Celestino”) a pezzi…
Gian
Piero Leo
|
|

|
Domenica 10 luglio 2005
... SENZA COMMENTO.
Gian
Piero Leo
|
|
|
|
|
|
|
|
|
Domenica
29 maggio 2005
Dalla
casa della libertà a quella della felicità
Ovvero
dal liberismo al feticismo
Il
gioco a due punte, tanto agognato del premier, dà i suoi frutti. Infatti,
dopo il Campionato, il Milan perde pure quella che, un tempo, si chiamava
Coppa dei Campioni e non parliamo di elezioni.
Berlusconi,
per un mese, non parlerà di calcio, ma raddoppierà la sua dose di frasi
a effetto in politica, come quelle in risposta agli inglesi sulla nostra
Italia, disegnata dal cavaliere come una penisola felice, come nelle
favole…
Il
presidente, che non licenzia nessuno, riferendosi al tecnico rossonero, si
prende però tante licenze, diciamo… poetiche. Gian Maria Cazzaniga,
giornalista sportivo, non è da meno, anzi… In diretta su Radio Uno Rai,
ha attaccato Berlusconi, dicendo: “Dovrebbe licenziarsi da solo”. E
questo è tutto un programma! Ma prima d’arrivare all’estremo saluto
agli italiani passerà ancora tanto tempo…
Godiamoci,
allora, le sceneggiate sul partito unico, sulla nuova casa comune chiamata
“Alleanza per la libertà, il motore potenziato di questo paese
giocondo, dove la Lega non ci sta’, Fini ci starebbe tra qualche anno,
Follini forse, magari se premier sarà Casini…
Dall’altra
parte della barricata le cose non vanno meglio. La Margherita gioca al
“m’ama, non m’ama…” facendo perdere le staffe a Prodi, che dopo
essere riuscito ad addomesticare Bertinotti, anche lui milanista, non si
spiega il perché dovrebbe riportare i moderati alla moderazione… cose
da pazzi!
Allora,
l’ex presidente europeo, prima minaccia d’andar via, poi (minaccia
ancora più grave) intende creare un movimento politico, dato che in
Italia vi è una certa carenza di partiti…
E
se parlassimo di referendum? Lì è tutto un altro capitolo, magari da
trattare la prossima volta. Non vorrei rendervi infelici riportandovi alla
cruda realtà…
Gian
Piero Leo
|
|

|
Domenica
22 maggio
2005
Il Modello Unico 2005
La
dichiarazione dei “debiti” in politica
L’esclamazione
di Rutelli: “Avanti miei prodi”, contro il partito unico, ha
irritato non poco Prodi, Romano (di nome, non di fatto come il
leader della Margherita), L’ex Presidente europeo, in viaggio in
Cina, ma non per commerciare mortadelle, resta così rappresentate
ancora di se stesso e senza un partito alle spalle. Nulla ha potuto
il suo gregario Parisi che, come la ballerina Parisi del sabato
sera, ha tentato di convincere gli amici di partito con strabilianti
piroette, senza ottenere che poche pacche sulla schiena.
Il
problema, presente in entrambi gli schieramenti, è lo stesso. I
partiti del centro “mobile” si oppongono alle idee, che
rimarranno tali, di unificazione.
Come
ha ben detto il politologo Sartori, prima di puntare demagogicamente
al bipolarismo secco, bisognerebbe accorciare il numero dei partiti,
cosa che appare improbabile in Italia, che ne possiede almeno 15
(senza considerare le forze minori).
Quindi,
gli slogan di questi giorni, altro non sono che propaganda
elettorale.
Gli
ex democristiani, non a caso presenti in U.D.C e Margherita, non
accetteranno mai di essere subalterni alle forze maggiori e
chiederanno la visibilità a tutti i costi (e che costi…).
Rutelli,
che per il centro sinistra si è nutrito, e son parole sue, “con
pane e cicoria” dimentica il suo passato. A me pare di ricordarlo:
prima radicale al fianco di Pannella, poi ambientalista coi Verdi,
poi bandierina del centro sinistra sconfitto da Berlusconi, ora
oppositore dell’Unione, domani chissà, forse come leader del
centro destra, tanto, tra perdere i “rutelli” ed essere “follini”,
in politica, c’è poca differenza…
Gian
Piero Leo
|
|