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Domenica 20 febbraio 2005

 

La Casa della libertà e L’Unione… (sovietica?)

Piccole riflessioni sulla vignetta settimanale

 Il magico teatrino della politica tira fuori dal suo cilindro sceneggiate di tutti i tipi. I due fronti contrapposti, centro destra e centro sinistra, si punzecchiano con battute che ormai non meravigliano più nessuno.

Il premier continua ad allarmare gli elettori per il possibile ritorno del comunismo (peccato che queste cose non le dice hai cinesi), parla, insieme ai suoi colleghi di uso strumentale delle manifestazioni per fini politici (come nel caso di sabato scorso per la liberazione di Giuliana), ironizza sul nome datosi dal centro sinistra paragonandolo all’Unione Sovietica.

Di contro, sempre più, esalta le qualità della Casa delle libertà, libertà che Marco Pannella, corteggiato dallo stesso premier, ha definito più volte condizionata. Lo sa bene Michele Santoro, allontanato dalla Rai, come pure Enzo Biagi e, di recente, appare strana anche la sparizione dalla radio nazionale di Oliviero Bea. Solo un caso?

Questo per dire che la libertà la si raggiunge a parole, ma i risultati appaiono nettamente diversi.

Potendo scherzare sui nomi, mi ritorna in mente uno slogan trasmesso nelle puntate  dell’”Ottavo Nano”, (trasmissione di successo di qualche anno addietro): “Nella Casa della Libertà ognuno fa quello che gli va…”.

Pensate che in quella “casa” ci stiamo tutti? Fortunatamente nelle piazze c’è più posto, come nelle piazze virtuali dei siti web. A proposito, da questa settimana sul nostro sito, controvoci.com, si apre la “Tribuna politica vegliese”. L’invito a partecipare al dibattito è rivolto non solo ai politici, ma a tutti i cittadini. Una piccola goccia nell’oceano, ma sempre un segno di libertà.

 

Gian Piero Leo

 

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Domenica 13 febbraio 2005

 

Dalla Pannella alla brace

Quando la politica da’ il peggio di sé…

 

La telenovelas dei Radicali tiene ancora banco, ma non sappiamo per quanto ancora.

Pannella pare rinchiuso tra l’incudine ed il martello, anzi, tra Follini e Mastella, dato che sia da una parte (Udeur) e dall’altra (Udc e anche Lega Nord) pare esserci una certa resistenza.

Mettendo da parte il disgusto personale, già esternato nel precedente trafiletto, è certo che i radicali fanno gola, o meglio fanno numero, e con il sistema maggioritario una coalizione larga può dare maggiori certezze nelle cifre anche se, al contempo, maggiore eterogeneità nei programmi e nei valori di riferimento.

Vorrei puntare l’attenzione proprio sui valori, parola inflazionata nell’ambiente politico (e non solo).

A quali valori i politici fanno riferimento? O sono solo un pretesto per attrarre l’attenzione, una dimostrazione di presunta cultura o un baluardo nel quale trincerarsi creando l’illusione di essere dalla parte dei buoni?

Ancora domande.

Per noi cittadini vegliesi sarà ancor più difficile dare una risposta a questi temi “alti”, dato che la politica, da noi (e non solo) di alto, a ben poco, se non i numeri di chi ha deciso da tempo di essere vincente e non ha interesse né per i programmi né tanto meno per gli ideali.

Buona campagna elettorale, iniziata da tempo, ora al massimo dell’interesse, anche se ciò non porta nessun miglioramento, ma solo tante divisioni e domande a cui nessuno pare poter dare risposta.

Una cosa sola è certa, come diceva il compianto ciclista Bartali, “È tutto da rifare!”.

 

Gian Piero Leo

 

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Domenica 06 febbraio 2005

 

Alla rincorsa del successo dietro ai numeri

Quando l’illusione può fare brutti scherzi

Ci sono numeri che ricordiamo con piacere, i numeri dei voti a scuola, i numeri delle date di nascita, i numeri delle maglie dei calciatori, i numeri delle scarpe, ecc. ecc.

Vi sono numeri che si rincorrono, vedi il 53, passato alle cronache per aver creato attese al di sopra d’ogni previsione e che hanno assorbito sin’ora, per la gioia dell’erario, milioni d’euro, prevalentemente dei cittadini più poveri del nostro paese. Non sono stati pochi i casi che hanno portato al fallimento, facendo vendere ai giocatori persino le mutande, o addirittura, portandoli al suicidio.

Come con le droghe ci troviamo di fronte alla dipendenza del gioco, con tanto di psicologi pronti ad aumentare il loro campo d’utenza, assottigliando ulteriormente i redditi degli sfortunati giocatori.

Il fenomeno è causato da diversi fattori: vuoi per tentare la fortuna, vuoi per la gran pubblicità del lotto (e dei suoi derivati), vuoi per la mancanza di lavoro e di ricchezza che porta, paradossalmente, all’impoverimento assoluto.

Il governo aveva promesso meno tasse per tutti, ma così non è stato. Allo stesso tempo ha però permesso che aumentassero le estrazioni del lotto (da una a tre settimanali) ed inserendo il superenalotto, come per dire: “Quello che vi ho fatto credere in più sulla dichiarazione dei redditi andrà investito su quella che sarà la DICHIARAZIONE DEI DEBITI…”.

I numeri, sono loro che primeggiano. Pensate quanto sia ampio il discorso legato ai numeri, ai numeri del conto corrente, ai numeri delle cose che ci rendono infelici, ai numeri delle statistiche che indicano molteplici situazioni e condizioni della nostra società.

Se parliamo di politica pare che sia, solo ed esclusivamente, una questione di numeri.

Ora centro-destra e centro- sinistra lottano aspramente per avere i numeri giusti, quelli per vincere le elezioni.

Mi pare disgustoso voler portare appresso un movimento politico nella propria coalizione, cosa che sta avvenendo con i radicali di Pannella, proprio per far crescere i numeri, magari per portarli al 53 per cento dei consensi.

Se i politici provassero, invece, a conquistare il cuore della gente con i fatti, con le azioni atte ad apportare in miglioramento concreto alle condizioni di vita collettive, non credete che i numeri verrebbero da soli?

Ancora una volta vi lascio con un interrogativo.

Non ho i numeri per poter aggiungere altro, ma spero, almeno, che aumenti il numero di persone stufe dell’andazzo attuale, sperando che ciò possa portare ad un minimo cambiamento.

Almeno rimangono i sogni (ma non sperate di sognare numeri …).

 

Gian Piero Leo

 

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Domenica 30 gennaio 2005

 

Iraq al voto

L'esplosione della democrazia 

Nonostante l'escalation della guerriglia e dell'azione terroristica dei gruppi di matrice sunnita-waabita l'elezioni in Iraq hanno avuto corso con un'affluenza notevole (col 60% di votanti circa). Ciò è avvenuto contemporaneamente agli attentati ed ai sequestri dell'imprendibile Al-Zarqawi, che dice di aver rovinato la festa, portabandiera degli ideali dell'ancor più ricercato Bin Laden. Al voto curdi e sciiti con la partecipazione di alcuni coraggiosi sunniti che hanno sfidato le minacce di morte. Diritto al voto hanno avuto anche gli iracheni presenti all'estero, felici di avere finalmente diritto ad esprimersi, anche se ancora non pienamente consci delle difficoltà e delle incognite presenti nella loro terra.

Queste elezioni verranno ricordate come le prime democratiche in un paese arabo, nel quale non si votava dal lontano 1953.

Promotori di codesta democrazia gli U.S.A., abituati ad una democrazia conquistata col sangue, mai paga nell'allargare l'impero, più economico che politico, nel quale il dialogo con le nazioni appare una chimera e i metodi forti l'unico medium espressivo.

A pagarne le conseguenze maggiori i sunniti, centinaia di migliaia di persone (dipendenti pubblici, soldati, ufficiali, poliziotti) licenziati in blocco in quanto facenti parte del partito di Saddam e, in tanti casi, subito assunti dalla guerriglia.

Presumibilmente si andrà ad un parlamento nel quale i sunniti saranno rappresentati in minima parte, mentre gli sciiti saranno per la prima volta egemoni e legittimati dal voto popolare.

Il dopo voto rischia però di accrescere le tensioni che potrebbero sfociare in una guerra civile.

Tutto ciò non farà crollare gli indici d'ascolto e il relativo interesse planetario in un ping pong d'immagini coi terroristi che dichiareranno ancora, senza pietà, guerra alla democrazia occidentale e ai loro alleati (nella fattispecie gli sciiti).

Temo, purtroppo, che la tensione non calmerà facilmente.

Infondo quasi tutti hanno capito che l'attacco in Iraq è stato ingiusto e che la missione di pace, nel quale anche i militari italiani sono coinvolti, altro non è che una missione di guerra.

Ancor più pare chiaro che la cosiddetta democrazia non è esportabile con le bombe, l'occupazione, la prepotenza,

Occorrerebbe il dialogo ed il rispetto delle diversità, anche quando gli interlocutori risultano essere tutt’altro che pacifici e poco dediti alla salvaguardia dei diritti umani.

Il lusso dell'esportazione democratica pare però avvenire solo in quegli stati pieni di risorse (petrolio, diamanti, ecc.), già stremati da innumerevoli crimini e ridotti ai minimi termini.

L'esportazione della democrazia in Cina, per fare un esempio, là dove il rispetto e la dignità umana sono violentati quotidianamente, ed il mondo lo sa benissimo, la si potrebbe fare con le bombe?

Vi lascio con quest'interrogativo. Non occorrerà essere esperti di politica estera per trarre le debite conclusioni.

 

Gian Piero Leo

 

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Domenica 23 gennaio 2005 

 

Digitale terrestre

La rivoluzione in campo…

 

Erano bei tempi, quando il calcio lo si vedeva al bar dello sport, quando Gianni Rivera non era ancora sceso in campo, politicamente parlando, ma faceva sognare sul rettangolo di gioco i tanti tifosi. 

Allora tre telecamere erano già troppe, oggi trenta sono poche…

Trenta telecamere per riprendere il giocatore che sputa sull’erbetta, quello che tocca le chiappe all’avversario, quello che chiama cornuto l’arbitro, quello che fa girare meglio le palle, ecc. ecc.

Sono davvero altri tempi, 20 milioni di opuscoletti arriveranno nelle nostre case per farci utilizzare meglio i farmaci, per spendere meno, dato che ci va di spendere molto… Ma non arrivano altrettanti fascicoletti per ridurre la quantità industriale di calcio. No, questo non può proprio avvenire!

Il calcio rimane più sacro della religione cattolica, più miracoloso del premier, più digitale dei personal computer. Non meravigliamoci poi se ogni giorno ci sia una partita, un dopopartita e un dopo dopopartita…

Buon divertimento allora. Benvenuti nel reality show del calcio non giocato. Sarà più importante il gestaccio del gesto atletico, più preciso lo sputo in un occhio del tiro in porta, più emozionante la parolaccia del calcio di rigore. Tutto per promuovere l’industria calcio spettacolo e non lo sport teoricamente più bello del mondo.

La rivoluzione verrà fatta dalle telecamere, come nel terrorismo mediatico. Ma non preoccupiamoci. Il futuro ha in serbo ancora altre sorprese, magari coi giocatori fuori e le telecamere dentro il campo…

Gian Piero Leo