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Domenica 12 dicembre 2004

 

La barzelletta di Pierino e la realtà di Babbo Natale

Quando la crisi aiuta ad essere originali

 

I problemi economici investono un po’ tutti. Difatti, quest’anno, anche i bambini chiederanno l’abbassamento delle tasse, e lo faranno a Babbo Natale, più credibile di qualsiasi premier politico.

Purtroppo non arriverà facilmente il tanto atteso calo delle tasse e altrettanto avverrà per il  costo della vita. Allora in molti saranno costretti ad usare la scolatura di spumante senza bollicine, quasi acetato, dell’anno passato, oppure attenderanno il 7 gennaio per gustare un buon panettone grazie ai prezzi “Prendi tre e paghi uno”.

Non parliamo poi dei regali. In molti si riscopriranno poeti, artisti, grazie anche al fai da te e alle trasmissioni televisive che sponsorizzano “L’art attack”. Quindi doneranno i versi diversi usciti, oltre dal cuore, dal portafoglio semivuoto, oppure l’acquerello con la casetta e l’alberello quasi natalizio, o ancora, il pupazzetto di pezza e la scatolina di cartone incollata con la colla vinilica.

Poche fortunate cuoche prepareranno i dolcetti di pasta di mandorle, oppure i caratteristici “purcioddhruzzi”, o i le “cartiddhrate”, che non abbasseranno di molto gli introiti di pochi pasticceri professionisti.

Tutto ciò non è un male, anzi, se la crisi economica permetterà l’aumento di gesti originali sarà un bene per la collettività.

Il problema è un altro. L’autenticità dei nostri pensieri, delle nostre azioni, sarebbe potuto essere la prerogativa di sempre, come anche accontentarsi del poco che si ha e, spesso, il considerato “poco” è avere accanto persone meravigliose che non cambieremmo con niente al mondo, nemmeno col patrimonio più grande.

Gian Piero Leo  

 

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Domenica 05 dicembre 2004   

 

Mille giovani, possibilmente aitanti

La giovane Italia per le prossime elezioni

 

Avere un premier come Berlusconi è per la politica, e non solo, nel caso mio per la satira, una vera manna che cade dal cielo.

L’idea dei mille giovani vestiti non di rosso, ma di azzurro, per conquistare l’Italia sarebbe davvero innovativa, se non fosse ispirata a Giuseppe Garibaldi e alle sue imprese che hanno fatto la storia.

Ma qui non si parla di Italia, ma di Forza-Italia, il partito nato dal nulla che è riuscito a coagulare forze di varia provenienza, politici di vecchio calibro ed esperti di public relations.  

Era indubbio che il Romano (bolognese, europeo, ecc.) Prodi avrebbe controbattuto subito creando la polemica, alzando la polvere delle dichiarazioni, adornando il teatrino della politica italiana che non va mai in vacanza.

È evidente che mille giovani saranno selezionati con cura, come nelle selezioni de “Il grande fratello”, “L’isola dei famosi”, “Miss o mister Italia”. Probabilmente occorrerà qualche piccola raccomandazione, oltre ad un fisico bestiale (Come diceva Luca Carboni nella sua celebre canzoncina). Mi pare altrettanto chiaro che 1000 posti di lavoro part time, sino alle elezioni, non risolveranno i problemi dell’Italia e forse manco quelli di Forza Italia.

Ora attendiamo una proposta affascinante per la campagna elettorale del G.A.D. (Guardate A Destra e girate a sinistra…), l’ex Ulivo del rimpatriato Prodi che abbraccerà dagli ex democristiani della Margherita agli ex socialisti del Garofano (presenti anche dall’altra parte del muro); dai comunisti “moderati” di Cossutta a quelli “arrabbiati” di Bertinotti; dagli ex comunisti del DS agli ex giudici come Di Pietro; dai Verdi di Pecoraro Scanio alle signore in “giallo” della televisione. La lista potrebbe continuare…

Una buona idea sarebbe regalare 1000 pupi del presepio ad ogni famiglia. Gli artigiani avrebbero da lavorare tutto l’anno e i bambini allestirebbero presepi mastodontici, che renderebbero magiche tutte le case d’Italia.

Un’idea migliore, per tutti gli schieramenti, sarebbe quella di non mentire.

Rischiamo di avere in omaggio un bellissimo pinocchio che col presepe c'entra ben poco, come a poco serviranno i pochi euro assicuratici in più sulla busta paga, se non per acquistare, evidentemente, qualche pupazzetto in più.

 

Gian Piero Leo

 

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Domenica 21 novembre 2004  

 

Affari nostri…

La scelta dell’utopia è l’ultima carta da giocare?

 

Credo che la maggioranza degli italiani sia scontenta per l’andamento sociale ed economico nel quale verte il nostro paese. I continui teatrini melodrammatici propostici dai politici non fanno altro che aggravare gli stati d’animo, anche dei più calmi.

L’abbassamento ipotetico delle tasse, facciamo finta anche per le classi meno abbienti, non frenerà la crescita del costo della vita e il relativo disagio di tante famiglie, per non parlare di sanità ed istruzione, diritto per pochi privilegiati.

I pochi ricchi diventano più ricchi e i molti poveri diventano sempre di più, oltre che sempre più, poveri… È un dato di fatto facilmente evincibile dai dati statistici.

La politica, a mio modesto avviso, è sempre più al servizio dell’economia, dell’imprenditoria, delle lobby. Questo ha fatto si che le ideologie andassero a crogiolarsi in banca, e che fra destra e sinistra l’unica differenza rimanesse negli stemmi e nei termini da utilizzare nella diatriba.

Il rinnovamento appare inesistente, tanti nomi di persona sono presenti da anni, in ogni dove, e addirittura risorgono in questi ultimi tempi per la nostalgia della poltrona, inutile fare nomi...

Tutto ciò a consolidare uno strapotere che appare quasi impossibile da estirpare.

Per cui, all’ultimatum del premier Berlusconi: “Meno tasse o nuove elezioni”, risponderei con una richiesta, una terza ipotesi chiamata “cambiamento”. Questo non semplicisticamente dei partiti, con l’alternanza, ma attraverso l’emersione di nuovi volti, di nuovi programmi, di novità reale al di fuori della retorica.

Forse la terza scelta può chiamarsi “utopia”.

Purtroppo la realtà è un’altra. La rassegnazione regna sovrana e al cambiamento non ci crede più nessuno.

Gli unici valori che tengono sono quelli bollati, e questo concetto ha inquinato anche i pochi ambiti che un tempo si ritenevano sani. Anche la chiesa ha le sue “tariffe” (vedi certificati, messe, sacramenti), i presbiteri ricevono in orari di ufficio (come negli uffici di collocamento) percependo, beati loro, uno stipendio fisso; il volontariato “non profit” è un business che permette a molti di “sistemarsi”, e la lista potrebbe continuare…

Quando la maggior parte di noi arriverà col fondo schiena per terra l’utopia sarà una necessità. Auguriamoci di non arrivarci mai, anche se, anche questo, mi pare una vana illusione. 

 

  Gian Piero Leo

 

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Domenica 14 novembre 2004  

 

La guerra in tivù

quando il reality show è un vero e proprio reality shock…

 

In nome di non si sa quale dio, l’onnipotente presidente rieletto Bush, che a quanto pare con il suo dio ha un rapporto confidenziale, ha scatenato un vero inferno, ovvero la cosiddetta guerra preventiva contro il terrorismo, conflitto che dura da un bel pezzo e che sinora, è evidente, non ha sortito alcun effetto positivo, anzi, ha scaldato ancor più gli animi degli integralisti, organizzando una resistenza sanguinaria e crudele.

Migliaia e migliaia di civili indifesi e centinaia soldati americani, mandati allo sbaraglio, continuano a perire accompagnati da una colonna sonora di bombe di varia entità.

In pochi si scandalizzano nel guardare le immagini televisive, anche quando queste vengono inviate dalla prima linea offensiva, con la speciale presenza di un regista hollywoodiano, armato di cinepresa, e con tanti attori veri, quelli muniti di arsenale bellico di ultima generazione.

Questo è il messaggio di un paese civilizzato, che niente ha da spartire con i giustizieri avversari.

Il live show è avvenuto per la prima volta, dicono, dall’inizio di questo conflitto. Hanno inquadrato solo le scenografie, le luci, l’avanzare delle ipotetiche forze del bene contro quelle del male.

Appare sullo schermo un solo cadavere, questo forse per avvalorare la tesi dell’intervento chirurgico, nel quale le vittime sono una percentuale irrisoria di fronte alla quantità industriale di polvere da sparo e piombo riversato sulle strade.

Dopo i botti si odono le urla festanti dei militari stelle e strisce, come durante una partita di Risiko per aver conquistato un altro pezzo di territorio…

È questa la guerra, un gioco trasmesso in televisione come a un reality show, uno gioco sporco che può accrescere l’indice d’ascolto tenendo attaccati allo schermo milioni di persone, ormai vaccinate anche allo sporco più sporco, quello che non va via manco col detersivo più potente al mondo, e si sa, quel detersivo non si chiama “Bush”.

Ma l’unto della guerra pare non andrà via facilmente, e chissà per quanti altri anni. Dopo l’Iraq, per gli Usa, ci sarà un altro paese canaglia da colpire e tanti partner pronti a sostenerne la causa. Tutto ciò quando in varie parti del mondo si continua a uccidere senza le immagini registrate, in quelli che comunemente si definiscono conflitti dimenticati (al quale Controvoci ha dato spazio nel suo ultimo numero), in nome di qualche dio celato sotto altro nome: potere, denaro, odio, ecc…

Che Dio, quello vero, perdoni la nostra insensibilità, il nostro pensare solo ai fatti nostri, al nostro orticello nel quale, anche lì, montiamo la telecamera, e potete immaginare per quale ragione…

 

Gian Piero Leo

 

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Domenica 07 novembre 2004 

 

 L’sola dei famosi

Quando per aumentare la fama si farebbe la fame…

 

Non so voi, ma io non resisto più di un secondo nel vedere l’”Isola dei famosi” (tempo necessario per cambiare canale), programma a quanto pare di successo, reality show trasmesso dalla R.a.i. alla faccia della televisione di servizio.

Almeno è servito a darmi l’idea per la vignetta della settimana (disponibile su controvoci.com), in quanto non mi pare che possa essere utile ad altro, se non per scrivere articoli, come in questo caso...

Chissà se mi perdonerà il reverendo don Mazzi, anche lui in prima linea nell’esprimere opinioni in diretta da quest’isola, che poi non è il paradiso terrestre, magari pure lui alla ricerca di una fama maggiore e non soddisfatto dell’otto per mille percepito dalla Chiesa Cattolica.

Il fatto è che non c’è più religione. La tivù tiene incollati milioni di spettatori su un’”Isola che non c’è”, come direbbe Edoardo Bennato, là dove la fede è il successo, anche senza l’uso del cesso…

Provate a pensare se ai tempi di Adamo ed Eva ci fosse stata la telecamera. Il serpente sarebbe uscito in diretta su Al Jazeera mostrando con fierezza la consegna ingannevole della mela transgenica.  Successivamente Eva avrebbe chiesto a don Mazzi: “La scena è venuta bene?”, magari chiedendogli poi il voto per aggiudicarsi il primo premio de “L’isola del peccato originale”.

Ma si sa, tutto ciò è frutto, non solo del peccato, ma pure della mia fantasia. A proposito di fantasia, non esiste nemmeno un isola nel quale si paghino meno tasse, sempre che non le si evadano o non ci si rifugi in un “paradiso fiscale” .

Meno tasse ne pagherà Totò Schillaci, che tra i calciatori mi pare non essere tra i più famosi, ma che di palle se ne intende ancora. Di certo ne pagherà molte meno Totti, per cui lo slogan “Meno tasse per Totti” mi pare il più indicato.

Mi chiedo come mai solo pochi si ribellino a questo mondo così simile ad un pallone.

Mi chiedo perché l’abbonato sia pago nel pagare (scusate il gioco di parole) il canone televisivo, soprattutto per spendere del tempo davanti all’Isola dei famosi, magari con l’invidia di chi sa di non poterci partecipare. E poi, oltretutto, sarà costretto a farsi l’abbonamento alla pay tivù, come per dire: “Chi di palle colpisce di palle perisce…”, per guardarsi le partite.

Se qualcuno di voi è triste, per non essere famoso, rimane sempre l’opportunità de  “ Il grande fratello”. Ma questa è un’altra storia. Qui non si parla di isole, ma di un ennesimo spreco di tempo e, come si sa, il tempo è danaro, soprattutto ora che il danaro vale meno e le tasse sono per tutti gli sfortunati, e non ho detto per Totti…

 

Gian Piero Leo

 

 

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